Meteo: due settimane con la HEAT DOME, ora al collasso, ma non è finita

Negli ultimi anni, il termine “heat dome” è entrato stabilmente nel vocabolario meteorologico anche in Italia, e l’Estate 2025 non fa eccezione. La cupola di calore che ha avvolto il bacino del Mediterraneo in GIUGNO e LUGLIO è uno degli esempi più duraturi e strutturati degli ultimi tempi. Ma quanto può durare un evento simile? E quali sono gli effetti reali che lascia, anche una volta dissolto?

 

Cos’è davvero una heat dome

Con “heat dome” si definisce una struttura di alta pressione molto compatta e persistente, che blocca per giorni o settimane ogni tipo di scambio d’aria tra bassa e alta quota. Questo provoca compressione dell’aria verso il suolo, e quindi riscaldamento per compressione adiabatica. L’aria resta intrappolata e viene continuamente scaldata, giorno dopo giorno.

Nel caso del Mediterraneo, la presenza di una superficie marina anormalmente calda, come accade in questa estate 2025, rafforza ulteriormente la struttura. Le temperature dell’acqua, attualmente tra 27 e 29°C in quasi tutto il bacino centrale, alimentano una sorta di effetto serra locale che rende difficile l’ingresso di correnti più fresche.

 

Durata: da pochi giorni a intere settimane

Una heat dome può durare da 4–5 giorni fino a oltre 20, come accaduto in passato nel Sud degli Stati Uniti o nel Sud Europa. Nel contesto mediterraneo, la durata dipende in larga parte da quanta energia è già presente al suolo e nel mare, e soprattutto dalla forza delle correnti atlantiche in quota. Se la circolazione nordatlantica è debole, la cupola può rimanere ferma per settimane, come sta accadendo ora.

L’Estate 2025 ha già mostrato una fase di blocco atmosferico che ha superato le due settimane, con temperature massime ben oltre la media e minime elevate anche nelle ore notturne, soprattutto nelle grandi città. È lo scenario perfetto per una heat dome che non accenna a dissolversi.

 

Effetti cumulativi: caldo amplificato, suolo impoverito, città stressate

La presenza prolungata di una heat dome comporta una somma di effetti termici e ambientali. Il primo è l’accumulo costante di calore nel suolo e nelle strutture urbane, che aumenta la frequenza delle notti tropicali e riduce la capacità del terreno di trattenere umidità.

In campagna, questo si traduce in prosciugamento accelerato, stress per le colture e maggiore rischio di incendi. In città, le isole di calore urbano si intensificano, e i materiali edili rilasciano calore a ritmi lenti, mantenendo le temperature elevate anche dopo il tramonto.

Sul piano meteorologico, inoltre, l’aria compressa sotto la cupola tende a bloccare la formazione di nuvole, impedendo lo sviluppo di temporali rigenerativi o piogge rinfrescanti. Questo aggrava la siccità e riduce la qualità dell’aria, a causa della stagnazione di inquinanti.

 

Un ritorno più facile del previsto

Il problema non finisce quando la heat dome cede. Dopo una fase di instabilità, il ritorno dell’alta pressione africana è spesso più rapido e facilitato, perché il Mediterraneo rimane molto caldo e la struttura atmosferica si è già formata una volta. Basta quindi una pausa breve delle correnti atlantiche perché la cupola torni a imporsi, magari anche con maggiore intensità. È questo il rischio che correremo già prima del 15 LUGLIO, quando l’aria fresca di origine atlantica comincerà ad essere spinta via da una nuova rimonta dell’Anticiclone Africano, secondo le ultime proiezioni dei modelli meteo GFS e ECMWF.

Meteo: due settimane con la HEAT DOME, ora al collasso, ma non è finita