Inverno verso il colpo di coda: Febbraio e Marzo con il GRANDE FREDDO? Le proiezioni

Negli ultimi giorni si sta diffondendo con insistenza un interrogativo che anima le discussioni tra gli addetti ai lavori, ovvero se Febbraio e Marzo 2026 possano realmente trasformarsi nel bimestre più freddo e nevoso degli ultimi 10/15 anni per l’Europa e l’Italia. Questa domanda scaturisce da un insieme di segnali atmosferici piuttosto interessanti, eppure la risposta, allo stato dei fatti, impone una lettura decisamente più prudente e supportata da basi scientifiche solide.

 

Analisi climatica e proiezioni per Febbraio

Le proiezioni a lungo termine più recenti, elaborate dai principali centri di calcolo del mondo, mostrano per il mese di Febbraio 2026 un panorama complessivamente più mite rispetto alla media climatica degli anni novanta su gran parte del Continente Europeo. Questo dato non esclude a priori la presenza del freddo, bensì descrive un contesto caratterizzato da una forte instabilità, dove eventuali irruzioni invernali si inserirebbero in un bilancio termico generale neutro o lievemente sopra la norma. Per l’intero periodo che comprende Febbraio, Marzo e Aprile, il segnale dominante rimane quello di una Primavera tendenzialmente precoce, pur non escludendo improvvisi colpi di coda stagionali.

 

L’incognita del riscaldamento stratosferico improvviso

Ma cos’è che potrebbe sparigliare le carte? Un fattore determinante in questa analisi è rappresentato dal potenziale riscaldamento stratosferico improvviso, noto agli esperti come Stratwarming o SSW, atteso all’inizio di Febbraio. Fenomeni di questa natura aumentano sensibilmente la probabilità statistica di blocchi atmosferici alle alte latitudini, favorendo la discesa di masse d’aria gelida verso le zone temperate nelle settimane a seguire. Tuttavia, la climatologia legata agli eventi di SSW insegna che le ripercussioni non sono né automatiche né omogenee, a volte il gelo colpisce il Nord America, altre volte l’Eurasia, oppure rimane confinato a latitudini molto settentrionali, come quelle della Scandinavia.

 

Gli indici AO e NAO come motori dell’instabilità

Anche gli indici AO e NAO, che potrebbero assestarsi su valori negativi o instabili dopo un disturbo marcato del Vortice Polare, suggeriscono un incremento degli scambi meridiani e una circolazione atmosferica più ondulata. Tale scenario risulta compatibile con fasi fredde anche incisive, ma non rappresenta affatto la garanzia di un Inverno eccezionalmente rigido e persistente sul bacino del Mediterraneo. Discutere di un record quindicennale significherebbe dover superare, per estensione e intensità, eventi storici come quello del Febbraio 2012 o intensi come quelli di fine inverno/inizio primavera del 2013 e del 2018. Per raggiungere un simile risultato, servirebbe una configurazione meteorologica estremamente favorevole e duratura, con blocchi ripetuti tra la Groenlandia e le Isole Britanniche e un afflusso costante di aria gelida verso l’Europa centro meridionale.

 

Uno scenario tra colpi di coda freddi e trend globale

Al momento, questa precisa convergenza di fattori non emerge con chiarezza dalle simulazioni stagionali. Il quadro più verosimile prospetta un Inverno tardivo ancora in grado di sferrare attacchi importanti, forse più movimentato rispetto a molte stagioni recenti, ma pur sempre inserito in un trend climatico di fondo orientato al riscaldamento. Febbraio e Marzo 2026 potrebbero regalare una o due ondate di freddo rilevanti, con ottime occasioni per la neve laddove la conformazione del territorio e la sinottica lo permetteranno, senza tuttavia configurarsi come un bimestre da record su scala continentale. In definitiva, il potenziale per eventi invernali resta aperto, ma i dati attuali suggeriscono di separare la probabilità di episodi freddi dalla certezza di un primato assoluto, che oggi non trova conferme robuste nelle analisi tecniche. Sarà prioritario monitorare l’evoluzione del Vortice Polare e degli indici di pressione, evitando conclusioni affrettate che non tengano conto della complessità del sistema terra.

 

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