
C’è un elemento chiave nel meteo che negli ultimi giorni sta attirando l’attenzione degli esperti. Un segnale monitorato con cautela, perché parla di tendenze e non di certezze. Ma il messaggio di fondo è chiaro: qualcosa sta cambiando nella circolazione atmosferica che interessa il nostro Paese.
L’ipotesi di nevicate a fine anno non nasce da suggestioni, bensì dall’analisi combinata di più parametri atmosferici. Tutti concordanti nel delineare uno scenario potenzialmente più invernale rispetto a quanto osservato nelle ultime stagioni.
Amplificazione artica e squilibri termici
Il processo chiave è noto come amplificazione artica. Si verifica quando le regioni polari, in particolare il settore del Polo Nord, registrano temperature superiori alla media storica. Questo riduce il contrasto termico tra le alte latitudini e le aree temperate, alterando l’equilibrio su cui si regge la circolazione atmosferica emisferica.
Negli ultimi anni, la diminuzione del ghiaccio marino ha accentuato il fenomeno, soprattutto sul lato europeo dell’Artico. In Nord America, questa configurazione ha favorito frequenti irruzioni di aria gelida. In Europa, invece, si sono osservate più spesso fasi miti e anticicloniche. Uno schema che non è però immutabile.
Il ruolo del Jet Stream
Il collegamento passa dal Jet Stream, il flusso d’aria ad alta quota che scorre da ovest verso est separando l’aria fredda polare da quella più mite temperata. La sua velocità dipende dalla differenza di temperatura tra Polo ed Equatore.
Quando questo gradiente è elevato, il getto resta teso e lineare. Il freddo rimane confinato a nord.
Quando invece il Polo si riscalda più rapidamente, come avviene durante l’amplificazione artica, il Jet Stream rallenta e diventa ondulato. Le correnti fredde trovano così nuove vie verso sud.
AO e NAO: segnali invernali da non ignorare
In questo contesto si inserisce il comportamento degli indici atmosferici. L’Oscillazione Artica (AO) mostra una tendenza verso valori fortemente negativi, segnale di un Vortice Polare meno compatto e più vulnerabile agli scambi meridiani.
Anche l’Oscillazione Nord Atlantica (NAO) è prevista su valori negativi. Questo parametro descrive la distribuzione delle pressioni tra Atlantico settentrionale ed Europa e, quando scende sotto lo zero, favorisce configurazioni di blocco e discese fredde verso il Mediterraneo. Una combinazione che statisticamente aumenta il rischio di fasi invernali marcate.
Blocchi atmosferici e Mediterraneo coinvolto
Le ondulazioni del Jet Stream possono tradursi in situazioni di blocco. Negli ultimi anni, sull’Europa si è osservata una maggiore persistenza delle alte pressioni, con onde atmosferiche quasi immobili per giorni o settimane.
In inverno, questi blocchi possono precedere fasi opposte. Prima stabilità, poi irruzioni fredde e maltempo. È uno schema già visto. Dicembre è iniziato con condizioni miti e anticicloniche, ma l’evoluzione attuale apre a scenari diversi.
Quando le alte pressioni si posizionano tra Mare del Nord e Scandinavia, il Bacino del Mediterraneo diventa il naturale sbocco delle masse d’aria fredda. In presenza di mari relativamente miti, i contrasti aumentano. E con essi la probabilità di neve a quote basse.
Cosa aspettarsi nei prossimi periodi
Le tendenze del modello ECMWF indicano per l’Europa un possibile raffreddamento persistente a partire da Natale. Non si parla di gelo estremo, ma di condizioni meteo più vicine alla normalità invernale, con un aumento delle probabilità di neve e di fasi fredde durature.
Negli ultimi decenni, le festività hanno spesso avuto caratteristiche quasi primaverili. Quest’anno, invece, l’inverno potrebbe tornare a farsi sentire davvero. Con prudenza. Senza certezze assolute. Ma con indici che, questa volta, meritano attenzione.
Crediti: ECMWF, NOAA – Global Forecast System, ICON, AROME, ARPEGE, Copernicus.
Meteo: tanta neve in arrivo, perché l’amplificazione artica sarà decisiva