I bisonti contro i cambiamenti climatici: in Siberia nasce il Pleistocene Park

I bisonti contro i cambiamenti climatici: in Siberia nasce il Pleistocene Park

maggio 12, 2018 Non attivi Di miometeo

Nikita e Sergey Zimov sono due scienziati siberiani, padre e figlio, che stanno realizzando un progetto molto ambizioso, da loro stessi definito ‘il più grande progetto nella storia dell’umanità’, il Pleistocene Park. Si tratta del tentativo di ricreare l’ecosistema di 10 mila anni fa, durante il Pleistocene, e rendere nuovamente fertili e ricche di vita le steppe siberiane. Durante quell’era geologica molte zone del nostro pianeta erano ricoperte da praterie erbose, una specie di versione fredda della savana africana, caratterizzate da una stupefacente biodiversità. Il Pleistocene Park è stato fondato nel 1996 e da allora è in costante espansione, l’obiettivo è che continui a diffondersi attraverso la Siberia artica per poi giungere in Nord America.

Nel 1988 la rinaturalizzazione della zona iniziò con il rilascio del cosiddetto yacuut, il cavallo siberiano che imparentato con quelli selvatici che vivevano nella regione verso la fine dell’Era Glaciale. Successivamente vennero reintrodotti buoi muschiati, bisonti e cervi, mentre renne, alci, pecore selvatiche delle nevi, linci, lupi, orsi e ghiottoni vivevano già nella zona. Gli Zimov stanno cercando di reintrodurre numerose altre specie che una volta vivevano nella regione, o che sono strettamente correlate a quelle che ne facevano parte. Tra queste la saiga tatarica, il cammello, il leopardo dell’Amur, tigri siberiane e leoni, come spiegano da Lifegate.

Gli erbivori reintrodotti, come previsto dagli esperimenti di Zimov, stanno trasformano in steppa erbosa i muschi e i licheni della tundra. Se il suo progetto si concretizzerà il ripristino della prateria ridurrà il riscaldamento globale, rallentando lo scioglimento del permafrost ed evitando che le grandi quantità di CO2 intrappolate nel ghiaccio vengano rilasciate nell’atmosfera. ‘Non sono uno di quegli scienziati pazzi che vogliono solo rendere il mondo più verde. Voglio soltanto provare a risolvere il grande problema dei cambiamenti climatici. Lo faccio per gli umani. Ho tre figlie e lo faccio per loro”, racconta Nikita Zimov.

Il Pleistocene Park è un progetto visionario e ambizioso: ‘L’idea è nata da mio padre, ci sono due versioni che conosco. Non sono sicuro che nessuna delle due sia vera. La prima vuole che abbia notato che, laddove venivano distrutte la tundra o la foresta locale, le erbe cominciavano a crescere con vigore. Quando il trasportatore cingolato che mio padre manovrava attraversava la tundra, il sentiero che apriva restava visibile per anni, poiché i muschi veivano sostituiti dall’erba. Penso che sia stata la prima intuizione. Da allora l’idea del Pleistocene Park ha iniziato a svilupparsi. Quando mio padre ha iniziato i primi esperimenti, nel 1988, non si parlava neppure di cambiamenti climatici né tantomeno era considerato l’effetto degli animali sulla vegetazione. La seconda versione è più divertente. Quando mio padre era adolescente era un appassionato di caccia. Aveva l’abitudine di passare il tempo con una pistola da lui stesso costruita in cerca di qualche preda. Quando, dopo l’università, si è traferito al Nord, ha capito che gli animali erano davvero pochi e il territorio denso di arbusti quasi impossibile da attraversare. Da testardo qual è ha dunque iniziato a pensare a come trasformarlo in un luogo facile da percorrere e  con un sacco di prede. Tuttavia da quando sono nato raramente ricordo che mio padre sia andato a caccia’, spiega Nikita Zimov, direttore della riserva.

Come spiega Lifegate, perché l’ecosistema del tardo Pleistocene torni veramente alle sue origini manca però il signore dei ghiacci, il mammut lanoso. L’idea di resuscitare l’antico pachiderma, estraendo materiale genetico dalle carcasse congelate rinvenute per iniettarlo negli ovuli di elefanti asiatici, viene oggi presa in seria considerazione. La de-estinzione di un animale scomparso circa 3.700 anni fa può naturalmente suscitare domande di natura etica, non sarebbe però un capriccio o una trovata pubblicitaria, il mammut sarebbe infatti determinante per completare la transizione verso le fertili steppe passate. I mammut, così come fanno oggi gli elefanti africani, abbattevano gli alberi favorendo la crescita delle praterie erbose del Nord. Nel 2017 il genetista George Church ha dichiarato di poter creare un embrione con genoma ibrido di elefante e mammut entro un paio di anni. Abbiamo chiesto a Nikita Zimov se, davvero, un giorno potremmo vedere i mammut pascolare nelle steppe della Siberia. ‘Non speculerò sulla possibile data in cui questo accadrà ma penso che non ci siano irrisolvibili problemi scientifici per farlo accadere’. Dopotutto non sarebbe necessario ricreare dei veri mammut, che in fondo erano membri adattati al freddo della famiglia degli elefanti, sarebbe sufficiente modificare i genomi dei moderni elefanti, come la natura ha modificato quelli dei loro antenati in centinaia di migliaia di anni, concludono da Lifegate.

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