di Simone Parisi
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Tra luglio 2021 e aprile 2023 la calotta glaciale antartica ha registrato un aumento di massa di circa 695 miliardi di tonnellate, un dato che potrebbe sembrare in contrasto con il trend globale di riduzione dei ghiacci. In realtà non c’è alcuna contraddizione.
L’aumento è stato temporaneo e concentrato soprattutto nell’Antartide orientale, in particolare tra Queen Mary Land e Wilkes Land, dove si è verificato un eccezionale accumulo di neve. La causa principale: nevicate straordinarie
La massa di una calotta glaciale dipende dal bilancio tra la neve che si accumula sulla superficie e il ghiaccio che viene perso verso l’oceano.
Tra il 2021 e il 2023 le precipitazioni nevose sono state talmente abbondanti da compensare, e temporaneamente superare, le perdite di ghiaccio.
Il nuovo studio pubblicato su Nature collega questo episodio a un’anomalia persistente delle temperature oceaniche nella Tropical Warm Pool, tra Pacifico occidentale e Oceano Indiano orientale.
Il riscaldamento di questa vasta area tropicale ha modificato la circolazione atmosferica, innescando onde di Rossby capaci di propagarsi fino alle alte latitudini australi.
La configurazione risultante ha favorito un intenso trasporto di umidità verso l’Antartide orientale, anche attraverso fiumi atmosferici, con conseguenti nevicate eccezionali.
Più caldo non significa sempre meno neve. Nelle zone interne dell’Antartide le temperature restano ampiamente sotto lo zero. Per questo un’atmosfera più ricca di vapore acqueo può, in determinate condizioni, produrre più precipitazioni nevose e quindi più accumulo di ghiaccio.
Questo non significa però che il riscaldamento globale favorisca automaticamente la crescita della calotta antartica.
Gli autori dello studio indicano infatti che l’episodio 2021-2023 è stato dominato soprattutto dalla variabilità naturale della circolazione atmosferica e oceanica, non da un’inversione del trend climatico.
Il trend di lungo periodo resta negativo. Su scale temporali più lunghe, l’Antartide continua infatti a perdere massa. Tra il 2003 e il 2024 la perdita media è stata di circa 140 miliardi di tonnellate all’anno.
Anche i ghiacciai montani a livello globale continuano a ridursi rapidamente: tra il 2000 e il 2023 hanno perso in media circa 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno, con un’accelerazione delle perdite negli ultimi anni.
Il punto fondamentale è quindi distinguere tra un’anomalia regionale di pochi anni e una tendenza climatica pluridecennale.
L’aumento di massa osservato in Antartide tra il 2021 e il 2023 non rappresenta un’inversione della perdita globale dei ghiacci, ma un episodio eccezionale legato soprattutto a nevicate straordinariamente abbondanti.
Va inoltre ricordato che si parla della calotta glaciale continentale, non del ghiaccio marino antartico, che negli stessi anni ha invece raggiunto estensioni particolarmente basse.
Il caso antartico mostra quindi quanto il sistema climatico sia complesso: riscaldamento globale, circolazione atmosferica, oceani e precipitazioni possono produrre temporaneamente segnali regionali diversi, senza modificare il trend generale di lungo periodo.
Riferimenti
Wang Y. et al., Multiyear tropical warm pool warming drives slowdown in Antarctic mass loss, Nature, 656, 897–904 (2026), doi:10.1038/s41586-026-10912-x.
Kolbe M. et al., Atmospheric rivers and winter sea ice drive recent reversal in Antarctic ice mass loss, Communications Earth & Environment, 7, 255 (2026), doi:10.1038/s43247-026-03242-3.
Wang S. et al., Strong impact of the rare three-year La Niña event on Antarctic surface climate changes in 2021–2023, npj Climate and Atmospheric Science, 8, 173 (2025), doi:10.1038/s41612-025-01066-0.
The GlaMBIE Team, Community estimate of global glacier mass changes from 2000 to 2023, Nature, 639, 382–388 (2025), doi:10.1038/s41586-024-08545-z.