Meteo: la Bomba di Capodanno! il modello ECMWF rincara la dose, sarebbe grande neve

Meteo post Natale: l’Italia nel mirino di freddo e neve a bassa quota

C’è una strana elettricità nell’aria quando si avvicinano le feste, una sorta di attesa che va oltre i regali da scartare o i menu dei cenoni da pianificare. È quella sensazione tutta particolare che provano gli appassionati di meteorologia – e diciamolo, anche chi soffre il freddo ma sotto sotto spera nella magia bianca – quando i modelli matematici iniziano a “fiutare” qualcosa di grosso. Abbiamo passato giorni a scrutare mappe che sembravano quasi indecise, un po’ pigre, ma ora le cose stanno cambiando. E in fretta.

Se fino a ieri parlavamo di ipotesi vaghe per il periodo natalizio, adesso l’attenzione si sposta prepotentemente su quello che succederà subito dopo. Il “dopo feste”, insomma. Le tendenze più recenti, quelle che abbiamo analizzato con una certa cura stamattina, non lasciano molto spazio ai dubbi sul cambio di scenario: l’Italia potrebbe finire dritta nel mirino di una massiccia ondata di freddo. Non è ancora una certezza scolpita nella pietra – in meteorologia la parola certezza è bandita, lo sapete – ma gli indizi sono tanti e convergono tutti verso una svolta invernale cruda, forse la più interessante di questo inizio stagione.

 

Il ribaltone atmosferico dopo Santo Stefano

Dimenticate per un attimo la classica mitezza che talvolta accompagna le feste, quel “non inverno” che ci ha spesso deluso negli anni passati. Questa volta i supercalcolatori sembrano aver preso una strada diversa. Le elaborazioni più aggiornate ci suggeriscono che il vero sblocco, il momento in cui l’ingranaggio atmosferico girerà verso il freddo, potrebbe avvenire tra il 27 dicembre e il 28 dicembre.

È in questo preciso intervallo temporale che ci aspettiamo l’ingresso di masse d’aria decisamente più rigide. Ma attenzione, non immaginiamoci subito il gelo siberiano che ti congela il respiro all’istante – quello, forse, verrà dopo. In questa prima fase si tratterà di un’irruzione proveniente dalle alte latitudini, aria artica marittima, fredda sì, ma non “secca” e tagliente come quella continentale russa.

L’effetto immediato? Un calo sensibile delle temperature. I termometri inizieranno a scendere, prima timidamente e poi con più decisione, soprattutto al Nord Italia e sulle regioni centrali. Saranno queste le prime aree a dover fare i conti con il cambio di guardaroba definitivo. Cappotti pesanti, sciarpe, guanti: servirà tutto. Si scenderà al di sotto delle medie stagionali, e anche se non sarà un crollo da record storico, la differenza rispetto ai giorni precedenti si sentirà eccome sulla pelle. Sarà quel freddo che ti entra nelle ossa, umido e pungente.

 

Europa divisa in due

Per capire cosa sta succedendo nel nostro piccolo orticello, bisogna allargare lo sguardo. Se osserviamo la scacchiera del meteo a livello continentale, notiamo movimenti imponenti, quasi da manuale di meteorologia sinottica. L’Europa si sta preparando a vivere una dicotomia affascinante.

A oriente, verso la Russia e l’Est europeo, si sta accumulando un serbatoio di gelo notevole, un vero e proprio “lago freddo” pronto a traboccare. Dall’altra parte, sul Regno Unito e sull’ovest del continente, resistono correnti più miti, oceaniche, che tentano di fare da barriera. E l’Italia? Noi, come spesso accade per la nostra posizione geografica “scomoda” ma strategica, potremmo trovarci proprio nel mezzo. Tra l’incudine e il martello.

Questa posizione di confine è la più difficile da prevedere. Basta uno spostamento dell’Alta Pressione di qualche centinaio di chilometri – un’inezia su scala planetaria – per cambiare le sorti del nostro inverno. Se il blocco anticiclonico dovesse salire troppo a nord, verso la Scandinavia, aprirebbe la porta a correnti retrograde gelide. Se invece dovesse “spanciare” troppo sul Mediterraneo, ci ritroveremmo con il sole e qualche nebbia. Ma al momento, la via del freddo sembra la più probabile.

 

Il Nord Ovest e il sogno della neve

Parliamo di neve, perché alla fine è questo che tutti vogliono sapere. “Nevicherà da me?”. È la domanda che intasa le caselle di posta di ogni redazione meteo. Ebbene, in questo scenario post-natalizio, c’è una zona che merita un bollino rosso – o meglio, bianco – di attenzione: l’ovest del Piemonte.

La dinamica è interessante. Quando l’aria fredda entra dalla Valle del Rodano o valica le Alpi da nord-ovest, si crea spesso quel fenomeno che i tecnici chiamano “cuscinetto freddo” in Val Padana. L’aria gelida, più pesante, rimane incollata al suolo, intrappolata tra le montagne. Se sopra questa aria fredda scorre aria più umida in arrivo da sud o da est, ecco che la magia si compie.

Non ci sarebbero, stando ai dati attuali, le condizioni per nevicate diffuse su tutta la pianura o sulle coste, ma in prossimità dei rilievi alpini piemontesi i fiocchi potrebbero spingersi davvero in basso. Quote collinari, fondovalle, forse anche tratti di alta pianura cuneese o torinese potrebbero vedere il paesaggio imbiancarsi. È una possibilità concreta, non una certezza, ma gli amanti della dama bianca in quelle zone farebbero bene a tenere le pale a portata di mano.

 

L’incognita Adriatica

C’è poi l’altro versante, quello adriatico, che vive di regole tutte sue. Qui il gioco è diverso. Non serve il “cuscinetto”, qui serve l’impatto diretto. Se la colata fredda dovesse scendere con una traiettoria più orientale, colpendo in pieno l’Italia, l’interazione tra l’aria gelida e la superficie più tiepida del mare Adriatico innescherebbe l’instabilità. È il famoso “Adriatic Snow Effect”, seppur in versione ridotta.

Le regioni a rischio? Marche, Abruzzo, Molise. Qui, molto dipenderà dall’esatta inclinazione delle correnti. Se i venti da nord-est – la tramontana o il grecale – soffieranno con la giusta angolazione, potremmo assistere a rovesci nevosi fin sulle zone collinari. E in certi casi, quando l’aria è particolarmente instabile, la neve può fare la sorpresa e scendere fino ai fondovalle o quasi sulla costa.

Immaginate i borghi dell’entroterra abruzzese o marchigiano sotto una spolverata bianca proprio nei giorni tra il Capodanno e l’Epifania. Sarebbe uno scenario da cartolina, perfetto per chiudere le feste. Ma anche qui, l’incertezza regna sovrana: basta che il nucleo freddo passi un po’ più a est, sui Balcani, e noi vedremmo solo tanto vento e cielo sereno. Freddo, sì, ma secco.

 

Il Sud resta a guardare?

E il Mezzogiorno? Spesso il Sud Italia rimane ai margini di queste prime irruzioni, protetto dalla sua latitudine e dal calore residuo del mare. Inizialmente, sembra che anche questa volta possa andare così. Campania, Calabria, Sicilia e Puglia potrebbero trovarsi solo sfiorate dall’aria fredda, con un calo termico ma senza fenomeni eclatanti.

Però – c’è un però grande come una casa – se la massa d’aria artica riuscisse a “bucare” più a sud, scendendo di latitudine con decisione, allora anche il Meridione verrebbe coinvolto pienamente. E quando il freddo arriva giù, lo fa spesso accompagnato da maltempo intenso, perché il contrasto con il mare caldo è esplosivo. Al momento, ci sentiamo di dire che il Sud è in una posizione di attesa: potrebbe vivere un contesto tipicamente invernale, ma senza gli eccessi del Nord o del versante adriatico. Almeno in una prima fase.

 

L’ipotesi “bomba” di Capodanno

Ma è guardando un po’ più in là, verso la fine dell’anno, che gli occhi degli esperti si sgranano. C’è un’ipotesi, ancora lontana ma terribilmente affascinante, che sta prendendo forma nelle code dei modelli matematici. Si parla del periodo tra il 30 dicembre e il 1° gennaio 2026.

Gli esperti stanno monitorando la possibile formazione di un vortice ciclonico proprio sul bacino del Mediterraneo. Immaginate: l’aria fredda è già entrata, ha preparato il terreno, ha raffreddato il suolo. Arriva una perturbazione, si forma un minimo di bassa pressione che risucchia aria umida e la scaglia sopra il freddo preesistente. Se questa struttura depressionaria dovesse svilupparsi in modo efficace – e sottolineo “se” – potrebbe essere la chiave di volta per precipitazioni diffuse e nevicate a quote molto, molto basse.

Sarebbe il botto di fine anno, meteorologicamente parlando. Neve in pianura? Forse. Neve sulle coste? Più difficile, ma mai dire mai. Questo rappresenta senza dubbio lo scenario più intrigante per chi vive di pane e meteo. Tuttavia, e qui dobbiamo essere onesti fino in fondo, stiamo parlando di tendenze a oltre dieci giorni. Un’eternità.

Quando le uscite dei modelli sono così altalenanti – un giorno ti mostrano la neve a Roma, il giorno dopo il sole a Milano – vuol dire una cosa sola: i supercalcolatori sono in difficoltà. Non riescono ancora a decifrare il caos dell’atmosfera con precisione. La “farfalla” che batte le ali in Atlantico non ha ancora deciso se scatenare l’uragano o lasciarci in pace.

 

Che inverno ci aspetta?

Insomma, che inverno ci aspetta dopo aver scartato i regali? Di sicuro non ci annoieremo. I movimenti delle masse d’aria sul suolo europeo sono importanti, vitali per la stagione. L’interazione tra l’oceano e il continente sta per entrare nel vivo.

È importante sottolineare ai nostri lettori che queste ipotesi si riferiscono alla fase iniziale. Non è detto che questo freddo duri tutto Gennaio, né che sia solo una toccata e fuga. Potrebbe essere l’inizio di un periodo lungo e crudo, oppure un fuoco di paglia. Ma c’è una sensazione, quasi un profumo nell’aria, che suggerisce una svolta quasi clamorosa.

Per ora, il consiglio è quello di godersi le feste, ma di tenere un occhio alle previsioni quotidiane. Perché se il Vortice Polare decidesse di farci lo sgambetto proprio a Capodanno, sarebbe meglio non farsi trovare impreparati in mezzo alla strada con le scarpe leggere. La natura ha i suoi tempi e non guarda in faccia al calendario, ma quest’anno sembra voler rispettare la tradizione: dopo le luci dell’albero, arriva il buio (e il freddo) dell’inverno vero. Attendiamo aggiornamenti, con la curiosità di chi sa che il bello deve ancora venire.

 

Meteo: la Bomba di Capodanno! il modello ECMWF rincara la dose, sarebbe grande neve