Meteo Gennaio: Vortice Polare e Rex Block, crescono le probabilità di neve in Italia

Il ruolo del Vortice Polare

Il Vortice Polare è diventato, negli anni, uno dei concetti più citati quando si parla di inverno europeo. Non a caso. Dalla sua struttura e dal suo stato di salute dipende buona parte dell’evoluzione stagionale alle medie latitudini, Italia compresa. Quando il vortice risulta compatto e veloce, le Alte Pressioni tendono a dominare e il freddo resta confinato alle aree polari. Quando invece si indebolisce o si frammenta, aumentano le probabilità di irruzioni fredde e nevicate anche sul bacino del Mediterraneo.

La domanda, ora, è chiara. Gennaio potrà offrire condizioni più invernali rispetto a Dicembre? L’analisi combinata di indici e configurazioni atmosferiche suggerisce che lo scenario resta aperto e tutt’altro che banale.

 

Segnali di cambiamento alle alte latitudini

Per comprendere l’evoluzione delle prossime settimane è necessario guardare alle dinamiche emisferiche. Le analisi mostrano la possibilità di espansioni di Alta Pressione tra Canada e Groenlandia, un elemento chiave nella modulazione del Jet Stream. Quando queste strutture anticicloniche si spingono verso nord, trasportano aria relativamente mite in ambiente polare, alterando l’equilibrio termico.

Il risultato è una maggiore ondulazione del flusso in quota, con la conseguente possibilità per masse d’aria fredda di scivolare verso sud. Una dinamica ben nota, che spesso precede fasi instabili e più fredde sull’Europa centro-meridionale.

In questo contesto viene monitorato anche il Rex Block, una configurazione sinottica caratterizzata da Alte Pressioni bloccate a latitudini settentrionali e Basse Pressioni attive sul Mediterraneo. Al momento il segnale è ancora ibrido, più vicino a una fase tardo-autunnale che a un vero assetto invernale, ma l’evoluzione resta osservata speciale.

 

Cosa potrebbe accadere nel cuore dell’inverno

Entrando nel mese di Gennaio, lo scenario si fa più complesso. In una prima fase il Vortice Polare potrebbe mostrare tratti di rafforzamento temporaneo, favorendo una circolazione più zonale. Tuttavia, le proiezioni a medio-lungo termine lasciano spazio a un nuovo indebolimento successivo.

Un vortice meno compatto, o addirittura suddiviso in più nuclei, favorirebbe la discesa di aria artica o continentale verso latitudini più basse. Non si tratta di certezze, ma di possibilità fisicamente coerenti con l’assetto atmosferico attuale.

In un simile contesto, la seconda parte di Gennaio potrebbe risultare più dinamica, con un’alternanza tra fasi perturbate e momenti più stabili ma freddi. Nevicate frequenti in montagna e possibili episodi a quote più basse rientrano tra le ipotesi considerate.

 

Il ruolo dei modelli previsionali

I grandi centri di calcolo mostrano, al momento, soluzioni anche divergenti. Alcune elaborazioni tendono a limitare le ondate di gelo sull’Europa, mentre altre mantengono aperta l’ipotesi di scambi meridiani più incisivi. Ogni aggiornamento può modificare lo scenario, soprattutto su orizzonti temporali superiori a una settimana.

In meteorologia, una probabilità bassa non equivale a probabilità nulla. Quando il segnale esiste, va monitorato, soprattutto se può avere impatti su viabilità, agricoltura ed energia.

 

Indici AO e NAO sotto osservazione

Per dare maggiore solidità all’analisi entrano in gioco due indicatori chiave: AO e NAO. Un indice NAO in fase negativa indica un flusso atlantico rallentato o ondulato, condizione favorevole a instabilità alle medie latitudini. Se questo assetto dovesse interagire con aria fredda in arrivo da est, le probabilità di nevicate a quote basse aumenterebbero sensibilmente.

Anche l’indice AO, quando tende verso valori negativi, segnala una minore capacità del freddo di restare confinato al Polo. Aria fredda più libera di muoversi verso sud, quindi. Resta però determinante l’incastro tra temperature e precipitazioni. Freddo senza nubi non produce neve. Nubi senza freddo, nemmeno.

 

Stratosfera: un fattore decisivo

Un capitolo a parte riguarda la Stratosfera. Eventuali episodi di Stratwarming possono destabilizzare il Vortice Polare troposferico, con effetti ritardati ma spesso incisivi sul tempo al suolo. Al momento i segnali sono contrastanti, ma il monitoraggio resta costante.

Quando un riscaldamento stratosferico riesce a propagarsi verso il basso, le probabilità di gelo in Europa aumentano nella seconda parte dell’inverno. È un processo lento, ma potenzialmente determinante.

 

Un inverno ancora da scrivere

L’inverno non ha ancora detto l’ultima parola. Gli indici teleconnettivi suggeriscono che le fasi anticicloniche durature potrebbero non dominare Gennaio. La neve, soprattutto in montagna, non è un’ipotesi remota, e anche episodi più freddi a quote basse restano sul tavolo.

Molto dipenderà dagli equilibri emisferici. Basteranno piccoli aggiustamenti per cambiare radicalmente lo scenario. Ed è proprio questo che rende le prossime settimane particolarmente interessanti da seguire.

 

Crediti scientifici
Dati e analisi: ECMWF, NOAA, Met Office, Copernicus Climate Change Service, WMO.

 

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