Bora a Trieste avvia l’ondata di freddo. Meteo Natale più fredda da molti anni

Bora e neve a Trieste, immagini di repertorio.

Diciamocelo subito: non è la solita Vigilia placida, quella delle lucine intermittenti e della calma apparente prima della festa. Quest’anno l’atmosfera è carica, elettrica. È una Vigilia di Natale che sa di tempesta, con uno scenario meteorologico che – guardando le carte sinottiche – sembra voler aprire la porta a qualcosa di molto più grosso, forse una destabilizzazione seria del Vortice Polare. Insomma, mentre prepariamo la tavola, fuori il tempo ruggisce. Una perturbazione atlantica sta attraversando l’Italia con la delicatezza di un elefante in una cristalleria: bora scura, piogge che non smettono un attimo e neve. Tanta neve.

 

I fiocchi stanno scendendo ben sotto i 1000 metri sui rilievi del Nord, spingendosi a tratti fino a quote collinari, intorno ai 500-700 metri. E se pensate che il peggio sia passato, beh, vi sbagliate. Domani la situazione rischia di complicarsi ulteriormente, specialmente in Emilia-Romagna, dove l’allerta è già arancione e si colorerà di rosso. Non a caso a Roma, in via Vitorchiano, i telefoni scottano: Fabio Ciciliano, a capo della Protezione Civile, ha convocato l’Unità di crisi. Bisogna fare il punto, capire dove l’acqua potrebbe far male davvero.

 

Il Nord Est piegato dal vento

Se vivete dalle parti di Trieste, sapete di cosa parlo. La Bora non sta scherzando: raffiche a 109 km/h registrate in mattinata, e il cronometro sembra destinato a toccare i 120 km/h entro sera. È un vento che urla, che spacca. I danni? Purtroppo, ci sono già. Alla sala operativa regionale continuano ad arrivare chiamate: recinzioni divelte, alberi che cedono di schianto – succedendo non solo a Trieste, ma anche a Fiumicello Villa Vicentina e Duino-Aurisina.

È un bollettino di guerra “verde”, con rami a terra e vigili del fuoco che corrono da una parte all’altra, da Monfalcone a Cervignano del Friuli. Camminare per strada è un’impresa, tenere l’ombrello aperto un’utopia.

 

Venezia e l’acqua alta

Poco più in là, a Venezia, la scena è surreale. L’acqua alta c’è, ma non abbastanza violenta – per ora – da far alzare le barriere del Mose. Risultato? Piazza San Marco, il salotto buono d’Europa, è andato sott’acqua. La Basilica e le Procuratie Vecchie si specchiano nella laguna che ha invaso il selciato. E quei pochi turisti coraggiosi, che magari sognavano un selfie romantico, si ritrovano sulle passerelle, sferzati dal vento, cercando di raggiungere Palazzo Ducale senza inzupparsi fino alle ossa.

Sarà un Natale bagnato in laguna, inutile girarci attorno. Nella notte della Vigilia si attende un picco di un metro: un bel disagio per chi vorrebbe andare alla messa di mezzanotte a San Marco. A quel punto, forse, il Mose si alzerà. Forse.

 

Emilia-Romagna: la paura dei fiumi

Ma è in Emilia-Romagna che si trattiene il fiato. A Bologna alcuni sottopassi hanno già ceduto all’acqua. Il Comune non usa mezzi termini: i livelli dei fiumi stanno salendo troppo in fretta. Piove sul bagnato, letteralmente. Se a Ovest le piogge sono deboli, sul resto della regione l’acqua cade moderata ma costante, incessante.

La Protezione Civile regionale non ha avuto dubbi: allerta rossa per domani, 25 dicembre. Non è un regalo che avremmo voluto scartare. Riguarda la pianura bolognese, ma anche le province di Ferrara e Ravenna. Gli “osservati speciali”? Gli affluenti di destra del fiume Reno. Lì l’alimentazione collinare sta gonfiando i corsi d’acqua e l’Idice fa davvero paura. Il rischio di esondazioni è concreto, palpabile.

Intanto, in Molise, il maltempo ha già cancellato le tradizioni. La storica faglia di Oratino, prevista per oggi, è saltata. Troppa pioggia, troppi rischi. Se ne riparla – meteo permettendo – domenica 28 dicembre. Un piccolo aneddoto che racconta bene come il clima stia dettando l’agenda delle nostre vite, anche quelle festive.

 

Un Natale bianco

Dunque, cosa ci aspetta per il giorno di Natale? Sarà il 25 dicembre meno caldo degli ultimi cinque anni. Dimenticate quei Natali dal sapore autunnale, umidi e tiepidi, a cui ci eravamo quasi abituati. Domani sarà “bianco” in montagna – neve copiosa oltre i 600 metri sulle Alpi e sull’Appennino Tosco-Emiliano – e decisamente ventoso altrove.

Al mattino pioverà ancora forte a Nord-Ovest e sulla fascia tirrenica. Poi, nel pomeriggio, mentre scarteremo i regali, il maltempo insisterà sul Centro-Nord, concedendo tregua solo all’estremo Sud. Ma attenzione, perché questo è solo l’antipasto.

 

L’assalto del Vortice Polare

Guardando oltre, verso l’anno nuovo, le prospettive si fanno gelide. Stanno arrivando le onde artiche. Non è fantascienza, è fisica dell’atmosfera. Masse d’aria pesanti, gelide, che dal Polo Nord scivolano verso il Mediterraneo. E no, il Riscaldamento Globale non ci salva da questo: anzi, paradossalmente, esaspera gli estremi.

Nei prossimi dieci giorni potremmo dover affrontare tre distinte ondate di gelo. La prima, intorno al 29 dicembre, porterà il freddo secco. La seconda, tra San Silvestro e Capodanno, potrebbe regalare neve a bassa quota anche al Centro-Sud, specie sull’Adriatico. Ma è la terza, dopo il 2 gennaio, che potrebbe essere la “botta” vera: aria gelida che interagisce con l’Atlantico.

Perché succede? Colpa – o merito, dipende dai punti di vista – dello Stratwarming. Un riscaldamento improvviso della stratosfera che manda in tilt il Vortice Polare. Quando quel grande “recinto” di aria fredda lassù al Polo si rompe, il gelo non ha più barriere e cola giù, verso di noi. Insomma, mettetevi comodi e copritevi bene: l’inverno, quello vero, ha appena bussato alla porta.

 

Fonti

ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) Visualizza le carte sinottiche e le previsioni a medio termine sull’Europa

 

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