
Siamo quasi a Gennaio, quel momento dell’anno in cui dovremmo battere i denti, tirare fuori i cappotti pesanti, quelli “seri”, e magari lamentarci per il ghiaccio sul parabrezza la mattina presto. E invece? Invece siamo qui, in Italia, spesso poco curanti del freddo invernale nelle ore centrali del giorno (ok, al Nord Italia è freddo comunque), a chiederci se l’inverno sia andato in vacanza o se abbia proprio deciso di licenziarsi.
Ma la cosa assurda – e diciamolo, anche un po’ inquietante – è che basta accendere la tv o scorrere i social per vedere l’esatto opposto. Dall’altra parte dell’Oceano, in Nord America, sembra di assistere alla trama di The Day After Tomorrow. Gelo, tempeste di neve e a breve persino un fiume atmosferico verso la California del nord che porterà, parrebbe, sino a 500 mm di pioggia e sui monti metri di neve.
Insomma, il mondo sembra essersi spaccato in due. Da una parte il freezer aperto al massimo, dall’altra un forno tiepido che non si spegne mai. E noi, qui nel mezzo, a cercare di capirci qualcosa. Non è sfortuna, e non è un caso. È il clima che cambia, certo, ma è soprattutto un ingranaggio preciso che si è inceppato: l’Amplificazione Artica.
In questo articolo vi descriverò la dura verità che la scienza teme, quella del clima intendo, perché è lì, in agguato, sempre dietro l’angolo, questo al di là di questa o quella previsione per una fase temporanea. Ok, farà freddo, forse, forse cadrà la neve in Val Padana dopo anni, o fiocchetterà, ma questa sarà solo un’illusione d’inverno, perché la normalità è tutt’altra cosa, e dicembre, mese invernale, ormai ha perso due settimane di meteo invernale. Ok, quest’anno qualcosa c’è stato, non dobbiamo essere avari in tempi di carenza di un meteo normale, abbiamo avuto anche del freddo a novembre. Quest’anno va meglio del 2024, ma ve lo avevo detto che c’erano gli indici climatici o, meglio, teleconnessioni favorevoli, e che avremmo visto novità. Ma ora aspetto il botto, si quello freddo vero, perché ci deve essere, altrimenti mollo tutto, ho paura del futuro del nostro clima se non succederà niente in Italia.
Tutto coincide verso un evento di freddo, niente di epocale, scherziamo, quegli eventi meteo come il 2012, etc, avevano una struttura di correnti differenti rispetto a quelle previste. E poi succedono spesso più avanti nel tempo.
Ma la dura verità è che potremmo vivere l’alta pressione africana più avanti. Questo è il mio incubo.
Il motore rotto lassù al Polo
Proviamo a spiegarla semplice, senza troppi giri di parole. Ormai vi abbiamo descritto varie volte questa scena, ma per i nuovi lettori la ripetiamo: immaginate l’atmosfera come un enorme fiume d’aria che gira intorno al pianeta. Questo fiume, che i tecnici chiamano Corrente a Getto, scorre veloce quando c’è una bella differenza di temperatura tra l’Equatore (caldo) e il Polo Nord (freddo). Più forte è lo sbalzo termico, più il fiume corre dritto e veloce, tenendo il freddo confinato lassù, dove deve stare.
Il problema è che il Polo si sta scaldando. E non poco. Si scalda tre, quattro volte più in fretta del resto del Mondo. Ecco, questa è l’Amplificazione Artica. Risultato? La differenza di temperatura con l’Equatore si assottiglia. Il motore perde potenza. La Corrente a Getto, che prima era un torrente in piena, diventa un fiume pigro, stanco, che inizia a serpeggiare, creando anse enormi, lente, quasi immobili.
Ed è proprio in queste curve che succede il patatrac.
L’America nel congelatore (e non per così dire)
Prendiamo il Nord America. Quando una di queste anse della corrente a getto scende verso il basso, si porta dietro tutto il gelo dell’Artico. Il Vortice Polare, che di solito se ne sta tranquillo sopra il Polo, scivola giù, invadendo il Canada e gli Stati Uniti.
Non stiamo parlando del freddo che conosciamo noi, quello che ti fa arrossare un po’ le guance. Lì si parla di temperature che crollano a -40°C, in stati come il Wyoming o il Minnesota. A New York gelerà il grande fiume anche quest’anno, l’Hudson.
Loro il freddo sembra ce l’abbiano nel DNA invernale. Ed ecco che vedremo i video virali dove lanciano l’acqua bollente in aria e questa diventa pulviscolo di neve istantaneamente? Ecco, quella roba lì. È un freddo che paralizza, che spezza i tubi, che ferma gli aerei e lascia milioni di persone al buio. È la natura che mostra i muscoli, brutale e senza filtri.
E la cosa peggiore è che queste situazioni tendono a bloccarsi. Poiché la corrente è debole, il freddo resta lì, inchiodato, per giorni o settimane. Un incubo bianco.
Noi e l’ospite indesiderato: l’Anticiclone Africano
E mentre gli americani spaleranno anche questo inverno metri di neve, noi in Europa – specialmente qui nel Mediterraneo – ci potremmo beccare l’altra faccia della medaglia. Quell’ansa della corrente a getto che scende sugli USA, inevitabilmente risale dall’altra parte, sopra l’Atlantico, e punta dritta verso di noi. Quando? Penso a gennaio, dato che per un po’ avremo un lobo del Vortice Polare troposferico che sembra in rotta verso l’Europa, ma tentenna troppo a scendere verso sud.
La risalita calda, però di quella corrente descritta prima, agisce come una pompa aspirante: tira su aria calda direttamente dal deserto del Sahara e ce la spalma addosso. Eccolo qui, il famigerato Anticiclone Africano. Una volta era una presenza tipicamente estiva, quella che ci faceva sudare a Ferragosto. Adesso? Adesso è diventato il padrone di casa anche in pieno inverno.
C’è qualcosa di profondamente malinconico nel vedere le nostre montagne in queste condizioni. Il rischio? Ve lo dico subito.
Le Alpi e gli Appennini forse con poca neve perché quella che cadrà inizierà a farsi male con il sole africano. Gli operatori turistici faranno ancora i salti mortali, poveretti, ma contro la fisica c’è poco da fare. Lo zero termico schizzerà anche ben oltre i 3500 metri, forse oltre. E direte, addio inverno. ALT, abbiamo le Olimpiadi della Neve, Milano Cortina, non ci meritiamo di fare brutta figura, il nostro ambiente naturale alpino è uno spettacolo che sarà visto in tutto il Mondo, e allora deve assolutamente nevicare, l’alta pressione africana essere un ospite passeggero.
Una carta a nostro favore che è queste correnti possono cambiare rotta rapidamente, anche se sembrano immobili. Tutto può cambiare, però mi chiedo, se dovesse tornare l’alta pressione africana, quando tutto ciò cambierà.
Nelle città la situazione non sarà migliore. Niente vento, niente pioggia, solo questa cappa di alta pressione che schiaccia tutto al suolo. L’aria viene afflitta dallo smog che tornerà ad accumularsi nella Pianura Padana che sembra una camera a gas, e le temperature… beh, anche 15°C a Gennaio o 18°C Febbraio non sono normali. Punto. Possiamo raccontarcela finché vogliamo, possiamo essere contenti di risparmiare sul riscaldamento (che per carità, di questi tempi schifo non fa), ma c’è un prezzo da pagare.
Questo scenario è un’ipotesi, è un rischio di cui tener conto in Europa, hotspot mondiale, assieme al Polo Nord, dei cambiamenti climatici, dove più che altrove si rischia per gli effetti della temperatura che sale. E si, l’AMOC, ovvero Corrente del Golfo potrebbe bloccarsi, e allora sarebbero guai serie con uno sconquasso climatico. L’Islanda ha lanciato un avviso di sicurezza nazionale, i Paesi del Centro Nord Europa sono allarmati perché, se e quando dovesse succedere un tale evento, ci sarebbero inverni gelidi, con conseguenze economiche e sociali.
L’inganno della natura
Tutto questo caso lo vedremo nei fiumi. Se non nevica ora, chi riempirà i nevai che nella loro fusione delle nevi alimentano i torrenti e fiumi? L’acqua non si crea dal nulla. Quella che non cade oggi, mancherà domani nei campi. È una cambiale che stiamo firmando in bianco. Ok, ci sono le piogge, quelle improvvise, violentissime, da 100 mm in 24 ore d’inverno e stessa quantità in un’oretta di temporale d’estate. Ma vi sembra normale?
E poi c’è la natura che va in confusione. Le piante sentono il tepore e pensano: “Ah, è arrivata la primavera!”. Iniziano a germogliare, si svegliano dal letargo. E questo è pericolosissimo. Perché l’inverno, quello vero, non è morto stecchito. È solo nascosto. Basta che la circolazione cambi per un attimo, basta una sfuriata fredda tardiva a fine Febbraio e Marzo o Aprile, e tutto quel che è germogliato brucia in una notte. Un disastro per l’agricoltura. Ma può anche succedere a fine gennaio, nessuno ha la palla di cristallo, siamo in un’annata complicata dal punto di vista della circolazione atmosferica generale.
Tecnicamente i meteorologi chiamano queste configurazioni “blocchi a Omega”. L’alta pressione si piazza in mezzo all’Europa, solida come una roccia, e le perturbazioni atlantiche sono costrette a girarle intorno, scivolando via verso il Nord Europa o giù verso l’Africa, lasciandoci all’asciutto. Ma tutto può cambiare, e molto velocemente.
Stratwarming
Ogni tanto spunta la parola magica: Stratwarming. Sembra quasi un’invocazione. Si tratta di un riscaldamento improvviso della stratosfera, lassù, altissimo sopra il Polo. Quando succede, può destabilizzare il Vortice Polare, romperlo in pezzi e mandarne qualche frammento verso di noi.
Tutti a sperare nell’evento storico, nel gelo epocale tipo 1985 o 2012. Ma la verità è che spesso è un terno al lotto. Magari il Vortice Polare si rompe, sì, ma il freddo cola tutto sulla Siberia o torna in Nord America, e noi rimaniamo a guardare, protetti – o condannati, fate voi – dal nostro scudo anticiclonico. Insomma, non è una scienza esatta, e affidarsi a un evento eccezionale per avere un po’ di normalità invernale la dice lunga su come siamo messi.
Un nuovo clima con cui convivere
Dobbiamo farcene una ragione? Forse sì. La tendenza è questa. Un clima sempre più estremizzato, bipolare. O tutto o niente. O il caldo anomalo che dura mesi, o la botta di gelo violenta e concentrata. La via di mezzo, quelle belle stagioni di transizione, quelle pioggerelline autunnali che duravano giorni… sembrano ricordi di un’altra epoca.
L’Amplificazione Artica sta riscrivendo le regole del gioco. Meno ghiaccio al Polo significa più calore assorbito dall’Oceano, che a sua volta scioglie altro ghiaccio. È un cane che si morde la coda. E noi siamo seduti proprio in prima fila a goderci lo spettacolo, si fa per dire.
Non voglio fare il catastrofista a tutti i costi, eh. Ci saranno ancora inverni freddi, forse, ci sarà ancora la neve (magari). Ma la frequenza sta cambiando. La “normalità” si è spostata. Quello che una volta era l’eccezione – l’anticiclone africano a Natale, per dire – sta diventando la regola. Ma quest’anno saremo graziati. Gli sciatori vedranno forse nevicare nelle festività natalizie sulle Alpi, e nei mercatini di Natale si sentire il freddo, ma solo al Nord, forse. Poco al Sud.
E quindi eccoci qui, a commentare un meteo che sembra impazzito. Magari domani arriverà un po’ di tramontana o di maestrale a pulire l’aria, e ci sembrerà un miracolo sentire freddo. Ma sotto sotto, sappiamo che l’equilibrio si è rotto. E guardando quel cielo troppo azzurro per essere vero, non possiamo fare a meno di pensare che, in fondo, un po’ di grigio e di pioggia noiosa ci mancano da morire.
Ho finito questo articolo è mi serve fare una seduta di Mindfulness. Sono sfinito, teso, nervoso, confuso. Mollo tutto, fare meteo con questo clima è snervante.
Fonti e Riferimenti Internazionali:
- NOAA – Arctic Report Card: Update on Changing Arctic Conditions
- NASA – Global Climate Change: Arctic Amplification Phenomena
- WMO – State of the Global Climate Reports
- Nature Climate Change – Stratospheric influence on winter climate
- IPCC – Sixth Assessment Report: Regional Climate Projections
Il gelo americano ci ruberà un altro Inverno? Le nostre carte Jolly



