Ondata di calore e rischio black-out: un problema che si ripete

 

Sta per arrivare un’intensa ondata di calore, ma in questo articolo non mi soffermerò tanto sulla possibilità di nuovi picchi di caldo, quanto sul rischio di black-out energetici. Analizzerò due questioni. La prima è una tecnica e la seconda è una più etica.

 

Il primo problema

Al di là di valutare le temperature massime che avremo nei prossimi periodi, voglio soffermarmi su una veloce parte tecnica. I componenti fondamentali delle infrastrutture elettriche, come ad esempio trasformatori, cavi, cabine di distribuzione, eccetera, sono stati realizzati in periodi in cui le massime estive erano nettamente inferiori rispetto a quelle che si registrano oggi. Erano testate quindi per avere brevi ondate di caldo e non interminabili fasi bollenti.

 

C’è pertanto un problema fisico-tecnico. Quando il termometro supera per diverso tempo le temperature massime sopportabili dallo strumento i materiali conduttori si dilatano, perdendo parte della loro capacità. I cavi elettrici, dilatandosi, trasportano meno energia e i trasformatori tendono a surriscaldarsi, rischiando guasti.

 

Un problema destinato a crescere

Come vedete, c’è un problema strutturale. Oltretutto, dato che le temperature estive continueranno a salire, è inequivocabile che aumenterà il rischio di nuovi black-out. Eventi simili si stanno moltiplicando un po’ in tutte le regioni interessate dal caldo estremo, non solamente da noi.

 

Per quanto possiamo spiegare in questo articolo le dinamiche, risulta chiaro che modernizzare l’intera rete comporta interventi costosi e tecnicamente lunghi. Bisogna sostituire cavi, aumentare la potenza dei trasformatori, dotare le cabine elettriche di sistemi di raffreddamento efficaci e soprattutto mettere dei materiali termo-respingenti, magari di colore molto chiaro.

 

Gli esperti del settore energetico stimano che il totale degli investimenti richiesti si attesti su cifre di alcuni miliardi. Capite che problema grosso? E spesso la politica non ha mai trattato una problematica simile, se non in maniera molto marginale.

 

Quando succedono i black-out?

Generalmente, è proprio durante il giorno che c’è il maggior rischio. Sia perché fa più caldo, sia perché ci sono maggiori stress termici. C’è molta richiesta di corrente nelle fabbriche, nelle Industrie, nei centri commerciali, parlare poi del maggior numero di treni, mezzi pubblici elettrici eccetera.

 

Ma sorge anche un altro problema. Pensiamo ad esempio ai sistemi di refrigerazione industriale e commerciale, essenziali per la conservazione degli alimenti. Essi non possono resistere a lungo senza alimentazione. In contesti come supermercati, ristoranti e industrie agroalimentari, un’interruzione di corrente di diverse ore può tradursi in gravi perdite e sprechi. Pure qui si è fatto poco nel corso degli anni, perché basterebbero degli isolanti molto forti che possano mantenere il freddo anche con un blackout di qualche ora.

 

Il secondo problema

Lo spreco! Per un uso sconsiderato di alcuni posti. Quante volte ci è capitato di entrare in ambienti refrigerati in maniera eccessiva? L’uso del condizionatore è una conquista che si è avuta solo negli ultimi anni. È vero che il clima diventerà sempre più caldo. Ma è anche vero che, una volta che c’è, il climatizzatore viene spesso utilizzato (non sempre per fortuna!) in maniera sconsiderata.

 

Quante volte ci è capitato di entrare in supermercati con gli inservienti che hanno il maglione? O in farmacia dove gli operatori hanno maniche lunghe e camice? Negli anni passati era uno spreco insulso, mentre ultimamente per fortuna si usa un po’ più la testa. Sarà anche per il caro energia…

 

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