Che sconquasso questa Amplificazione Artica. Il vero freddo fa rotta in Italia

Ondata di freddo in Europa, simulazione.

C’è qualcosa di profondamente stonato nell’aria, e non è solo una sensazione epidermica di chi esce di casa la mattina non sapendo più come vestirsi. Se guardiamo le carte sinottiche di questi giorni, sembra quasi di osservare un sismografo impazzito piuttosto che la classica e rassicurante alternanza delle stagioni a cui eravamo abituati o che credevamo di conoscere.

In Europa e in Nord America stiamo assistendo a un valzer atmosferico che lascia poco spazio alla noia, ma che apre interrogativi piuttosto seri sulla stabilità del nostro clima.

 

Al centro di questo caos organizzato c’è un fenomeno che gli scienziati monitorano con crescente apprensione: l’Amplificazione Artica. In parole povere, il Polo Nord si sta scaldando a una velocità decisamente superiore rispetto al resto del pianeta. E questo, credetemi, non è un dettaglio da poco. È il motore che sta grippando il sistema.

 

Per capire perché fa così freddo in Alaska e perché, quasi contemporaneamente, potremmo trovarci a sudare fuori stagione nel Mid West americano, bisogna guardare in alto. Molto in alto. Lì dove corrono le Jet Stream, o correnti a getto. Immaginatele come un fiume d’aria velocissimo che scorre da ovest verso est, separando l’aria fredda polare da quella calda subtropicale. Quando il sistema funziona “normalmente”, questo fiume è teso, veloce, e confina il gelo lassù, dove dovrebbe stare. Ma qui entra in gioco il riscaldamento dell’Artico. Riducendosi la differenza di temperatura tra il Polo e l’Equatore, questo fiume perde potenza. Rallenta. E come un fiume che arriva in pianura, inizia a serpeggiare, creando anse profonde e lente.

 

Onde di Rossby, rappresentazione semplificata.
Onde di Rossby, rappresentazione semplificata.

Ed è qui che entrano in scena le famose Onde di Rossby.

Quando la Corrente a Getto rallenta, queste onde planetarie si amplificano a dismisura. Diventano enormi, ingombranti, e soprattutto stazionarie. Non scorrono via rapide come un tempo. Invece di spazzare via le perturbazioni in un giorno o due, tendono a bloccare le configurazioni meteo per periodi lunghi, esasperando le condizioni al suolo. È un po’ come se il nastro trasportatore dell’atmosfera si fosse inceppato. Il risultato? Dove l’onda risale verso nord, trascina con sé aria bollente tropicale fin nel cuore dell’Artico; dove l’onda scende, o “affonda” per usare un termine più tecnico, apre le porte del freezer polare verso le latitudini medie.

 

Ecco spiegato il paradosso che stiamo vivendo.

Prendiamo la situazione attuale in Nord America. È letteralmente spaccata in due. Da una parte abbiamo l’Alaska che sta vivendo un incubo di ghiaccio, con temperature che sono precipitate fino a toccare i -55°C. Un valore che fa male solo a scriverlo, figuriamoci a viverlo. Lì l’onda di Rossby ha creato un corridoio preferenziale per l’aria che arriva direttamente dal cuore del Vortice Polare. È un freddo denso, pesante, che ti entra nelle ossa e paralizza ogni cosa.

Dall’altra parte della barricata, basta spostarsi un po’ più a est, verso il Mid West e parte del settore orientale degli Stati Uniti, per trovare una situazione diametralmente opposta. Qui, nei prossimi giorni, è attesa una fiammata di calore – se così possiamo chiamarla in Gennaio – che porterà i termometri su valori assurdi per il periodo. Ma attenzione, perché la natura non fa sconti e tende sempre a riequilibrare i conti, spesso con gli interessi.

Questa parentesi mite, infatti, ha i giorni contati. Sarà un evento effimero, quasi un’illusione. Subito dopo, quella massa d’aria gelida che ora staziona tra l’Alaska e il Canada occidentale scivolerà inesorabilmente verso est. Sarà uno schiaffo termico notevole: passare dal cappotto leggero al piumino artico nel giro di poche ore.

 

E il Vecchio Continente?

L’Europa non sta certo a guardare. Fino a ieri ci siamo cullati in un clima che definire invernale era un eufemismo. Venti miti, giornate quasi primaverili in alcune zone del Mediterraneo, un’atmosfera sospesa. Ma il meccanismo delle Onde di Rossby sta per presentare il conto anche qui. Le correnti, che per giorni hanno accarezzato le nostre terre arrivando dall’Atlantico, stanno per essere sostituite.

Si prevede un cambio di circolazione drastico. L’aria gelida, quella vera, di origine polare, si sta preparando a scendere di latitudine. E c’è un dettaglio tecnico che renderà questo freddo ancora più pungente: l’effetto albedo e il raffreddamento pellicolare. Man mano che l’aria fredda conquisterà i territori europei, le precipitazioni nevose inizieranno a coprire il suolo. La neve, si sa, riflette la luce solare e disperde calore durante la notte. Questo significa che l’aria, scorrendo sopra superfici innevate, si raffredderà ulteriormente, auto-alimentando il gelo nei bassi strati.

 

Insomma, le terre emerse europee diventeranno una sorta di fabbrica del freddo

Non si tratterà solo di una passata veloce, ma di un potenziale assestamento invernale che potrebbe durare. È la dinamica classica degli inverni di una volta, quelli che sembravamo aver dimenticato, ma che tornano prepotenti proprio a causa di queste ondulazioni esasperate della Jet Stream.

Siamo di fronte a una estremizzazione che rende le previsioni a medio termine una sfida affascinante e terribile allo stesso tempo. Non esiste più la mezza misura, il grigio, la transizione dolce. Si passa dal rosso fuoco al blu profondo delle mappe meteo con una disinvoltura che spaventa. L’Amplificazione Artica non è più solo una teoria da conferenza scientifica; è la realtà che bussa alla finestra sotto forma di tempeste improvvise o di calori inaspettati.

Nei prossimi giorni, quindi, occhi puntati al cielo e termometro alla mano. Che vi troviate in Italia, in Francia o dall’altra parte dell’oceano, il messaggio dell’atmosfera è chiaro: prepararsi agli sbalzi, perché la stabilità, per ora, non è di casa.

 

Fonti

Che sconquasso questa Amplificazione Artica. Il vero freddo fa rotta in Italia