
Non è solo un modo di dire: il caldo dà alla testa: anzi è scientificamente provato. Le alte temperature alterano numerosi meccanismi fisiologici e quindi il benessere psicologico, con conseguenze anche rilevanti soprattutto per i soggetti più a rischio. Si va dal peggioramento del sonno – ed è noto quanto dormire poco e male incida su qualità della vita, umore e relazioni sociali – fino all’aumento dei episodi suicidi. Ancora non ci sono dati statistici ufficiali aggiornati sulla situazione regionale e nazionale (in Italia) in relazione agli interventi sanitari legati alla salute mentale durante le ondate di calore, ma c’è da aspettarsi un incremento rispetto al passato.
Quando conta la durata, non il picco
Un’ondata di calore diventa insidiosa quando si prolunga, quando le minime notturne restano alte e le notti tropicali si susseguono senza tregua, impedendo all’organismo di smaltire l’energia accumulata durante il giorno. Nei centri urbani asfalto e cemento restituiscono lentamente il calore immagazzinato, e l’isola di calore urbana amplifica tutto. L’estate 2026 ha messo in fila episodi roventi uno dietro l’altro, con l’anticiclone africano stabilmente insediato sul Mediterraneo e una fase estrema di portata quasi storica nell’ultima decade di agosto. Al Nord Italia, come al Centro e al Sud, il disagio si misura sommando temperatura e umidità relativa, non guardando soltanto la colonnina di mezzogiorno.
Cosa dicono i medici e gli studi
L’esperienza e l’ampia letteratura scientifica sostengono che esistono malesseri psicologici legati al caldo. Intanto, però, una ricerca pubblicata su Nature Health, in cui sono stati analizzati oltre 2,6 milioni di ricoveri ospedalieri, ha già documentato questo legame in 852 località di Brasile, Canada, Cile e Nuova Zelanda, proprio in relazione a queste ultime ondate di calore.
Ma esattamente cosa succede al cervello? «Ci sono effetti diretti e indiretti. Tantissimi studi hanno già dimostrato la relazione tra l’insorgenza o l’aggravamento di disturbi psichiatrici e il caldo. Gran parte dei disturbi mentali ha una componente biologica e le alte temperature impattano sul sistema nervoso centrale. Per esempio, si verifica un’alterazione della comunicazione tra i neuroni, come all’interno di un circuito elettrico, e questo comporta un malfunzionamento». Tra i meccanismi fisiologici che potrebbero incepparsi ci sono la termoregolazione – e cioè la capacità del corpo di regolare la propria temperatura interna e l’idratazione. «Tutto questo può favorire il fenomeno della neuroinfiammazione, che, per intenderci, è stata osservata in malattie come la depressione».
Chi rischia di più
Non tutti gli individui, però, corrono gli stessi rischi. E l’età è uno dei fattori determinanti. Ma anche molti giovani ritengono di essere invincibili, di stare bene, salvo poi risultare soggetti a colpi di calore e malesseri. Ovviamente, poi, ci sono categorie notoriamente vulnerabili, come già detto.
«Gli anziani e i bambini sono tra i soggetti più vulnerabili, ma anche persone che sono già in cura, per esempio, per depressione o bipolarismo. Anche disturbi come la psicosi – il più noto è forse la schizofrenia – peggiorano». La letteratura scientifica, però, ha ampiamente dimostrato anche l’aumento dell’incidenza dei tentativi di suicidio: le ondate di calore prolungate ne incrementano la frequenza.
Tali studi iniziarono a Los Angeles in occasione del Santa Ana, il vento caldo che specie a fine estate e inizio autunno genera ondate di caldo in California e nella immensa area metropolitana. Si tratta di un flusso continentale che scende dai bacini desertici verso la costa: comprimendosi lungo la discesa si riscalda e si asciuga, spazzando via l’aria marittima più fresca. Un meccanismo di compressione adiabatica ben noto, che trasforma in poche ore il clima mite del Pacifico in un forno ventilato.
Il dato che pesa
E i dati non sono confortanti. «È stato stimato che a ogni grado in più sul termometro corrisponde un incremento del due/tre per cento della mortalità legata ai suicidi. Va però detto che, in circa il 90% dei casi, quelle persone già soffrivano di un disturbo mentale». E sono appunto loro ad essere maggiormente esposte. «Chi soffre di un disturbo mentale – spiegano gli esperti – tende spesso a trascurarsi e quindi non segue le norme di protezione primarie».
Norme, però, che i medici consigliano a tutti e che sono quelle che normalmente vengono diffuse in ogni bollettino di allerta. Norme solo apparentemente banali, eppure decisive: sono piccoli gesti che dividono un malessere da un accesso al Pronto Soccorso. «Bisogna bere frequentemente, evitare di uscire nelle ore più calde e indossare abiti leggeri». Ma non solo. Il consumo di alcol non aiuta, così come l’abuso di sostanze.
«L’alcol d’estate è un errore perché come le sostanze stupefacenti o i farmaci – ma quest’ultima è una questione che riguarda i medici che li somministriamo – possono impattare sui meccanismi di termoregolazione; la traspirazione naturale può subire una riduzione». E per quanto riguarda le ospedalizzazioni, un aumento di ricoveri e interventi. «Siamo in un contesto climatico fuori dalla norma e viste le prolungate ondate di calore estremo dell’estate 2026, guardando anche ai dati del passato,si stenta a credere che non ci sarà un peggioramento». Del resto le stime europee sulla mortalità legata al caldo parlano chiaro, e i modelli matematici climatici indicano che le estati roventi sono destinate a ripetersi.
Cosa bere e cosa evitare
Bere un bicchiere fresco di birra, come spesso succede, è sbagliato: crea una sensazione nel momento, ma aggrava tutto il resto perché contiene alcool. In questo caso, ormai essendo diffusa, è meglio bere birra senza alcool. Come anche bevande tipo Coca Cola, questa è disponibile senza zucchero e senza caffeina. Ad accrescere il battito cardiaco ci pensa il caldo e lo stress del corpo per superarlo. Uno stress latente di cui non ci accorgiamo, ma che lavora sottotraccia per giorni e che il surriscaldamento in atto rende sempre più frequente.
La bevanda migliore è l’acqua, anche, se non meglio, quella frizzante naturale che offre una maggior sensazione di freschezza e idrata come quella naturale, sempre da non bere gelida perché può causare una grave congestione.
Nota redazionale
Dove chiedere aiuto. Se stai attraversando un momento di crisi, o se ti preoccupa qualcuno a cui vuoi bene, puoi parlarne. Telefono Amico Italia risponde al 02 2327 2327, Samaritans Onlus al 06 77208977 tutti i giorni dalle 13.00 alle 22.00, Telefono Amico Cevita al 02 99777 24 ore su 24. Per bambini e adolescenti c’è Telefono Azzurro, al 19696. In caso di emergenza, il numero è il 112.
Credit
- Nature Health – Mental health hospitalizations associated with sustained extreme heat in multiple countries
- World Health Organization – Climate change, heat and health
- EurekAlert! (AAAS) – Monash University, heatwaves and mental health hospitalisation
- World Health Organization – Heatwaves
Nota redazionale: l’articolo tocca il tema del suicidio. Se pensi di pubblicarlo, potresti valutare l’inserimento di un box con i riferimenti di ascolto e supporto psicologico, come raccomandano le linee guida internazionali sulla comunicazione responsabile di questo argomento. E se il tema ti riguarda personalmente, posso aiutarti a individuare i contatti giusti.
Il caldo dà alla testa: cosa dice la scienza sulla salute mentale