Saharan Air Layer, il fiume di polvere sahariana in quota e gli effetti imprevisti sui super temporali di Giugno

In questa prima parte di giugno il bacino del Mediterraneo fa i conti con un meteo molto ballerino, soggetto a repentini sbalzi di temperatura e di pressione.

 

In base agli aggiornamenti odierni curati dalla nostra redazione, il nostro Paese si trova a fronteggiare scenari meteo diametralmente opposti: se infatti il nord Italia è interessato da precipitazioni intense e temporali, le regioni centro-meridionali registrano un’ondata di caldo subtropicale, con temperature massime che superano i 35 gradi in sei diverse regioni.

 

Per comprendere la reale violenza dei fenomeni convettivi in atto, tuttavia, la semplice analisi dei soli valori di temperatura e del contrasto tra masse d’aria differenti non è più un parametro esaustivo. C’è un elemento invisibile ad alta quota, legato alle ondate di calore nord-africane, che si comporta come un regista occulto capace di stravolgere la struttura interna delle nuvole: la Saharan Air Layer (SAL).

 

La Saharan Air Layer è un blocco di aria calda e secca che generalmente si trova a un chilometro e mezzo dalla superficie terrestre e può raggiungere uno spessore di oltre 3 km. Spinta verso il Mediterraneo dalle intense correnti meridionali che alimentano gli anticicloni subtropicali, la polvere sahariana può ‘galleggiare’ per giorni se non per settimane, a seconda di quanto l’aria stessa va in alto e a seconda di quanto si secca.

 

Sebbene l’osservatore comune ne avverta la presenza solo attraverso il classico cielo velato da caligine e la sabbia sahariana che si deposita al suolo, la fisica dell’atmosfera dimostra che questo strato desertico possiede la capacità di modificare radicalmente la struttura interna delle celle temporalesche, convertendo i normali rovesci di pioggia in fenomeni grandinigeni di straordinaria intensità.

 

PENNACCHIO SAHARIANO IN QUOTA: cos’è la Saharan Air Layer e come altera la troposfera

La mia tesi su questa complessa evoluzione verte sull’effetto ambivalente e paradossale che la polvere sahariana (o desertica) esercita sulle dinamiche convettive. In una prima fase, l’ingresso della SAL agisce da temporaneo elemento di ostacolo; l’aria calda e secca in quota genera una forte stabilità atmosferica che frena letteralmente l’espansione verticale dei cumulonembi.

 

Quando, peró, il flusso perturbato atlantico riesce a rimuovere con forza questo ‘tappo’, l’enorme quantità di calore e umidità accumulata negli strati più bassi viene rapidamente espulsa verso l’alto. La nube temporalesca che si genera è costretta a inglobare l’intero strato di pulviscolo sahariano sospeso nella media troposfera, modificando istantaneamente i delicati equilibri microfisici della nube stessa.

 

I miliardi di micro-particelle di polvere minerale (prevalentemente quarzo, argille e ossidi di ferro) cessano di essere semplici elementi passivi per convertirsi in potentissimi nuclei di congelamento (Ice Nuclei). All’interno di una nube, l’acqua priva di impurità non congela immediatamente a 0°C, ma può restare in forma liquida anche a temperature molto rigide, fino a circa -20°C. La grande quantità di particelle desertiche accelera il cambiamento di fase, favorendo la formazione istantanea di ghiaccio a temperature più elevate.

 

MICROFISICA DELLA GRANDINE: il pulviscolo funge da nucleo di congelamento per supercelle distruttive

Gli effetti immediati di questa immissione di particelle influenzano la formazione e le dimensioni dei chicchi di grandine che colpiscono il territorio, un rischio concreto che si allinea perfettamente con le allerte per forti temporali inserite nei nostri articoli. Grazie all’abbondanza di nuclei di condensazione, le correnti ascensionali del cumulonembo riescono a generare chicchi di grandine a quote più basse e con una velocità impressionante.

 

Se la corrente ascensionale (updraft) è alimentata dall’energia termica dall’ondata di caldo sahariano, i chicchi di ghiaccio vengono mantenuti in sospensione all’interno della nube per un tempo prolungato, continuando ad accumulare strati di acqua allo stato liquido che si solidificano all’istante.

 

La mia analisi scientifica dimostra che la SAL funge da reale amplificatore della gravità degli eventi. All’impatto col suolo, non si registrano precipitazioni grandigene uniformi e di modeste dimensioni, bensì la caduta di chicchi imponenti e devastanti, formati attorno a un nucleo di polvere sahariana.

 

Tenere d’occhio la quantità di polveri in sospensione in media troposfera è diventato fondamentale per fare previsioni meteo immediate. Capire quanto sia ‘saturo’ lo strato di aria calda e secca proveniente dal Sahara è la vera svolta: ci permette di prevedere non solo dove si scatenerà il temporale, ma anche quanto sarà violenta e distruttiva la grandinata.

Saharan Air Layer, il fiume di polvere sahariana in quota e gli effetti imprevisti sui super temporali di Giugno