In onta del grande interesse che dovrebbe stimolare gli uomini ad osservare l’andamento della grandine relativamente ai luoghi e ai tempi in cui succede, appena si hanno i seguenti troppo vaghi risultati:
Tempi,(1) La grandine, eccettuati pochissimi casi, cade di giorno e non di notte, (2) il dominio delle grandine comincia da noi a maggio e cessa col settembre e (3) essa è più frequente nei 3 mesi estivi
Luoghi (1) la grandine cade di rado al di là del 6o grado di latitudine; I temporali sono più deboli nella Norvegia che nei paesi meridionali. Nella Groenlandia sentesi rumoreggiare il tuono ma non vi cade tempesta; al contrario nelle regioni montuose del mezzogiorno i temporali sono frequentissimi; (2) nel nostro continente sono più frequenti le grandini che in Inghilterra. (3) in Francia, nel dipartimento del Nord, i villaggi sparsi intorno alle foreste sono più frequentemente devastati dalla grandine. La stessa osservazione era stata fatta in Lombardia: La pianura del lodigiano conta un ventesimo delle tempeste che affliggono il circondario de’ monti comaschi.
Melchiorre Gioia, Filosofia delle Statistica, Lugano, 1837, pag. 106.
di Luigi Mariani e Simone Parisi
1. Le attività di ricerca di CNR ISAC e il progetto H2Med
Per quanto riguarda le tendenze in atto e previste per il rischio di grandine, un contributo importante in termini di monitoraggio viene dal gruppo del CNR-ISAC di Bologna il quale ha in particolare applicato il metodo MWCC-H (Microwave Cloud Classification–Hail), che sfrutta la proporzionalità inversa tra radiazione ascendente e sezione trasversale del chicco nei canali 150–170 GHz dei radiometri passivi della costellazione GPM, permettendo di ottenere una climatologia omogenea per il bacino del Mediterraneo. L’analisi del periodo 1999–2021 (Laviola et al., 2022) ha documentato per l’hotspot Sud Italia – Balcani – Pianura Padana – Arco alpino il raddoppio della CAPE, l’innalzamento medio dello zero termico di ~400 m e un aumento del 30% degli eventi di large e super hail nel 2010–2021 (significatività >90%). Fra le attività del CNR si segnala il progetto H2Med — Hail Hazard in the Mediterranean (PRIN 2022 PNRR P2022X5MBJ, CNR-ISAC, 2023–2025), che integra satellite, rianalisi ERA5 e modellistica climatica per individuare le variabili chiave e sviluppare scenari futuri di rischio.
2. ESWD: European Severe Weather Database
L’European Severe Weather Database dell’ESSL raccoglie oltre 62.000 segnalazioni di grandine ≥2 cm, cresciute da circa 750 l’anno nel 2006 a oltre 10.000 l’anno nel 2024. Non consente però analisi affidabili dei trend in quanto si basa su reportistica manuale volontaria e disomogenea nello spazio (buona copertura in Germania, Austria e Nord Italia; copertura lacunosa nei Balcani e nel Mediterraneo meridionale) e nel tempo. L’aumento delle segnalazioni riflette in larga parte reporter e social più che una variazione fisicamente fondata. La non omogeneità dell’ESWD è documentata direttamente dall’ESSL e da Hulton & Schultz (2024).
Figura 1 – Danni a un impianto di Actinidia a Faenza causati dalla grandinata del 25 marzo 2025 a Faenza – foto Fabrizio Casadio (https://www.freshplaza.it/article/9717860/la-grandinata-mi-ha-devastato-40-ettari-di-frutteto/)
3. Alcune deduzioni
Da quanto in precedenza affermato emerge che alcuni indici (in particolare CAPE, altezza dello zero termico di bulbo umido) sono in crescita per effetto dell’aumento delle temperature, il che farebbe propendere per una crescita del potenziale grandinigeno. Al contempo però si coglie un problema di “better reporting” che grava su tutte le notizie di stampa e sullo stesso ESWD (European Severe Weather Database).
Per quanto attiene agli scenari futuri basati su modelli aggiungiamo due riferimenti bibliografici significativi:
1) l’articolo di Thurnherr et al. (2025) “The Effect of 3°C Global Warming on Hail Over Europe.pdf” prospetta la seguente risposta all’aumento temperature: “Aumento della frequenza delle grandinate estive nell’Europa nord-orientale (in cui dalle cartografie presentate pare curiosamente ricadere anche l’Italia…) e diminuzione verso sud-ovest per i giorni di grandine intensa e violenta, correlati a cambiamenti nel contenuto di vapore acqueo nella bassa troposfera, nell’energia potenziale convettiva disponibile e nell’inibizione convettiva. I giorni con grandine di piccole dimensioni diminuiscono generalmente in tutta l’Europa continentale, a causa dell’aumento della fusione dei chicchi di grandine cui si assiste in coincidenza con l’aumento dell’altezza del livello di fusione.”
2. l’articolo di Kahraman et al. (2025) “Future changes in severe hail across Europe, including regional emergence of warm-type thunderstorms” illustra un’analisi effettuata utilizzando simulazioni climatiche pan-europee a risoluzione convettiva di 2,2 km, giungendo a risultati in parte differenti rispetto ai precedenti studi basati su modelli a risoluzione più grossolana e su proxy ricavati dalle sole condizioni ambientali. Nelle simulazioni effettuate per lo scenario ad alte emissioni RCP8.5 [che sebbene implausibile e dunque non assimilabile ad un “Business as usual” (Van Vuuren et al, 2024), può rivelarsi utile per valutare l’andamento di determinati fenomeni in situazioni estreme), il potenziale di grandine severa — definita come grandine con diametro ≥ 2 cm — diminuisce complessivamente su gran parte dell’Europa, soprattutto durante l’estate e nell’Europa centrale. Tale diminuzione si verifica nonostante, in molte regioni e stagioni, aumentino i temporali caratterizzati da un elevato contenuto in graupel, fatto questo che secondo gli autori non si tradurrebbe necessariamente una maggiore frequenza di grandine severa al suolo. Alla diminuzione contribuirebbero l’innalzamento del livello di congelamento e della zona di crescita della grandine, il maggiore scioglimento durante la caduta, la riduzione della velocità delle correnti ascensionali all’interno della zona di crescita e, in alcune regioni, una diminuzione del wind shear verticale nello strato profondo (da 0 a 6 km di quota). L’importanza relativa di questi fattori varia geograficamente: ad esempio, sull’Italia durante l’estate l’innalzamento del livello di congelamento e il conseguente scioglimento risulterebbero particolarmente importanti, mentre altrove prevarrebbero l’indebolimento delle correnti ascensionali e del wind shear.
Il risultato relativo alla grandine molto grande (diametro ≥ 5 cm), è più complesso e non può essere sintetizzato come un aumento generalizzato. Il relativo potenziale diminuisce anch’esso nell’Europa centrale, ma meno rapidamente rispetto al potenziale complessivo di grandine severa, mentre può aumentare stagionalmente nell’Europa meridionale, soprattutto in autunno e in inverno. Gli autori individuano inoltre la possibile comparsa di “temporali di tipo caldo”, caratterizzati da livelli di congelamento molto elevati, nei quali i chicchi più grandi potrebbero comunque raggiungere il suolo grazie alla maggiore velocità di caduta. Questo meccanismo, particolarmente rilevante per l’Italia e il Mediterraneo, rimane però un’ipotesi da verificare con l’ausilio di dati osservativi.
Figura 2 – Danni da grandine evidenziati dalla variazione delle superficie fogliare per unità di superficie di suolo (Leaf Area Index – LAI in m2/m2) in un campo coltivato a mais in fioritura (Sibanda et al., 2023). L’immagine evidenzia l’estrema variabilità spaziale del danno.
4. Occorrerebbe disporre di più misure…
Alla luce di quanto sopra riportato ci coglie la sensazione di star “navigando nella nebbia”, il che è confermato dallo stesso report IPCC AR6, nel quale si evidenzia da un lato la “Low confidence in past trends in hail and winds and tornado activity due to short length of high-quality data records” (capitolo 11, pag. 1532) e dall’altro la “low confidence in projections of small-scale phenomena such as tornadoes and hail storms.” (capitolo 11, pag. 1585). Lo stesso report IPCC afferma inoltre che “The SREX assessed that there is low confidence in observed trends in tornadoes and hail because of data inhomogeneities and inadequacies in monitoring systems.” (capitolo 11, pag. 1594) e ancora “The high spatial variability of hail suggests it is reasonable that there would be local signals of both positive and negative trends, and the trends that are occurring in hail globally are uncertain.” (capitolo 11, pag. 1595).
Di fronte ai rilevanti livelli d’incertezza e alla luce degli importanti interessi economici in gioco, specie in un ambito sovrappopolato e ricchissimo di infrastrutture come l’Italia, sarebbe estremamente utile disporre di reti di misura della grandine basate sia su grelimetri sia su strumenti di misura automatici sul tipo di impattometri alias disdrometri (Li et al., 2024). Ciò si giustifica da un lato con l’esposizione e la vulnerabilità al pericolo grandine di settori strategici come l’agricoltura, l’edilizia, i trasporti e l’energia (si pensi al fotovoltaico) e dall’altro con gli interessi contrastanti dei consumatori e delle compagnie assicurative. Occorre peraltro ricordare che sulla realizzazione di reti di monitoraggio rappresentative incide in modo rilevante l’estrema variabilità spaziale del fenomeno che si traduce ad esempio nel fatto che un singolo campo coltivato che sia stato colpito da una grandinata possa presentare aree con intensità di danno sensibilmente diversa (figura 2).
5. La prevedibilità della grandine
Un cenno finale merita infine il tema della prevedibilità della grandine. Al riguardo possiamo dire che le previsioni meteorologiche operative di grandine a brevissimo (now-casting) e breve termine (fino a 72 ore) scontano tre limiti principali: l’elevata sensibilità del fenomeno alle condizioni iniziali, che sono solo parzialmente note, la microfisica delle nubi e dei cambiamenti di stato al loro interno e il carattere quasi-stocastico delle traiettorie dei chicchi all’interno della nube. Pertanto se le situazioni potenzialmente favorevoli alla caduta di grandine su pixel di 100–500 km sono prevedibili con buona accuratezza fino a 6-24 ore, la previsione a scala comunale rimane probabilistica.
Bibliografia
Hulton, F., & Schultz, D. M. (2024). Climatology of large hail in Europe: characteristics of the European Severe Weather Database. Natural Hazards and Earth System Sciences, 24, 1079–1098. DOI: 10.5194/nhess-24-1079-2024.
Kahraman, A., Kendon, E. J., Fowler, H. J. & Short, C. J. (2025). Future changes in severe hail across Europe, including regional emergence of warm-type thunderstorms. Nature Communications, 16, 8438. DOI: 10.1038/s41467-025-62780-0.
Laviola et al. (2022) Hail Climatology in the Mediterranean Basin (GPM 1999–2021), Remote Sensing 14(17), 4320.
Laviola et al. (2023) Eos, AGU. H2Med — PRIN 2022 PNRR P2022X5MBJ, CNR-ISAC. Hulton & Groenemeijer (2024) NHESS 24, 1079–1098. Púčik et al. (2019) MWR 147. ESWD/ESSL, eswd.eu. ARPA Piemonte, ARPAE, Regione Marche — rapporti 2026.
Li, Y.; Mou, X.; Kang, J.; Zhu, S.; Fan, Y.; Fan, H.; Wei, X.; Chen, D.; Ren, S.; Jia, S.; et al. The Development of a Hailstone Disdrometer and Its Preliminary Observation in Aksu, Xinjiang. Atmosphere 2024, 15, 823. https://doi.org/10.3390/atmos15070823
Sibanda M. et al., 2023. Remote sensing hail damage on maize crops in smallholder farms using data acquired by remotely piloted aircraft system, Smart Agricultural Technology, Volume 6, 2023, 100325, ISSN 2772-3755, https://doi.org/10.1016/j.atech.2023.100325.
Van Vuuren and 43 co-authors, 2026. The Scenario Model Intercomparison Project for CMIP7 (ScenarioMIP-CMIP7), Geosci. Model Dev., 19, 2627–2656, https://doi.org/10.5194/gmd-19-2627-2026
