
Nemmeno durante le feste i supercalcolatori riposano. Mentre noi siamo presi dai preparativi, questi potenti elaboratori macinano dati senza sosta per decifrare la circolazione atmosferica dei prossimi giorni. Certo, in futuro l’intelligenza artificiale renderà tutto più preciso, siamo quasi in una fase di svolta tecnologica, ma per ora dobbiamo affidarci a quello che abbiamo. E quello che abbiamo, diciamolo, ci sta mostrando scenari che meritano parecchia attenzione.
Siamo alla vigilia di un evento che potrebbe cambiare le carte in tavola per l’Europa. Il protagonista è il Vortice Polare, quello troposferico per intenderci, la “sala macchine” dove si decide il tempo che farà. Le previsioni mostrano un vortice che ondeggia come un ubriaco, con anse profonde e pronunciate. Una di queste sta già facendo la storia, portando un caldo assurdo negli Stati Uniti, con temperature record per il periodo, mentre sulla costa ovest un fiume atmosferico non dà tregua.
Il paradosso italiano tra alluvioni e neve
Qui in Italia, la situazione non è meno caotica. Abbiamo appena visto un fronte perturbato accanirsi sulle stesse zone, scaricando nevicate storiche sulle Alpi piemontesi e in Valle d’Aosta. E poi c’è la ferita aperta dell’Emilia Romagna, dove piogge smisurate hanno gonfiato fiumi e torrenti, costringendo ancora una volta le persone a lasciare le case. Sembrava un film già visto, purtroppo. Fenomeni che un tempo capitavano una volta ogni cento anni, insomma, oggi si ripetono due o tre volte in una sola stagione.
Tutto questo accade perché il tempo si blocca. Le anse del Vortice Polare rallentano, ristagnano e inchiodano il maltempo (o il caldo) sulle stesse aree per giorni. Forse c’entra quella che gli scienziati chiamano Amplificazione Artica, ma il risultato è che il meteo diventa estremo e persistente.
Braccio di ferro nel grande Nord
Lassù, verso il polo, sta succedendo qualcosa di strano. È in corso una sorta di braccio di ferro. Pensate che l’aria tropicale è riuscita a spingersi fino alle Isole Svalbard. In Islanda si sono toccati i 20°C. Venti gradi in pieno inverno. Ovviamente c’è lo zampino del Favonio, quel vento di caduta che surriscalda l’aria, ma il quadro generale resta impressionante.
L’area artica bolle, metaforicamente parlando. I ghiacciai della Groenlandia soffrono, la banchisa polare arretra. Eppure, per un gioco di incastri perversi, tutto questo calore al nord potrebbe spedire noi in Italia dritti nel congelatore nel corso di gennaio 2026.
Le strade del gelo
Il meccanismo è quasi pronto. Un muro di alta pressione si sta piazzando solido tra la Scandinavia e le Isole Britanniche. È un blocco di cemento per le correnti atlantiche, che non passano più. L’aria fredda, non avendo sbocchi, è costretta a tornare indietro, in “retromarcia” verso le medie latitudini. Nei prossimi giorni questo fenomeno si intensificherà, portando una severa ondata di gelo sulla Russia e sui Paesi dell’est dell’Europa.
E notate bene, tutto questo succederà anche senza lo Stratwarming. Spesso aspettiamo questo riscaldamento della stratosfera come il messia del gelo, ma la verità è che il freddo può arrivare anche senza, basta che i pezzi del puzzle troposferico vadano al posto giusto.
Capodanno e l’inizio del 2026
Attualmente il Mediterraneo è inquieto, con i primi spifferi freddi che entrano nel nord Italia. Ma sono solo prove tecniche. La vera partita si gioca tra la fine dell’anno e l’inizio di gennaio 2026.
Viviamo una strana quiete prima della tempesta. L’anticiclone proverà a spanciare verso sud nel fine settimana, regalandoci un aumento delle temperature. Sarà un fuoco di paglia, godetevelo finché dura. I modelli matematici, pur con le loro incertezze, puntano quasi tutti verso il freddo. Un vasto lago di aria gelida si sta accumulando a est e preme per entrare. La porta atlantica resterà sbarrata, lasciando campo libero alle correnti artiche continentali che punteranno il cuore del vecchio continente.
L’obiettivo grosso sembra essere proprio il periodo di Capodanno. Se a Natale le cose non sono andate come speravano i “nivofili”, l’inizio dell’anno potrebbe rifarsi con gli interessi.
L’incognita della neve
Prevedere queste “retrogressioni” (masse d’aria che vanno da est a ovest) è un incubo per chi fa questo mestiere. I modelli americano ed europeo spesso litigano, aprendo voragini previsionali man mano che ci allontaniamo nel tempo. Non stupiamoci se domani le carte in tavola cambieranno ancora.
Tuttavia, le probabilità che il freddo conquisti l’Italia crescono. Le zone più a rischio per un crollo termico e nevicate a bassa quota sono il nord e la fascia adriatica. Ma attenzione, il gelo potrebbe interagire con il mare tiepido, creando minimi depressionari imprevedibili che porterebbero neve, anche tanta, in zone inaspettate, magari anche sulle tirreniche.
Il lobo polare sembra intenzionato a inviarci impulsi freddi per tutta la prima decade di gennaio. Non sarà forse il gelo siberiano più crudo della storia, ma sarà un freddo “cattivo”, raffreddato dal passaggio sui terreni innevati dell’est Europa. Insomma, l’inverno sembra essersi svegliato tardi, ma con l’intenzione di fare sul serio. Prepariamoci a bollette più salate e a qualche disagio sulle strade, perché la normalità stagionale, a volte, fa più notizia degli estremi.
Credit e approfondimenti:
- NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): analisi delle anomalie climatiche globali e monitoraggio dell’Artico
- ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): visualizzazione delle carte di pressione e temperatura a medio termine
- Met Office (UK): approfondimenti sul fenomeno dello Stratwarming e NAO
- WMO (World Meteorological Organization): rapporti sullo stato del clima globale e impatti meteorologici
- NSIDC (National Snow and Ice Data Center): dati aggiornati sull’estensione della banchisa polare artica
Gennaio indimenticabile: il Vortice Polare devia verso l’Europa aria gelida