Interpretare i dati osservativi senza preconcetti ideologici, comporta oggi rischi cui ho avuto la ventura di espormi coi colleghi Gianluca Alimonti, Franco Prodi e Renato Angelo Ricci pubblicando l’articolo scientifico “A critical assessment of extreme events trends in times of global warming” e affrontando per questo un “battesimo del fuoco” che ci ha profondamente segnato.
E si badi bene che Gianluca Alimonti ed io possiamo dire di non esserci mai schierati contro un plausibile, sebbene da meglio circoscrivere e quantificare, effetto antropico sul clima terrestre. Ci siamo invece opposti a quel corollario mass-mediatico e politico della teoria AGW che è quello della “crisi climatica“, che da ricercatori rispettosi dei dati osservativi non possiamo acriticamente avvallare. Come si concilia infatti la supposta “crisi climatica” con l’aumento del 3-5% l’anno delle rese globali delle colture agrarie in atto dal 1961 o con il fortissimo calo della mortalità da catastrofi meteo-climatiche in atto dal 1940 o ancora con la stazionarietà del numero di catastrofi meteo-climatiche globali da quando i dati sono di qualità sufficiente per essere utilizzati (anno 2000)?
Su questi temi il 14 luglio 2026 Gianluca Alimonti è stato intervistato da Tom Nelson, il cui podcast propone dal 2007 interviste a ricercatori sui temi del clima e del cambiamento climatico. Fra i tantissimi intervistati ricordiamo Steven Koonin, Judith Curry, Richard Lindzen, Henrik Svensmark, Nir Shaviv, Ross McKitrick, Willie Soon, Nicola Scafetta, Samuele Furfari ed Andy May.
Una lista completa delle interviste di Nelson è disponibile qui e ogni intervista è corredata da un breve riassunto dei temi trattati, dalla trascrizione dell’intervista stessa e dalle slides eventualmente presentate. Nell’intervista del 14 luglio Gianluca Alimonti ha presentato e discusso una trilogia di articoli scientifici usciti fra il 2022 e il 2025:
– l’articolo A CRITICAL ASSESSMENT OF EXTREME EVENTS TRENDS IN TIMES OF GLOBAL WARMING (Alimonti et al., 2022) in cui si analizza una vasta gamma di serie temporali di eventi meteorologici estremi e di indicatori di risposta non rilevando chiare tendenze al peggioramento. Tale articolo è stato in seguito “retracted” dalla rivista scientifica European Physical Journal a seguito di una procedura inquisitoria innescata da un articolo scandalistico pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian. Tale articolo conteneva critiche infamanti da parte di “colleghi scienziati” che, ad ulteriore prova della malafede che li animava, non hanno poi tradotto tali critiche in uno scritto scientifico di contestazione che pure era stato loro richiesto. Tale triste episodio è emblematico, ad avviso di chi scrive, del carattere ideologico delle critiche stesse e del livello di degrado raggiunto dal dibattito sul tema del cambiamento climatico. Sulla vicenda della retraction e sulle sue motivazioni rinviamo i lettori interessati allo scritto “Breve cronistoria della vita travagliata dell’articolo e della sua retraction” a firma Alimonti-Mariani, a suo tempo uscito su Climatemonitor.
– l’articolo IS THE NUMBER OF GLOBAL NATURAL DISASTERS INCREASING? (Alimonti e Mariani, 2023) in cui si analizza il dataset EM_DAT (CRED – Università cattolica di Lovanio) sui disastri naturali globali, concludendo che l’aumento successivo al 1970 è dovuto in gran parte al “better reporting”, con una curiosa stabilizzazione dal 2000 circa, fatto questo ribadito ad esempio da Ritchie e Rosado (2024). A tale andamento si associa il rilevantissimo calo delle vittime dei disastri naturali, in atto ormai da quasi un secolo e che ad avviso di chi scrive testimonia non tanto la maggiore benignità del clima quanto lo sforzo del genere umano di contrastare la “dittatura del clima” (e più in generale delle catastrofi naturali quali ad esempio i terremoti e gli tsunami), sia con opere preventive atte a mitigare gli effetti degli eventi estremi sia con il potenziamento delle strutture operative di protezione civile.
– l’articolo QUANTIFYING THE CLIMATE CRISIS: A DATA-DRIVEN FRAMEWORK USING RESPONSE INDICATORS FOR EVIDENCE-BASED ADAPTATION POLICIES (Alimonti e Mariani, 2025) in cui si esorta la collettività a pervenire a una visione oggettiva della cosiddetta “crisi climatica”, di cui in tantissimi si riempiono oggi la bocca e che ha portato migliaia di comuni (ad es. il Comune di Milano di cui sia chi scrive che Gianluca abbiamo la ventura di essere sudditi) a dichiarare lo stato di “crisi climatica”, attivando appositi “gabinetti di crisi”. Con il nostro articolo si è proposto in sostanza di seguire un protocollo analogo a quello da tempo adottato per le crisi economiche che, data la delicatezza della questione, sono dichiarate solo a fronte del superamento di ben definiti valori soglia di indicatori specifici. A tal fine l’articolo ha anche sviluppato un esempio applicativo considerando 43 indicatori di impatto e risposta allineati all’approccio di IPCC AR6. Per inciso tale articolo è presentato e discusso su Climatemonitor nello scritto “Misurare le crisi climatica”.
In sintesi, il lavoro di ricerca che ha portato alla trilogia presentata nell’intervista a Tom Nelson si è proposto di stigmatizzare la rappresentazione distorta del trend dei disastri naturali oggi diffusa acriticamente da molti media allo scopo di deformare la percezione pubblica del rischio di disastri naturali. Ciò espone la popolazione mondiale al rischio più che mai concreto di politiche incoerenti sia a livello nazionale che internazionale, con conseguente spreco di risorse e/o distrazione di risorse dalla risoluzione di problemi ben più concreti. Ecco perché sarebbe oggi più che mai auspicabile un approccio razionale al cambiamento climatico come premessa per la definizione delle politiche di adattamento nei diversi settori socio-economici (energetico, agricolo, dei trasporti, della sanità, del turismo, ecc.) che siano sostenibili a livello economico, sociale ed ambientale.