Perché il gelo continentale può tornare protagonista: cosa indicano gli indici climatici

L’attenzione mediatica di questi giorni è concentrata sulle condizioni previste per Natale e Santo Stefano, caratterizzate da una circolazione atlantica moderatamente perturbata. Piogge, vento e temperature non particolarmente rigide rientrano in uno schema ormai frequente negli ultimi inverni. Tuttavia, limitarsi a questo orizzonte temporale rischia di offrire una lettura incompleta della stagione fredda. Già i giorni successivi potrebbero portare un raffreddajnto più importante e, potenzialmente, anche la neve in pianura e diffusa sul Centro-Nord Italia. Ma in questo articolo vogliamo spingerci ancora oltre.

Guardando oltre il breve e medio termine, emergono segnali che meritano un’analisi più approfondita. Segnali che non riguardano il tempo di domani, ma l’evoluzione della struttura atmosferica emisferica nelle prossime settimane. Ed è proprio qui che il quadro cambia.

 

Il Vortice Polare come elemento chiave

Il principale attore della dinamica invernale resta il Vortice Polare, ovvero la vasta circolazione ciclonica che ingloba le masse d’aria più fredde dell’emisfero nord. Quando questa struttura risulta compatta e intensa, il freddo rimane confinato alle alte latitudini e le medie latitudini, inclusa l’Europa, sperimentano inverni miti e poco dinamici.

Nella stagione attuale, però, il Vortice Polare mostra segnali di debolezza strutturale. Una condizione che non nasce improvvisamente, ma che si è costruita nel corso dell’Autunno e che ha trovato solo temporanee fasi di rafforzamento nella prima parte di Dicembre. Nel complesso, la circolazione polare appare disturbata, irregolare, meno efficiente nel contenere l’aria gelida.

Questo elemento è centrale. Un Vortice Polare debole aumenta la probabilità di scambi meridiani, favorendo la discesa di aria fredda verso sud.

 

L’influenza di La Niña e della QBO

A rendere il quadro più interessante intervengono due fattori di scala globale. Il primo è La Niña, fase fredda della circolazione ENSO, associata a un raffreddamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale. Questo assetto tende statisticamente a favorire ondulazioni più marcate del flusso atmosferico, riducendo la continuità delle correnti occidentali.

Il secondo elemento è la QBO in fase negativa. La Quasi-Biennial Oscillation descrive l’alternanza dei venti stratosferici equatoriali e, quando assume valori negativi, contribuisce a indebolire la stabilità del Vortice Polare. L’effetto combinato di La Niña e QBO negativa rappresenta un contesto favorevole a disturbi significativi della circolazione polare.

Non si tratta di determinismi, ma di probabilità aumentate. Ed è su questo piano che va letta l’evoluzione attesa.

 

Stratwarming e possibili conseguenze

In presenza di un Vortice già fragile, aumenta la possibilità di eventi di Stratwarming, ovvero riscaldamenti improvvisi della stratosfera polare. Questi fenomeni comportano un rapido aumento delle temperature stratosferiche e una conseguente destabilizzazione del Vortice stesso.

Quando ciò avviene, la circolazione può rispondere in due modi principali: con uno spostamento del Vortice dalla sua sede abituale o con una sua frammentazione. In entrambi i casi, l’effetto a cascata può tradursi in irruzioni di aria molto fredda verso le medie latitudini.

Il passaggio non è immediato. La risposta troposferica a un disturbo stratosferico richiede tempo, spesso alcune settimane. È per questo che l’attenzione si concentra soprattutto su Gennaio e Febbraio.

 

Il rischio di irruzioni fredde sull’Europa

Un Vortice Polare disturbato favorisce la formazione di blocchi atmosferici alle alte latitudini e deviazioni del flusso occidentale. In questo contesto, masse d’aria gelida di origine continentale possono muoversi verso ovest, interessando l’Europa centrale e meridionale.

Per l’Italia, questo tipo di configurazione rappresenta una delle poche dinamiche realmente favorevoli a episodi di freddo intenso e neve a bassa quota. Non si parla di eventi frequenti, ma di situazioni capaci di incidere in modo netto sull’andamento stagionale.

Va sottolineato che non ogni disturbo del Vortice produce effetti diretti sul Mediterraneo. La posizione dei blocchi, la risposta dell’Atlantico e il ruolo delle Alpi restano fattori determinanti. Tuttavia, il contesto generale risulta più favorevole rispetto a molti inverni recenti.

 

Tra modelli e indici climatici

Le previsioni deterministiche a lungo termine non sono strumenti affidabili per questo tipo di analisi. Oltre una settimana, il dettaglio locale perde significato. Diventa invece centrale l’osservazione degli indici climatici e delle tendenze emisferiche.

Quando più segnali convergono nella stessa direzione, non si ottiene una certezza, ma una linea di probabilità. Ed è su questa linea che si colloca l’ipotesi di una seconda parte dell’inverno più dinamica e fredda.

 

Il quadro che emerge suggerisce una crescente instabilità della circolazione emisferica. Se i disturbi al Vortice Polare dovessero consolidarsi, le conseguenze potrebbero manifestarsi anche sull’Italia, con fasi di freddo marcato e possibili eventi nevosi fuori stagione.

La stagione invernale, dunque, resta aperta. E le settimane a partire dagli ultimi giorni di Dicembre potrebbero rivelarsi decisive.

 

Crediti scientifici:
ECMWF, NOAA Climate Prediction Center, NASA Goddard Institute, Copernicus Climate Change Service, American Meteorological Society

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