
Aria nuova. Finalmente, verrebbe da dire. Una parte delle regioni settentrionali sta già respirando qualcosa di diverso dopo i temporali molto intensi che sul settore nord orientale hanno lasciato dietro di sé danni pesanti, con grandinate di potenza fuori dal comune. Il centro e il meridione, invece, continuano a boccheggiare. Ma la faccenda dovrebbe cambiare presto anche lì, grazie all’ingresso di correnti settentrionali più fresche e localmente instabili.
Attenzione però a non farsi illusioni.
Una rinfrescata? Non proprio, diciamolo
Nei prossimi quattro o cinque giorni parlare di vera rinfrescata sarebbe azzardato, se non per alcuni settori dell’Italia orientale dove l’ingerenza temporalesca risulterà più decisa. Altrove si tratterà semplicemente di un rientro verso un caldo più sopportabile, con un tasso di umidità meno opprimente rispetto a quello che ci ha accompagnato nelle ultime settimane. Il vero break alla calura, quello che tutti aspettano, andrà cercato più avanti, verso la fine della settimana prossima.
La distanza previsionale impone cautela, sia chiaro. Però l’ipotesi di un ingresso perturbato abbastanza serio al nord e al centro comincia a prendere corpo, e i dettagli verranno curati in separata sede non appena arriveranno conferme più solide dagli elaborati. Nel frattempo vale la pena ricordare quando l’Italia tornerà davvero a respirare, perché la figura barica responsabile di tutto questo non se ne va: si sposta appena, e resta a due passi da noi.
Fine Luglio, la fotografia dei modelli matematici
Volgendo lo sguardo un po’ più in là, le anomalie termiche attese a 1500 metri in Europa per fine luglio, secondo la media degli scenari del modello GFS, raccontano una Penisola con temperature sostanzialmente in media. Tradotto: caldo normale, quello di sempre, quello che d’estate ci si aspetta. Il calore più feroce si concentrerà semmai sull’Europa orientale e tra la Penisola Iberica e il Portogallo, ovvero ai lati dei nostri settori.
Sul fronte delle piogge il quadro cambia poco. Gran secco su Penisola Iberica, nord Africa, basse latitudini del Mediterraneo e Penisola Ellenica, mentre da noi potrebbe andare in scena un clima decisamente più variabile, con temporali probabili al nord e nelle aree interne dell’Italia centrale. Insomma, una parentesi di respiro, non una svolta.
Agosto parte con il piede sull’acceleratore
E qui casca l’asino. Secondo gli elaborati attuali agosto potrebbe debuttare con il caldo e il sopra media, e l’ipotesi che l’anticiclone torni a fare la voce grossa sull’Italia con le sue vampate di calore è tutt’altro che remota. Si è accumulato troppo calore sul nord Africa in questi mesi, e ci vuole ben altro che una singola saccatura per smantellare una fornace del genere.
Già dalla media degli scenari prevista per i primi di agosto si nota come l’anticiclone provi a distendersi sul Mediterraneo centrale. La matrice sembrerebbe oceanica azzorriana, quindi teoricamente meno calda. In realtà c’è sempre quel contributo africano che spinge i valori su livelli esagerati, un dettaglio che chi segue l’evoluzione del caldo africano ha ormai imparato a riconoscere a colpo d’occhio.
Nell’emissione a 1500 metri prevista per il 2 agosto compaiono valori di ben 24°C che abbracciano gran parte della Penisola. Un segnale che al suolo si potrebbero ancora raggiungere punte di 40°C e oltre, in particolare sulle Isole Maggiori, sul versante tirrenico, ma anche in Puglia e persino in Valpadana. Del resto in agosto, con i mari ormai al massimo del riscaldamento e specie nella prima decade, i picchi stagionali più alti restano assolutamente possibili, come già visto quando i termometri hanno sfiorato i 42°C.
Il flusso atlantico, l’ago della bilancia
La differenza rispetto a giugno e luglio potrebbe stare tutta lì: una maggiore tendenza del flusso perturbato atlantico ad abbassarsi di latitudine, limando le temperature perlomeno al settentrione. Con uno scotto insidioso da pagare, però, ovvero temporali violenti e ancora una volta grandinigeni.
Queste ondulazioni potrebbero riproporsi con più frequenza dopo Ferragosto, spingendosi in parte fino alle regioni centrali. Sarebbe il primo segnale di quello smantellamento stagionale fisiologico dell’anticiclone di cui si parla ogni anno, e che ogni anno arriva un po’ più tardi. Ma non illudetevi. E non amareggiatevi, se per caso l’estate la amate: quel signore lì sa ancora regalarci mesi di settembre pienamente estivi e asciutti, come emerge anche dalle prime valutazioni sulla svolta stagionale.
Negli anni Settanta l’estate vera finiva con la classica burrasca di Ferragosto. Ora no. Ora si trascina, pur stancamente e tra giornate che si accorciano a vista d’occhio, fino ai primi di ottobre. Per il momento la priorità assoluta resta una sola, interrompere il caldo e la siccità che ci tengono compagnia da quasi due mesi. Poi si vedrà.
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