Alta Pressione, ma ci saranno temporali e supercelle. Il caldo? Cattivello

Un’Italia quasi senza pioggia

Guardando la sequenza delle precipitazioni previste dai modelli matematici tra domenica 30 agosto e venerdì 4 settembre, la Penisola appare desolatamente asciutta. Le aree colorate, quelle che segnalano la pioggia, si accendono quasi ovunque tranne che da noi: si vedono sulla Scandinavia, sulle Isole Britanniche, sul Mare del Nord, sulla Russia occidentale, e poi ancora sulla Turchia e sul Caucaso. Sull’Italia, invece, il bianco domina la scena giorno dopo giorno, interrotto soltanto da qualche macchiolina appena percettibile lungo l’arco alpino e sui rilievi balcanici.

Non è una fotografia isolata, è una costante che si ripete in ogni singolo fotogramma di questi giorni. L’alta pressione si è piazzata a cavallo tra le Alpi e il bacino centrale del Mediterraneo e da lì non si muove, funzionando come una specie di coperchio: l’aria scende, si comprime, si scalda, e le nubi che proverebbero a formarsi vengono letteralmente dissolte. Le perturbazioni atlantiche, che pure esistono e sono anche piuttosto vigorose, vengono deviate verso nord e scorrono sopra la testa dell’Europa centrale senza mai riuscire a scendere di latitudine. È il meccanismo che abbiamo già raccontato analizzando i temporali attesi tra martedì 1° e mercoledì 2 settembre.

Il caldo che non molla la presa

Tutta l’Italia, dal Nord al Sud, resta immersa in una vasta macchia rossa che indica temperature ben al di sopra della media del periodo di riferimento 1991-2020. Non parliamo di uno scarto passeggero di poche ore: l’anomalia si mantiene praticamente identica dal 30 agosto fino al 4 settembre, senza cedimenti, con la stessa intensità sulla Spagna, sulla Francia meridionale, sui Balcani e su gran parte del bacino.

C’è un dettaglio che merita attenzione, ed è il mare. Il Mediterraneo ha immagazzinato una quantità enorme di calore nel corso dell’estate e adesso lo restituisce lentamente, di notte soprattutto, impedendo ai valori minimi di scendere davvero. Ecco perché nelle località costiere e nelle Isole Maggiori l’afa si fa sentire anche dopo il tramonto, quando l’irraggiamento notturno dovrebbe invece dare sollievo. Il calore accumulato dall’acqua è anche la ragione per cui, quando l’aria atlantica riesce finalmente a entrare, i rovesci diventano violenti in pochi minuti.

Il rischio di un settembre complessivamente molto caldo resta quindi concreto, come già evidenziato nell’analisi sulle ondate di caldo che minacciano il mese.

Il Nord Italia resta l’unica porta aperta

L’unica crepa nel muro anticiclonico si apre a nord delle Alpi tra martedì 1° e mercoledì 2 settembre, quando un impulso instabile riesce a scalfire il bordo settentrionale della struttura. Le mappe mostrano un segnale debole ma riconoscibile su Lombardia settentrionale, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia, con qualche sconfinamento verso la pianura. Poca roba, in termini di accumuli, ma sufficiente a rompere la monotonia.

Su Milano il passaggio si riduce a un paio di rovesci temporaleschi nel corso di mercoledì 2, prima che il sole torni protagonista e le massime risalgano fino a 33°C entro venerdì 4 settembre. Situazione analoga a Bologna, dove l’instabilità arriva smorzata. Sul resto della Penisola non cambia nulla: a Roma, a Palermo e a Cagliari il tempo resta stabile, luminoso e caldo, con ventilazione debole.

 

L’Europa divisa in due

Il quadro continentale è nettamente spaccato. A nord del cinquantesimo parallelo scorre un flusso perturbato vigoroso, con basse pressioni profonde che si succedono tra Islanda, Norvegia e Finlandia, portando piogge abbondanti e un calo termico sensibile sulla Scandinavia entro il 3 settembre. A sud, invece, comanda il caldo: la stessa struttura anticiclonica che protegge l’Italia abbraccia anche la Penisola Iberica, la Francia e buona parte dei Balcani.

Verso venerdì 4 settembre il baricentro dell’alta pressione si sposta leggermente verso ovest, rafforzandosi su Spagna e Francia mentre una depressione molto profonda si scava sulla Finlandia. Per noi in Italia cambia poco: il flusso instabile resta relegato alle alte latitudini e il Mediterraneo continua a fare da serbatoio di aria calda.

 

Cosa aspettarsi nell’immediato

La sostanza è questa: fino almeno al 4 settembre non si intravedono piogge significative sull’Italia, se non locali e limitate al settore alpino. Il caldo resta sopra la media ovunque, con i valori più elevati al Sud Italia e sulle Isole Maggiori, e le notti continuano a essere calde e prevalentemente tropicali per via del mare surriscaldato.

Il problema, va detto, non è soltanto il disagio termico. L’assenza prolungata di precipitazioni si somma a un’estate già avara di pioggia su gran parte del continente, con i grandi fiumi europei – Po compreso – scesi a livelli molto bassi durante agosto.

Ogni settimana asciutta in più aggrava un deficit idrico che si è costruito da marzo in poi e che non si recupera con un temporale. Le tendenze a più ampio respiro, del resto, indicano una prima parte del mese ancora estiva, come descritto nell’approfondimento su anticiclone e temporali a intermittenza e nella proiezione dedicata alle piogge di settembre, ottobre e novembre.

Oltre la prima settimana l’affidabilità cala e ogni nuova emissione dei modelli matematici può ritoccare tempistiche e intensità. Ma due elementi restano solidi: la prima incrinatura dell’alta pressione riguarderà sempre e comunque il Nord Italia, e il calore accumulato dal Mediterraneo sarà l’ingrediente capace di trasformare un banale passaggio instabile in un episodio di forte impatto. Insomma, il rischio di potenti grandinate è dietro l’angolo.

 

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