
(TEMPOITALIA.IT) A volte, come quest’anno, l’inverno europeo procede su binari tranquilli. Temperature sopra media, perturbazioni atlantiche o anticicloni persistenti, nulla che faccia pensare a un’irruzione di gelo imminente. Poi, d’un tratto, il quadro cambia. L’aria si irrigidisce, i termometri crollano e la neve arriva dove nessuno la stava aspettando. Una sorpresa? Non proprio. Piuttosto il risultato di meccanismi atmosferici che, quando si allineano, possono trasformare l’Europa e l’Italia in un ambiente pienamente invernale nel giro di uno o due giorni. Succederà anche quest’anno? Il quadro è fosco almeno fino all’inizio della terza decade di Dicembre, ma dopo tutto può ancora accadere.
Perché il freddo può arrivare all’improvviso
L’atmosfera è governata da grandi strutture: il Vortice Polare, le onde planetarie, la disposizione delle aree di alta pressione e delle depressioni. Per settimane può dominare un equilibrio che non lascia spazio a discese fredde; poi basta uno spostamento dell’anticiclone verso il nord Europa, un indebolimento del getto polare o una pulsazione verso sud di aria siberiana per ribaltare tutto.
Spesso queste transizioni avvengono in modo repentino perché la circolazione, pur instabile, rimane “silenziosa” fino al momento in cui un evento in quota — talvolta legato agli indici AO e NAO o a riscaldamenti della stratosfera — apre un corridoio gelido verso le medie latitudini. L’aria continentale, molto densa e pesante, scorre velocemente verso il Mediterraneo, provocando un raffreddamento verticale potentissimo.
In questi casi non è raro vedere previsioni che, fino a una settimana prima, mostrano un quadro mite; poi un rapido riassetto sinottico stravolge completamente la tendenza e il gelo prende il sopravvento.
Gennaio 1979: il gelo che calò sull’Europa in 24 ore
L’ondata di inizio Gennaio 1979 rimane uno degli esempi più chiari di quanto rapido possa essere il collasso termico. In Europa orientale e in Russia, le temperature precipitarono fino a un clamoroso -58,1°C a Ust’-Ščuger (estremo nord-est della Russia europea), tuttora record di freddo europeo, mentre l’Italia sperimentò uno dei cali termici più drastici del secondo dopoguerra.
Tra il 2 e il 3 Gennaio, l’aria artico-continentale sfondò sull’Adriatico e poi sulla Penisola: in quota la temperatura passò da valori positivi a circa -12°C, con punte ancora più basse sulle Alpi. In montagna, come al Pordoi e sul Monte Amiata, le minime scesero in poche ore di oltre 15°C. Il risultato fu un gelo improvviso, accompagnato da nevicate sparse e da venti tesi da est.
La struttura sinottica era quella tipica delle irruzioni più dure: anticiclone molto robusto sulla Russia europea, corrente continentale retrograda, pressione bassa sul Mediterraneo centrale. L’aria gelida, una volta messa in moto, raggiunse l’Italia con un’efficienza sorprendente.
Inizio Gennaio 1985: il gelo prima della grande nevicata
Il famoso episodio del 1985 viene ricordato soprattutto per la grande nevicata del 13-16 Gennaio, ma il gelo più intenso arrivò alcuni giorni prima. Nei primi giorni del mese, infatti, una poderosa massa d’aria continentale scivolò verso sud-ovest grazie alla formazione di un ponte anticiclonico tra la Scandinavia e la Russia.
L’Italia si ritrovò rapidamente sotto isoterme rigidissime, con valori a 850 hPa inferiori a -15°C su molte regioni del Nord. Le temperature minime toccarono livelli notevolissimi: nelle vallate interne dell’Appennino si scese fino a -20°C, in pianura il gelo divenne diffuso e persistente con punte incredibili di -28°C nella pianura emiliana e di -25°C in Toscana nella Valle dell’Arno.
Il terreno, già raffreddato e poi innevato, aumentò sensibilmente l’effetto albedo, rafforzando ulteriormente il freddo. Quando, nella seconda decade del mese, arrivò la perturbazione atlantica, la colonna d’aria era così fredda da permettere nevicate storiche anche in aree normalmente miti.
Dicembre 1996: neve e gelo dal Nord-Ovest al Centro Italia
La fase tra il 26 e il 31 Dicembre 1996 rimane uno degli episodi più significativi degli anni ’90 per rapidità, estensione e caratteristiche delle precipitazioni. Una massa d’aria artico-continentale avanzò verso l’Europa centro-meridionale grazie a un robusto anticiclone posizionato sull’Europa centro-settentrionale, configurazione che costrinse l’aria gelida a muoversi in modo retrogrado da est verso ovest.
L’ingresso della corrente fredda ebbe due effetti distinti. Da un lato, un deciso calo termico: le temperature scesero rapidamente sottozero su vaste aree della Pianura Padana e dell’Italia centrale, con gelate diffuse anche in prossimità delle coste esposte ai venti orientali. Dall’altro lato, si generarono condizioni ideali per nevicate importanti ogni volta che l’aria fredda interagiva con l’umidità presente sul Mar Ligure e sul Tirreno.
Il risultato fu una distribuzione della neve decisamente ampia. Nel Nord-Ovest, e in particolare in Liguria, la massa d’aria gelida combinata con l’umidità marittima portò nevicate molto abbondanti: a Genova, nella sera del 31 Dicembre, il manto nevoso raggiunse spessori fino a 30 cm. Le strutture urbane e la viabilità ne risentirono immediatamente, segno della portata dell’evento.
Nevicate molto abbondanti interesseranno anche Toscana e Umbria tra il 28 e il 29 Dicembre, con accumuli consistenti, spesso di decine di centimetri, sia su colline sia in alcune città delle zone interne. L’interazione tra aria fredda continentale e minimi depressionari sul Tirreno favorì nevicate diffuse, con scenari invernali insoliti per molte località. In varie aree interne del Centro, l’accumulo fu tale da generare successivamente problemi legati al rapido scioglimento, per il successivo e rapido arrivo dello scirocco, episodio studiato anche per gli effetti sul territorio.
Cosa insegnano questi episodi
Gli eventi del 1979, 1985 e 1996 mostrano che il freddo improvviso non è affatto un’anomalia, ma una possibilità concreta dell’inverno europeo. Dipende da come si comportano il Vortice Polare, la circolazione emisferica, gli indici AO e NAO, senza dimenticare le dinamiche della stratosfera, e dal modo in cui l’aria continentale può incanalarsi verso sud.
Quando la sinottica permette la formazione di un “autostrada” gelida dall’est Europa, il Mediterraneo reagisce in poche ore. Ed è in quei momenti che l’Italia, anche senza segnali a lunga scadenza, può trovarsi immersa nel gelo più autentico dell’inverno.
Credit: The association between stratospheric weak polar vortex events and cold air outbreaks in the Northern Hemisphere, analisi storiche ECMWF, NOAA; ricostruzioni sinottiche d’archivio; dati e letteratura su AO, NAO e dinamiche del Vortice Polare. (TEMPOITALIA.IT)
Gelo e neve improvvisi: Dicembre e Gennaio possono ribaltare l’Inverno in poche ore