
L’ipotesi che una massiccia discesa di correnti gelide possa staccarsi dall’Europa orientale proprio a ridosso del Capodanno sta catalizzando l’attenzione di molti lettori e appassionati di meteorologia. Va detto subito che il segnale nei modelli matematici c’è ed è tangibile. Una vasta massa d’aria molto fredda è pronta a mettersi in moto dalle steppe della Russia. Tuttavia, il nodo cruciale della previsione rimane un altro: capire se questo flusso riuscirà a sfondare e coinvolgere direttamente l’Italia o se, invece, resterà confinato sui settori più a est del continente.
Le simulazioni più recenti elaborate dai principali centri di calcolo mondiali evidenziano un tentativo di affondo rigido proprio tra la fine di Dicembre e l’avvio di Gennaio. Ciononostante, tra un semplice “tentativo” sulla carta e un impatto concreto sul nostro Paese la distanza è ancora notevole. È necessario, dunque, un passaggio tecnico per inquadrare correttamente il contesto atmosferico.
Perché prevedere il freddo continentale è così difficile
Stimare l’arrivo di un’ondata di gelo è strutturalmente molto più complesso rispetto al prevedere un’irruzione calda estiva. L’aria fredda di matrice continentale ha origine in luoghi molto distanti dall’Italia, a differenza delle ondate di calore nord-africane che partono da latitudini decisamente più prossime alle nostre. Durante il suo lungo viaggio verso sud-ovest, il flusso freddo deve oltrepassare ostacoli orografici imponenti. Le Alpi e i rilievi dei Balcani agiscono spesso come barriere decisive. Frequentemente, i noccioli gelidi vengono deviati dalla loro traiettoria originale o fortemente attenuati, se non addirittura bloccati. Questo è uno dei motivi principali per cui il freddo, giunto sul Mediterraneo, risulta spesso smorzato rispetto alla partenza.
Al contrario, le masse d’aria calda scorrono a quote troposferiche più elevate, riuscendo a scavalcare con maggior agilità le catene montuose, supportate sovente da anticicloni ben strutturati con geopotenziali alti. Esiste poi un ulteriore fattore di complicazione. Il flusso freddo proveniente da nord-est si muove in senso contrario alla normale circolazione atmosferica delle nostre latitudini (che va da ovest verso est). Si tratta di un flusso antizonale o retrogrado. Una configurazione dinamica difficile da modellare oggi, e lo era ancor di più in passato, quando le nevicate da “addolcimento” o da cuscino freddo erano statisticamente più ricorrenti.
Braccio di ferro tra alta pressione a ovest e gelo a est
Il quadro sinottico attuale mette in evidenza un confronto serrato tra due figure bariche opposte. Da una parte troviamo una robusta area di Alta Pressione posizionata sull’Europa occidentale, dall’altra l’aria gelida russa che preme per scendere di latitudine. Stando agli scenari più aggiornati, l’Italia potrebbe inizialmente rimanere sotto l’ala protettiva di correnti relativamente miti fino al 29-30 Dicembre. Soltanto in un secondo momento si potrebbe affacciare un contributo più freddo dai quadranti orientali.
Le zone che resterebbero potenzialmente più esposte sono quelle della Dorsale Appenninica orientale, aree storicamente molto sensibili a questo tipo di configurazioni bariche. Su questi settori non si esclude la possibilità di vedere la neve cadere anche a quote basse. Sulle regioni tirreniche, al contrario, dovrebbe prevalere un contesto climatico più temperato. Un discorso differente va fatto per la Valle Padana. Qui, l’eventuale ingresso di aria fredda nei bassi strati favorirebbe un sensibile calo delle temperature minime, con valori che potrebbero scendere sotto lo zero, mentre le massime si manterrebbero comunque positive. Negli ultimissimi giorni del 2025, il nucleo più gelido sembrerebbe destinato a rimanere sui settori orientali. La nostra Penisola resterebbe quindi ai margini, con valori termici nel complesso non troppo distanti dalle medie stagionali.
Verso l’Epifania: segnali di gelo da monitorare
Spingendo lo sguardo oltre, verso i giorni dell’Epifania, indicativamente tra il 3 e il 7 di Gennaio, si nota un segnale degno di nota. Alcuni modelli matematici, segnatamente GFS, iniziano a convergere verso uno scenario dallo stampo più marcatamente invernale, caratterizzato da temperature molto rigide e probabilità di nevicate fin sulle coste adriatiche. Città come Ancona, Fermo, Pescara, Termoli, Foggia e Matera, potrebbero vedere nevicate significative.
Serve tuttavia molta prudenza. L’esperienza ci insegna che le proiezioni a una distanza temporale così elevata tendono spesso a sovrastimare l’intensità e l’estensione del freddo in arrivo. Le mappe previsionali vanno sempre lette con spirito critico e necessitano di aggiornamenti costanti man mano che ci si avvicina all’evento. Inoltre, ECMWF per il momento, pur provedendo una decisa ondata di freddo, non concorda appieno con GFS, limitando il freddo e il gelo al Nord Italia. La tendenza per un deciso raffreddamento c’è, la certezza degli eventi conseguenti ancora no.
Credits
- NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): Climate Prediction Center – Monitoring & Data
- ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): Forecasts and Charts
- Met Office (UK): Global weather research
- Météo-France: Recherche et Climat
- DWD (Deutscher Wetterdienst): Climate Monitoring
Inizio Gennaio: si rafforza l’ipotesi di gelo artico, rischio tanta neve fin sulle coste