Montagne cariche di NEVE e sbalzi termici: sale il pericolo valanghe

Le analisi meteorologiche più recenti delineano un quadro atmosferico che resterà movimentato e instabile sopra l’Italia anche nei giorni a venire. Non si tratta di una singola fase di maltempo isolata, bensì di una sequenza di impulsi nati nell’Oceano Atlantico che continueranno a scorrere sopra il bacino del Mar Mediterraneo centrale, garantendo fenomeni frequenti e un contesto termico complessivamente invernale alle medie e alle alte quote.

 

Analisi della configurazione atmosferica

Alla base di tale evoluzione si riscontra una circolazione occidentale carica di umidità, alimentata da una serie di depressioni atlantiche che trovano un Mar Mediterraneo ancora ricco di energia termica. Le masse d’aria interessate non possiedono caratteristiche puramente artiche, pertanto il profilo delle temperature medie si manterrà relativamente mite nei bassi strati, mentre il raffreddamento risulterà molto più marcato in quota. Questo elemento appare determinante nel definire la distribuzione della neve, che tenderà a concentrarsi soprattutto sui rilievi, con solo sporadiche estensioni verso le altitudini inferiori.

 

Nevicate copiose sulle Alpi

L’arco delle Alpi si conferma il settore più esposto a precipitazioni nivali consistenti. Le proiezioni segnalano nuovi accumuli di neve fresca che, al di sopra dei 1000 o 1200 metri, potranno risultare localmente abbondanti, in particolare nei settori centrali, in quelli orientali e lungo la fascia delle Prealpi. L’alternanza tra fasi di neve asciutta e momenti più umidi rende il manto nevoso stratificato e potenzialmente instabile, con un incremento del rischio valanghe sui versanti più carichi e in quelli sottovento. Gli elementi di criticità per la sicurezza in montagna riguardano:

  • La formazione di lastroni da vento difficilmente identificabili.
  • Il sovraccarico dei pendii dovuto alla rapidità dei nuovi depositi.
  • L’instabilità dei legami tra i diversi strati di neve vecchia e nuova.

 

Dorsale appenninica: neve a quote variabili

Lungo la spina dorsale dell’Appennino le condizioni meteo manterranno un carattere prettamente stagionale, con rovesci di neve che si alterneranno a pause asciutte. Il limite delle nevicate oscillerà mediamente tra gli 800 e i 1000 metri, ma potrà temporaneamente scendere durante i passaggi perturbati più intensi, specialmente sul versante che si affaccia sul Mar Adriatico e nelle aree interne meglio schermate dai rilievi. Gli accumuli risulteranno più irregolari rispetto a quelli osservati sulle Alpi, ma risulteranno comunque significativi per il bilancio idrico e nivologico della stagione.

 

Situazione nelle pianure, la neve resta ai margini dei centri abitati

Diverso appare il discorso per le zone pianeggianti. Al Nord, la probabilità di nevicate diffuse resta piuttosto limitata, i fiocchi potranno fare la loro comparsa soprattutto nelle aree pedemontane e di bassa collina, mentre sulle pianure aperte prevarranno la pioggia o i fenomeni misti. Nel Centro, nel Sud e lungo le coste delle grandi isole come la Sicilia e la Sardegna, la neve resterà confinata ai rilievi interni, generalmente oltre i 700 o 900 metri, con condizioni più tipiche delle piogge invernali che di veri episodi nevosi di pianura.

 

Come interpretare correttamente le previsioni nivo meteorologiche

In questo scenario, la previsione del limite delle nevicate richiede una particolare cautela. Fattori come l’intensità dei rovesci, la ventilazione nei bassi strati e la presenza di cuscini freddi locali possono determinare variazioni anche sensibili rispetto ai valori medi previsti. Per una valutazione affidabile risulta fondamentale integrare i modelli numerici con i bollettini ufficiali degli enti preposti alla sicurezza e l’analisi del profilo termico reale. In sintesi, l’Italia si avvia verso una fase perturbata ma coerente con il calendario, con tanta neve in montagna, piogge diffuse a bassa quota e solo occasionali sconfinamenti bianchi verso le pianure.

 

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