

Manca qualcosa, sullo scacchiere europeo. Chi segue il meteo da qualche decennio lo ha capito da un pezzo: l’Anticiclone delle Azzorre, quello vero, quello che rendeva l’estate una stagione da vivere e non da sopportare, si affaccia sul Mediterraneo con il contagocce. Un tempo era lui il regista. Garantiva stabilità senza esagerare, temperature che difficilmente sfondavano i 32°C o i 33°C, e soprattutto non si piantava sopra la Penisola per settimane intere. Faceva da cuscinetto, in sostanza, tra due mondi opposti: l’aria rovente e secca in arrivo dal Sahara, che ricordiamolo pure è sempre esistita, e quella più fresca e mobile di matrice atlantica, polare o artica. Tenendole a distanza, evitava i contatti troppo ravvicinati. Con tutto quello che ne consegue nei fenomeni estremi di questi giorni.

Agosto apre con una vampata di calore
Partiamo da qui, perché è la cosa che interessa di più in questi giorni. Tra domenica 26 e mercoledì 28 luglio il passaggio della coda di una perturbazione smuoverà un po’ la cappa che ancora insiste. Arriveranno temporali, qualche grandinata, e per un giorno o poco più il caldo estremo concederà tregue locali e temporanee. Attenzione però a scambiarla per una svolta: proprio quei contrasti termici sono i più insidiosi dell’intera stagione.
Poi si cambia. Le elaborazioni meteo disponibili disegnano per i primi sette giorni di agosto una nuova e intensa pulsazione di calore verso il Mediterraneo e l’Europa centrale, con l’asse dell’aria bollente sistemato tra la nostra Penisola e i settori centro meridionali del continente. Le anomalie termiche attese a 1500 metri di quota per sabato 1° agosto raccontano di un plateau caldissimo, e la situazione non cambia nemmeno guardando a mercoledì 5 agosto. Caldo da nord a sud, insomma, con una nuova ondata di calore pronta a riprendersi la scena e sporadici temporali di calore sulle Alpi, in attenuazione al calare del sole. Prepariamoci a veder cadere nuovi record di caldo, come se non ne fossero già abbastanza quelli iniziati alla fine di maggio.
Il cuscinetto atlantico che non c’è più
Da un trentennio ormai, quella figura barica chiamata Alta Pressione delle Azzorre si è fatta rarissima alle nostre latitudini. Al suo posto si allunga il promontorio subtropicale africano, che spinge verso di noi masse d’aria arroventate. I risultati li conosciamo: ondate di calore sempre più lunghe e severe, con termometri oltre i 40°C e punte che nelle aree più esposte del sud e delle Isole Maggiori arrivano a toccare i 45°C, se non i 47°C. Valori semplicemente impensabili se avessimo avuto l’aria di provenienza oceanica. Per dirvi, alle Isole Canarie che tutti conoscete, le temperature massime non superano quasi mai i 30°C a tutt’oggi, nonostante il cambiamento climatico.
Il punto è che questo non è un capriccio di un’annata storta quello che viviamo, bensì è un assetto che ha cambiato in profondità le estati italiane, e lo si misura anche nelle grandi città: a Milano o a Palermo le notti tropicali, quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20°C, sono diventate la normalità di mezza estate. Il cemento incamera calore di giorno e lo restituisce fino all’alba. Chi vive in centro lo sa bene. Ma anche in campagna non si scende sotto i 20°C. E non mi riferisco alle sciroccate come l’altra notte a Palermo, quando alla mezzanotte c’erano 40°C.

L’altra faccia della medaglia è il meteo estremo
Ed eccoci al lato oscuro. Tutta quell’energia accumulata nei bassi strati dell’atmosfera è carburante allo stato puro. Quando una massa d’aria più fresca di origine atlantica riesce a infilarsi in quota, e ci riesce spesso, perché la depressione d’Islanda non è poi così lontana da noi, il contrasto con l’aria calda e umida sottostante innesca un’instabilità fulminea. L’energia immagazzinata si libera in poche decine di minuti. Il risultato sono temporali violentissimi, raffiche di vento capaci di far danni seri e grandinate di dimensioni eccezionali. Non più episodi isolati, diciamolo: le cronache meteo di questo luglio ne sono piene.
Una legge fisica che conosciamo da due secoli
Alla base di tutto c’è la celebre relazione di Clausius Clapeyron, che descrive come un’aria più calda sia in grado di trattenere una quantità crescente di vapore acqueo. Lo dice la termodinamica, non l’ultima moda giornalistica. Ed è proprio quell’umidità in più a rendere le giornate opprimenti, appiccicose, insopportabili anche all’ombra. Ma è la stessa umidità che, quando l’aria viene forzata a salire, regala ai temporali una benzina supplementare.
Il promontorio africano, quindi, non porta soltanto caldo. Accumula anche le condizioni perché al primo ingresso di aria più fresca si scateni il finimondo. Ondate di calore estenuanti, interrotte da fenomeni di inaudita violenza, senza che arrivi mai una vera rinfrescata: solo condizioni un pochino più vivibili. Per un cambio di paradigma servirebbero masse d’aria artiche o oceaniche, che in estate si fanno vive sempre più di rado.
Le proiezioni stagionali, per ora sono state confermate
Ora che luglio volge al termine si può abbozzare un bilancio, provvisorio quanto si vuole, sulle proiezioni stagionali stilate la primavera scorsa. All’epoca in molti storsero il naso, parlare di estate a maggio sembrava un azzardo. Eppure maggio fu inquadrato correttamente come mese piovoso, altalenante, a tratti estremo. Gli strascichi instabili si trascinarono fino alla prima metà di giugno, tutto sommato godibile e temporalesca, prima che la musica cambiasse strizzando l’occhio all’anticiclone africano.
Già allora si diceva che luglio e agosto sarebbero stati roventi. Immaginare esattamente quello che poi è successo non era possibile, chiaro, però il timore che la calura africana potesse toccare picchi da record era ben presente. Resta da capire come andrà il resto: la prima metà di agosto era indicata come la fase più a rischio, mentre la seconda potrebbe riservare prematuri segnali di cedimento dell’estate, sotto forma di fresco incipiente e temporali frequenti. Andrà davvero così? Un’altra settimana e qualche risposta comincerà ad arrivare.
Credit
- World Meteorological Organization
- Copernicus Climate Change Service
- World Weather Attribution
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Nature
Agosto, la prima settimana promette fuoco e poi “fine Estate”