Caldo: piccoli gesti che dividono un malessere dal Pronto Soccorso

Il termometro sale, e pare non volersi più fermare. Da settimane l’Italia fa i conti con un caldo che concede tregue davvero brevi, e con l’anticiclone africano di nuovo pronto a rimontare da fine luglio i bollettini del Ministero della Salute tornano ad accendersi di bollini rossi.

Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Le ondate di calore sono diventate più frequenti, più lunghe, più insidiose, al punto che quest’estate rischia di fare da apripista a molte altre altrettanto roventi. Ci mettono del loro anche le notti tropicali, con le minime che faticano a scendere sotto una certa soglia: il corpo, così, non trova ristoro nemmeno al buio.

E allora, come ci si difende? Meno di quanto si creda, in effetti. Bastano alcune abitudini semplici, quasi banali, per ridurre in modo netto le conseguenze di un’ondata di calore: limitare l’esposizione alle temperature più alte, idratarsi come si deve, tenere d’occhio chi rischia di più, ovvero i grandi anziani, i malati cronici, chi assume farmaci, i neonati e i bambini molto piccoli.

 

Bere prima ancora di avere sete

C’è una regola che pesa più di tutte, e la conoscono perfino i bambini: bere. Almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno, meglio se a piccoli sorsi distribuiti dalla mattina alla sera. Il nodo delicato riguarda gli anziani, perché con l’età lo stimolo della sete si affievolisce, e aspettare di sentirlo significa arrivare tardi. Bisogna bere comunque, anche quando la gola non lo chiede.

Occhio, però, alle eccezioni. Chi convive con epilessia, disturbi di cuore, di rene o di fegato non può eccedere con i liquidi, e lo stesso vale per chi segue terapie che ne limitano l’assunzione o ne favoriscono l’eliminazione. Qui la parola spetta al medico, sempre. Quanto a caffè e bevande simili, meglio moderarli; gli alcolici, invece, andrebbero lasciati proprio da parte.

E la tavola? Anche lì si gioca una partita che conta. Cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura di stagione, pochi piatti elaborati e grondanti di condimenti, priorità ai cibi freschi, leggeri e ricchi d’acqua. Il sale con parsimonia, preferendo quello iodato. Un dettaglio che quasi nessuno considera, poi, è la catena del freddo: con questo caldo gli alimenti si guastano in fretta, e conservarli a dovere è una questione di sicurezza prima ancora che di gusto.

 

Le ore in cui conviene sparire dalla circolazione

Poi c’è il capitolo degli orari. Tra le 11 e le 18, quando il sole picchia più forte, l’esposizione diretta va evitata il più possibile. Non è pigrizia, è buon senso: è in quella finestra che il colpo di calore trova terreno fertile.

Vale anche per lo sport, va da sé. Muoversi sotto il sole nelle ore roventi è una pessima idea, e chi proprio non vuole rinunciarci deve almeno bere parecchio e concedersi pause all’ombra. Per gli sportivi un’accortezza in più: a inizio stagione conviene adattarsi al caldo con gradualità, alzando poco per volta intensità e durata degli allenamenti, e reintegrando i sali persi con il sudore, sempre dopo un parere del proprio medico.

 

La casa come prima linea di difesa

Difendersi comincia tra le mura di casa. La mossa più economica? Schermare le finestre esposte a sud e a ovest con tende, persiane o veneziane che fermino la luce ma lascino passare l’aria. Semplice, eppure sulla temperatura interna cambia tutto.

 

Condizionatore e ventilatore, istruzioni per l’uso

L’aria condizionata funziona, questo è indubbio, ma va usata con la testa. Regolarla su valori troppo bassi rispetto all’esterno è controproducente: una temperatura tra 25°C e 27°C, con un basso tasso di umidità, basta e avanza per stare bene senza incappare in sbalzi bruschi ogni volta che si mette il naso fuori.

Il ventilatore è un’altra faccenda. Muove l’aria, questo sì, ma non abbassa la temperatura della stanza, così il corpo continua a sudare: ragione in più per bere molto. Quando in casa si superano i 32°C diventa persino inutile, e non va mai puntato dritto sulla persona, tanto meno se anziana, allettata o con scarsa autonomia.

 

Vestiti giusti, auto e amici a quattro zampe

Come ci si veste conta più di quanto si immagini. Abiti comodi e leggeri, in cotone, lino o altre fibre naturali, mentre il sintetico è meglio lasciarlo nell’armadio. All’aperto un cappello chiaro protegge la testa, gli occhiali con filtro UV difendono gli occhi, una buona crema solare ad alto fattore fa il resto. Con i bambini, poi, attenzione doppia.

E l’auto? Prima di partire conviene arieggiare l’abitacolo, quindi regolare il climatizzatore su valori di circa 5°C più bassi rispetto all’esterno, senza orientare le bocchette addosso ai passeggeri. Se il viaggio è inevitabile, meglio evitare le ore bollenti, tenere sempre una scorta d’acqua a portata di mano e, questo è sacrosanto, non lasciare mai neonati, bambini o animali in macchina. Nemmeno per un minuto.

A proposito di animali: anche loro soffrono, eccome. Acqua fresca sempre disponibile, soste all’ombra durante gli spostamenti, niente passeggiate nelle ore calde, quando l’asfalto rovente rischia di ustionare i polpastrelli.

 

Uno sguardo attento a chi rischia di più

Resta la parte forse più importante, quella che riguarda gli altri. Gli anziani soli, le persone non autosufficienti, chi vive senza una fissa dimora: sono loro a pagare il conto più salato di ogni ondata di calore. Offrire assistenza, fare una telefonata, bussare a una porta, segnalare ai servizi sociosanitari una situazione che non torna. A volte basta questo per evitare il peggio.

Nei più anziani c’è un campanello d’allarme da non sottovalutare mai. Quando cominciano a fare meno le cose di sempre, muoversi in casa, vestirsi, mangiare, lavarsi, andare in bagno con regolarità, spesso è il segnale che qualcosa nello stato di salute sta scivolando. Per i più piccoli, invece, meglio controllare la temperatura corporea, rinfrescarli con una doccia tiepida e, quando si può, aprire il pannolino per far respirare la pelle.

Un pensiero, infine, a chi lavora gomito a gomito con le persone fragili. Gli operatori sociosanitari figurano tra i più esposti ai disturbi legati al caldo, e per loro l’idratazione non comincia in corsia. Comincia prima, ancora prima di attaccare il turno.

 

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