Ipotesi invernali con la ricerca collegata al modello IZE

Con piacere ho accettato l’invito di Guido di dare un ulteriore contributo di conoscenza a chi legge gli articoli di questo portale verso il faticoso sforzo di poter anticipare in qualche modo le vicende meteorologiche invernali seguendo gli accadimenti autunnali. Attualmente, a parte il noto lavoro di Judah Cohen che tra l’altro ha intrapreso un’ulteriore altra via, in Italia ci sono tre soggetti che stanno lavorando in questa direzione. Uno fa capo allo studio denominato OPI del CSCT (www.csctmeteo.it), di cui è stato qui già pubblicato un articolo, un altro è il lavoro facente capo allo studio denominato IZE il cui proprietario intellettuale è chi vi scrive (Meteo Dolomiti) e ultimo, ma non ultimo, un lavoro in itinere (come sono tutti tra l’altro) di Andrea Zamboni già facente parte del gruppo OPI della prima ora dove qui: https://www.arasky.it/Astronomy/Reports/1 potete trovare alcuni interessanti lavori di approfondimento.

Introduzione

Come tutti ormai sanno, o almeno credo, i quattro attori di questa metodica hanno intuito che il carattere assunto dal vortice polare troposferico trova il suo imprinting nel periodo autunnale e nella fattispecie in un periodo particolare, ottobre, nel quale per un mix di ragioni (molte ancora poco chiare) inizia la formazione di quello che poi diventerà il nuovo vortice polare nella stagione più intrigante che molti aspettano, l’inverno. Volendo parafrasare siamo tutti in attesa di sentire i sui primi vagiti per poi immaginare come diventerà da grande. L’intuizione scontata ma non troppo dei soggetti di cui sopra si basa sul fatto che studiare il comportamento del vortice polare stratosferico nelle sue fasi iniziali può essere (ma non sempre) un interessante tracciante per identificare le successive caratteristiche che assumerà nella sua fase di maturità invernale.

Detto questo non posso pronunciarmi su ciò che non conosco e in particolare mi riferisco ai lavori di studio altrui però posso addentrarmi un pochino su ciò che mi riguarda ovvero l’IZE. Intanto, per quelli che non lo sanno, l’acronimo identifica un Indice di Zonalità Emisferica. Un primo problema di tipo macroscopico, quanto ovvio, sta nel fatto che la natura non ha un calendario con appiccicati dei post-it per ricordarsi che il primo di ottobre scatta l’ora di accendere i motori al vortice polare ma bisogna sapere interpretare, tramite l’osservazione, quando inizia questo momento che dunque può fluttuare orizzontalmente lungo l’asse del tempo anticipandolo o posticipandolo, motivo per il quale oggi l’IZE osserva l’intero trimestre da settembre a novembre con modalità di attenzione diverse da mese a mese. Ora non mi addentrerò, anche per ovvie ragioni, nella spiegazione tecnica di ciò che sta dietro le quinte di questo indice che tra l’altro ad ogni versione e/o revisione ha visto parecchie modifiche tanto che ora il suo nome forse non gli rende più tanto merito. Concludo questa ormai lunga introduzione (ma doverosa altrimenti il lettore non può intuire fino in fondo il livello sperimentale che ritengo abbia ancora questa ricerca rischiando di farsi idee sbagliate o costruendo aspettative troppo elevate) dicendo che a mio modestissimo parere questo tentativo di modellazione, anche se costellato da numerose versioni e revisioni (ormai l’IZE ne conta 7) non verrà mai compiutamente alla luce se non si comprenderanno appieno le singole cause e relative interazioni che imprimono una caratteristica “genetica” specifica al costituendo vortice polare stratosferico. Piccole variazioni producono, successivamente, grandi effetti.

Analisi dei dati e prognosi invernale

Detto questo in figura 1 è possibile notare l’output grafico dell’elaborazione numerica del modello IZE rappresentante l’attività d’onda. La curva in colore nero evidenzia la media risultante di tutte le zone appartenenti geograficamente alle onde 1, 2 e 3 ed anche la loro versione spostata con relativi e conseguenti treni d’onda. Le curve colorate in tratteggio rappresentano appunto le singole onde in ogni posizione geografica analizzata e tutte comprese tra le latitudini 60°N e 90°N. Questa scelta è dovuta al fatto che la mia intenzione è indagare esclusivamente sulle onde capaci di agire nel cuore del vortice polare troposferico nella stagione invernale oggetto di prognosi. Al di sotto di questa fascia latitudinale la presenza anticiclonica è più che naturale e ai fini dello studio introdurrebbe solo ulteriori segnali di rumore.

Il pannello 2 raccoglie i grafici per singole zone geografiche contrassegnati dalle lettere A, B e C corrispondenti alle zone attenzionate in fase di prognosi (Pacifico, Atlantico e asiatico) sia per quanto concerne la variabile IZE, ovvero lo stretto indice di zonalità, che per l’attività d’onda. Il riquadro D esprime graficamente gli indici IZE e l’attività d’onda normalizzati per tutte le zone. Ovviamente tutto, semmai ce ne fosse stato il bisogno, riferito alla entrante stagione invernale 2025-2026.

Dall’elaborazione si nota come l’attività d’onda per l’intera stagione (vedi grafico D) è attesa molto attiva e saldamente presente in zona artica. Le fasi di minima attività sono quelle nelle quali i valori rientrano nella media climatologica del periodo e si capisce quindi che è lecito aspettarsi una stagione diversa rispetto le precedenti. Sempre dallo stesso grafico si evidenzia, però, come la componente zonale del vento alle alte latitudini sia piuttosto marcata per poi da gennaio prossimo scendere vistosamente. Per la valutazione di questo interessante aspetto dedicherò alcune righe più avanti in conclusione.

A prima vista potremmo dire che la previsione per la prima fase invernale possa essere contraddistinta sì da una attività d’onda importante ma costantemente messa sotto pressione da un regime zonale piuttosto vivace riducendosi a pochi o scarsi effetti. Però se guardiamo al pannello 2 notiamo che per quanto riguarda il flusso zonale l’areale che più influenza il dato medio atteso è la zona asiatica, grafico C. La zona pacifica, grafico A, alterna nella prima parte stagionale fasi zonali intense a frenate per poi calare bruscamente nella seconda parte. L’area atlantica, grafico B, è contraddistinta da velocità zonali alle alte altitudini quasi sempre piuttosto deboli con qualche sporadico tentativo di ripresa che è possibile collocare tra la prima decade di novembre e la metà dello stesso mese (già sperimentato) e tra la seconda parte della prima decade di dicembre e la metà dello stesso mese. Sembra fare eccezione un piccolo picco collocabile all’intorno della terza decade di febbraio ma comunque molto prossimo ai valori medi per il periodo e quindi non eclatante. Per l’attività d’onda la zona pacifica segnala un’alta attività dalla prima decade di dicembre, con valori a salire, per trovare la sua massima espressione tra la metà e la fine del mese per poi gradualmente calare pur mantenendosi alta fino a fine gennaio per giungere solo ad inizio marzo con attività prevista sotto media. L’areale atlantico, invece, sembra contraddistinto da una continuità di anomalia positiva di geopotenziale ad alta latitudine per l’intera stagione il che fa supporre che anche nei periodi di rinforzo del getto, che tra l’altro abbiamo già osservato essere mai troppo oltre la media climatologica, la linea delle tempeste – o stormtrack -conservi sempre una traiettoria bassa o medio-bassa di latitudine. In pratica lunghe fasi anticicloniche nel Mediterraneo sembrano poco probabili.

Conclusioni

Detto questo come possiamo tradurre il tutto in una previsione o meglio una linea di tendenza?

I dati ottenuti inducono a pensare che la prossima stagione invernale sia caratterizzata da una notevole variabilità. La costante presenza di attività d’onda alle alte latitudini determinerà un abbassamento del flusso zonale atlantico con frequenti ingressi perturbati. L’elevata zonalità alle alte latitudini asiatiche mi induce a ritenere che nella zona artico-siberiana si sviluppi un’anomalia positiva di geopotenziale che potrebbe a tratti saldarsi con le anomalie positive sul settore scandinavo e comunque attivamente responsabili a veicolare masse d’aria continentali in moto retrogrado. Questa dinamica potrebbe trovare le sue maggiori probabilità di sviluppo tra la fine del corrente anno e l’inizio del prossimo, o giù di lì, quando dal grafico B si notano anche valori bassissimi, quasi da record, di flusso zonale alle alte latitudini. Tali configurazioni lasciano sempre il Mediterraneo centro-occidentale esposto a ciclogenesi quale sede di contatto tra le masse d’aria fredde continentali e quelle più miti atlantiche in ingresso a bassa latitudine.

Nella seconda parte dell’inverno i massimi segnali dell’attività d’onda si riscontrano migrare tra la zona canadese orientale e la Groenlandia. Per l’Europa centro-meridionale la situazione non sembra cambiare molto sotto il profilo della grande variabilità atmosferica che però potrebbe essere maggiormente contraddistinta da un più attivo ingresso basso atlantico della stormtrack dopo una fase meridiana. Ora è il momento, come scritto un po’ di righe fa, di avviare una riflessione circa la componente zonale, grafico D, che dalla metà circa di gennaio è prevista calare se non precipitare vistosamente. Questo aspetto mi induce a pensare che tra la terza decade di dicembre e la prima decade di gennaio possa svilupparsi uno strawarming importante (tipo, modalità ecc. andranno viste semmai al momento; non siamo in possesso di sfere di cristallo da interrogare) che giustificherebbe anche il graduale spostamento retrogrado del segnale positivo di geopotenziale dalla zona scandinava verso la Groenlandia e il Canada orientale.

Dunque in definitiva per  l’Italia (dato medio) possiamo immaginare la prossima stagione invernale piuttosto dinamica con pluviometria nella norma o anche un po’ eccedente la stessa. Le temperature potrebbero risultare tra la media e un po’ sotto media al Nord mentre in media o leggermente sopra al meridione. Dunque quest’anno ci sono interessanti possibilità di un buon innevamento naturale sulle Dolomiti che potrà favorire panorami da favola e un aiuto concreto a chi sta organizzando le prossime olimpiadi invernali di Milano-Cortina, vista la penuria di neve naturale avuta nelle due/tre passate stagioni.

Facebooktwitterlinkedinmail