
Incendi in Canada, la verità sui fulmini che stanno divorando la foresta boreale
In questi giorni si legge di tutto. Sulla mia pagina, sui social, nei commenti sotto ogni notizia che arriva da oltreoceano. Opinioni, sfoghi, sentenze emesse in tre righe. Eppure, come sempre accade quando la cronaca corre più veloce della comprensione, vale la pena fermarsi un attimo e separare i fatti dalle interpretazioni personali.
Lo dico senza lasciare adito ad alcun dubbio: la maggior parte dei grandi incendi boschivi che stanno colpendo il Canada in questo luglio 2026 è da attribuire ai fulmini, soprattutto nelle vaste foreste del nord.
Perché il fulmine è l’accendino perfetto della foresta boreale
In quelle zone si sono verificati, e continuano a verificarsi, temporali secchi: scariche elettriche capaci di accendere un rogo senza che una sola goccia riesca a spegnerlo. La dinamica è complessa, d’accordo. Ma può essere spiegata con un esempio che chiunque capisce al volo.
Immaginate di voler accendere un fuoco su un terreno umido. Poi provate a farlo su un terreno completamente secco, come sta accadendo adesso. Ecco. Le aree dove stanno esplodendo queste fiamme sono vere e proprie mine incendiarie, e il cambiamento climatico le ha rese molto più aride rispetto al passato.
L’innalzamento delle temperature favorisce lo sviluppo di notevoli temporali termoconvettivi, nei quali purtroppo le precipitazioni sono assenti o quasi. Quando la pioggia cade, essendo l’aria al suolo particolarmente secca, evapora prima di raggiungere il terreno. Il fenomeno si chiama virga ed è uno dei motivi per cui i fulmini fanno sempre più paura anche alle nostre latitudini.
Dovete pensare a un fulmine come a un accendino. Se l’innesco avviene in aree isolate, come quelle dove si continua a combattere giorno e notte, gli incendi possono covare e bruciare per giorni prima di essere individuati o raggiunti da una squadra. Insomma, il fuoco lavora indisturbato mentre nessuno lo vede.
I numeri raccontano una storia diversa dalle polemiche
Le autorità canadesi ricordano una cosa che in tanti fanno finta di non sapere: gli incendi causati dall’uomo rappresentano sì una parte importante del numero totale dei roghi, ma quelli provocati dai fulmini sono responsabili della gran parte della superficie bruciata. Circa la metà degli inneschi, oltre l’80 per cento degli ettari andati in cenere. Un divario enorme, che si spiega proprio con la geografia: dove non c’è nessuno, il fuoco corre libero.
Questo significa che la responsabilità è solo della natura? No. E qui casca l’asino, diciamolo.
Le condizioni che favoriscono la propagazione del fuoco sono influenzate da molti fattori, come ho già ripetuto più volte: temperature elevate, siccità, vento, gestione delle foreste, capacità di intervento. Il fulmine accende, il resto lo fa il contesto. E il contesto, in un pianeta che si scalda, peggiora stagione dopo stagione, come raccontano bene anche i tentativi disperati di raffreddare artificialmente il clima.
Quando l’incendio si costruisce il proprio temporale
C’è poi un aspetto che affascina e spaventa in egual misura. Nei roghi più violenti il calore riscalda l’aria a tal punto da generare colonne convettive imponenti, che danno vita ai pyrocumulonimbus: nubi nate dal fuoco stesso, capaci di produrre altri fulmini e quindi altri focolai. Un circolo vizioso, una specie di mostro che si autoalimenta. Chi ha studiato le tempeste di fuoco sa bene che in quelle condizioni le regole ordinarie degli incendi saltano.
Il fumo, intanto, non conosce confini. Dai Grandi Laghi alla costa atlantica, milioni di persone hanno respirato aria pesante, con concentrazioni di PM2.5 ben oltre le soglie di guardia. Qualcuno ha descritto il cielo come una cappa arancione, quasi marziana. Chi c’era racconta l’odore di legna bruciata che entrava in casa anche a finestre chiuse, a centinaia di chilometri dal fronte delle fiamme.
Il fronte politico: l’Ontario e i soldi della prevenzione
Negli ultimi giorni si è aperto anche un dibattito politico in Ontario sul livello dei finanziamenti destinati alla prevenzione e alla lotta agli incendi. In tanti hanno accusato il governo provinciale di aver stanziato risorse insufficienti rispetto alla gravità delle ultime stagioni. La replica non si è fatta attendere: personale permanente aumentato, stipendi dei vigili del fuoco forestali migliorati, disponibilità a stanziare ulteriori fondi se la situazione lo richiederà.
Il rispetto, prima di tutto
Quello che è certo è che in momenti come questi ci si aiuta e non ci si condanna con affermazioni arrivate da alcuni politici statunitensi.
E vale anche per noi, che da questa parte dell’Atlantico guardiamo le immagini come se riguardassero un altro pianeta. Non è così. Le stesse dinamiche, in scala ridotta, le vediamo ormai ogni estate fra Sardegna, Sicilia e Spagna, con estati sempre più roventi e boschi che aspettano solo la scintilla giusta.
Credit
- Copernicus Atmosphere Monitoring Service
- NASA Earth Observatory
- Natural Resources Canada
- Environment and Climate Change Canada
- Fire Ecology
Incendi in Canada: perché i fulmini divorano la foresta boreale