Per definire l’inizio di un periodo storico si fa spesso riferimento a date simbolo come ad esempio la scoperta dell’America (1492) o la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi (1453) per l’inizio dell’evo moderno.
Nel caso della Piccola era glaciale (PEG), la proposta di collocare nel decennio 1310-1320 il suo inizio fu formulata su base storica da Emmanuel Leroy Ladurie che la fece coincidere con l’inizio della prima grande carestia Europea dopo la fase benigna dell’optimum medioevale.
Tale concetto è così espresso da Leroy Ladurie a pagina 35 del suo libro Canicules et glaciers, Histoire humaine et comparee du climat: “il decennio 1310-1319 fu uno dei quattro grandi periodi diluviali del Medioevo, gli altri essendo il ventennio 1150-1169, il decennio 1190-1199 e infine il decennio 1340-49. La piovosità del decennio 1310-1319 è testimoniata dallo spessore rilevante delle cerchie di accrescimento annuali delle querce ad ovest del Reno e dalla carestia del 1315, indotta dalle piogge eccessive in Europa occidentale (Inghilterra, Paesi Bassi, Germania occidentale, Francia settentrionale) che produssero la distruzione dei raccolti di cereali. Questa fu forse la peggiore carestia del Medioevo e segnò la fine dell’espansione demografica del XIII secolo, indicando un’inversione di tendenza, con il passaggio da una fase di espansione durata alcuni secoli al lungo periodo di crisi del XIV e XV secolo”.
Giova al riguardo ricordare che in passato le carestie in Europa erano tradizionalmente innescate da tre tipi di eventi meteorologici estremi:
– i grandi inverni come quelli del 1709 e del 1740, in cui le colture cerealicole venivano distrutte dal gelo
– le estati calde e siccitose con sensibili cali di resa dovuti allo striminzimento delle cariossidi dei cereali (la cosiddetta “stretta”). E’ questo il caso che si determinò nel 1788 in Francia, agendo da fattore d’innesco per la rivoluzione del 1789
– estati con piovosità eccessiva in cui i raccolti dei cereali venivano distrutti dalle malattie fungine indotte dall’eccesso di umidità, come nel succitato 1315.
La presa di coscienza della PEG
La PEG non fu un periodo freddo continuo, nel senso che fu interrotto da annate canicolari in cui si assisteva a sensibile mortalità da caldo, e per questo Le Roy Ladurie intitola il suo libro “Canicules et glaciers”.
In ogni caso il prevalere di annate fresche e molto piovose si tradusse nell’avanzata glaciale più rilevante dopo la fine della glaciazione di Wurm. La presa di coscienza di trovarsi di fronte a una sensibile avanzata glaciale è attestata da quanto scrive il cosmografo Sebastian Munster con riferimento a ghiacciaio del Rodano: “il 4 agosto 1546… mentre cavalcavo diretto alla Furka, giunsi nei pressi di un’immensa massa di ghiaccio spessa, a quel che potei giudicare, da due a tre picche militari e larga quanto la portata di un arco possente. Quanto alla lunghezza, si estendeva indefinitamente verso l’alto, tanto che non se ne poteva vedere la fine. A chi la guardava offriva uno spettacolo terrificante. Da questa massa si erano staccati uno o due blocchi grandi come case, il che accresceva l’impressione di orrore. Ne usciva anche un’acqua biancheggiante che portava moltissimi frammenti di ghiaccio, tanto che un cavallo non poteva avventurarvisi a guado senza pericolo. Questo corso d’acqua segna oggi l’inizio del Rodano” (Leroy Ladurie, 1961). Per interpretare correttamente lo scritto si consideri che la picca militare svizzera, arma in dotazione ai soldati elvetici, misurava da 4,60 a 5 metri e l’”arco possente” è stimato da Le Roy Ladurie in non meno di 200 m (*).
PEG e grandi epidemie
Alle fasi fredde si lega la comparsa della peste dovuta al batterio Yersinia pestis, che ha come ospite il ratto cumune (Rattus rattus) da cui viene trasferito all’uomo tramite le pulci. La coincidenza fra fasi fredde e pestilenze si spiega con il fatto che la forma più mortale di peste non è tanto quella bubbonica di Manzoniana memoria ma quella polmonare, tipica dei periodi autunno-vernini freddi. Nel 1347 la peste fa dunque la sua comparsa in Europa giungendo con ogni probabilità da località ad est del Mar Nero – le prime tracce sono state di recente reperite in Kyrgyzstan (Max Plank Gesellschaft, 2022) – e reclama un enorme tributo di morti, con la popolazione europea che cala del 30% passando da 80 a 55 milioni. Al riguardo ricordiamo le testimonianze presenti nel Decamerone di Boccaccio o nelle danze macabre, tema letterario e iconografico proprio del tardo medioevo e dal quale prende ad esempio spunto il film “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman. La peste rimarrà poi endemica nel nostro continente per l’intera PEG, esplodendo in periodiche epidemie con quella del 1576-77 (peste di San Carlo) e quella del 1629-33 (peste manzoniana).
Sul legame fra basse temperature e comparsa delle peste da Yersinia pestis in Europa nel 1347 segnalo un contributo scientifico molto recente di Bauch e Büntgen (2025) che pone la questione da un altro punto di vista. Bauch e Büntgen evidenziano infatti che gli anni 1345-1347 furono freddi e aridi, forse a causa di eventi eruttivi vulcanici ad oggi non individuati. Ciò avrebbe determinato un drastico calo nella produzione cerealicola europea con sensibili rialzi dei prezzi dei cereali accompagnati da importanti penurie e carestie segnalate dalle cronache del tempo in Italia centro-settentrionale, Spagna, sud della Francia, Egitto e Levante. Da ciò il fatto che le repubbliche marinare italiane, tradizionalmente impegnate nel commercio di grano, potenziarono le linee di rifornimento dal mar Nero, con ciò importando in Italia il ratto che come abbiamo visto è vettore del contagio. In sostanza dunque le basse temperature della PEG sarebbero responsabili dell’innesco della peste in Europa oltre che del carattere endemico che essa assumerà in seguito, con effetti socio – economici e culturali di enorme portata, trattandosi di una malattia con tassi di mortalità elevatissimi: in assenza di antibiotici la mortalità è del 30-90% per la peste bubbonica e superiore al 90% per quella polmonare.
Bibliografia citata nel testo
Bauch, M., Büntgen, U. Climate-driven changes in Mediterranean grain trade mitigated famine but introduced the Black Death to medieval Europe. Commun Earth Environ 6, 986 (2025). https://doi.org/10.1038/s43247-025-02964-0
Leroy Ladurie E., 1961. Tempo di festa tempo di carestia, storia de clima dal’anno 1000, Einaudi.
Le Roy Ladurie E., 2004. Histoire humaine et comparée du climat, tome 1 : Canicules et glaciers (XIIIe-XVIIIe siècles), Paris, Fayard, 740 pp.
Max Plank Gesellschaft, 2022. Origins of the Black Death identified, https://www.mpg.de/18778852/origins-of-the-black-death-identified
La foto che precede il testo rappresenta una delle scene più emblematiche del film del 1957 “Il settimo Sigillo” di Ingmar Bergman e si ispira al tema delle danze macabre, molto diffuso nel tardo Medioevo.
(*) La picca militare svizzera era l’arma principale del quadrato svizzero, formazione di battaglia cui si deve la fama dei mercenari elvetici fra XIV e XVI secolo (https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/008622/2011-08-09/)