Maggio INGANNA: temporali violenti, grandine e sbalzi termici prima della bella stagione

Qualche giorno di sole e i termometri sopra la media bastano per convincere molti che l’estate sia già cominciata. Non è così. Maggio è ancora piena Primavera, e non lo diciamo per scrupolo di calendario: lo dicono le mappe. ECMWF e GFS non mostrano nulla che assomigli a una stabilità duratura, e chi si aspetta un mese di sole continuo farà bene a rivedere le aspettative.

 

Maggio variabile, come spesso nella storia

Basta scorrere gli archivi per trovare esempi di mesi di Maggio freddi, piovosi e perturbati, tutt’altro che estivi. Successe nel 2019 con il freddo persistente sulle Alpi e sull’Europa centrale, nel 2013 con le nevicate collinari di inizio mese, e in varie annate degli anni 2000 in cui il mese si rivelò molto più turbolento del previsto. Quest’anno i modelli previsionali indicano un Maggio caratterizzato da cambiamenti rapidi: fasi di alta pressione seguite da peggioramenti anche intensi, con la circolazione atlantica e gli impulsi freddi dal nord Europa pronti a interrompere ogni consolidamento del bel tempo. Qualche tentativo dell’anticiclone africano ci sarà, soprattutto sulle Isole Maggiori e al Sud, con temperature che potrebbero superare i 30°C nelle fasi più calde. Ma le perturbazioni non sembrano disposte a cedere il campo definitivamente, e i cambiamenti di fronte rischiano di essere molto rapidi.

 

Perché Maggio è la stagione più pericolosa per i temporali

Questo Maggio variabile porta con sé un rischio concreto che vale la pena non sottovalutare. I bassi strati si riscaldano, l’umidità si accumula, e ogni volta che un fronte freddo in quota si presenta, trova sotto di sé un serbatoio di energia già pronto. Non sono le condizioni per qualche acquazzone passeggero: sono quelle che producono i temporali più carichi dell’anno. All’interno di un cumulonembo alimentato da questi contrasti, le correnti ascensionali possono superare i 150 km/h. A quelle velocità, la grandine cresce.

Il meccanismo è abbastanza preciso: le goccioline d’acqua sopraffusa, mantenute allo stato liquido a temperature tra i -10°C e i -40°C all’interno della nube, congelano all’istante quando incontrano cristalli di ghiaccio. Il chicco che si forma viene spinto verso l’alto dagli updraft, ricade, viene ri-catturato, e ad ogni ciclo di salita e discesa accumula nuovi strati di ghiaccio. Più forte è la corrente ascensionale, più grande e pesante diventa il chicco prima che la gravità abbia la meglio.

 

Supercelle, wind shear e grandine gigante

I chicchi più grandi, quelli dai 5 o 6 cm in su fino ai casi estremi che superano i 12 cm, non nascono in qualsiasi temporale. Servono le supercelle, strutture temporalesche che si distinguono per una caratteristica precisa: ruotano. Il motore di questa rotazione è il wind shear, ovvero la variazione di direzione e velocità del vento al variare della quota. Quando lo shear è abbastanza marcato, il cumulonembo smette di essere una torre statica e inizia a girare su se stesso, generando quello che i meteorologi chiamano mesociclone. A quel punto la nube si organizza in modo del tutto diverso: la zona delle precipitazioni e quella degli updraft si separano fisicamente, e il chicco di ghiaccio può restare sospeso ai margini del flusso principale anche per quasi un’ora, accumulando strato su strato prima di cedere alla gravità. Quello che cade al suolo, in questi casi, è grandine densa, fitta e duratura, spesso accompagnata da raffiche violente e, nelle situazioni più estreme, da trombe d’aria. Sul versante meridionale delle Alpi si contano in media 61 episodi di supercella all’anno, e la Val Padana è l’area più esposta di tutta l’Italia. Con il calore accumulato in questo Aprile 2026 fuori dalla norma, il carburante nei bassi strati non manca.

 

La previsione della grandine: un problema aperto

Prevedere con precisione dove cadrà la grandine rimane una delle sfide più difficili della meteorologia operativa. Un previsore può definire un’area di rischio, stimare la probabilità che si sviluppino supercelle, indicare le zone più esposte in base ai parametri atmosferici. Non può dire con certezza in quale comune graninerà, perché la grandine cade spesso lungo strisce parallele e strette: dove colpisce può fare danni enormi, mentre a pochi chilometri di distanza non cade un chicco. Per questo il nowcasting, il monitoraggio radar in tempo reale aggiornato minuto per minuto, resta strumento imprescindibile durante la stagione temporalesca. Le mappe previsionali dicono dove il rischio è più alto, ma l’evento preciso si definisce solo quando il temporale è già in atto.

Maggio riserverà quasi certamente episodi di questo tipo, intercalati a fasi più miti e soleggiate. Tenere d’occhio le allerte, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, è semplicemente buon senso.

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