Chicchi grandi come palle da tennis e Sud a 45°C: l’Italia meteo estremo

Chicchi come palle da tennis, il Nord messo in ginocchio

Cinque centimetri. È questo il diametro di numerosi chicchi raccolti nella notte di ieri, dopo che violenti temporali a supercella hanno attraversato la bresciana per poi riversarsi su Veneto ed Emilia Romagna. In certe zone della Valle Padana si era arrivati addirittura a dieci centimetri, mentre sabato sera era toccato a Milano fare i conti con una grandinata di insolita violenza, ed anche qui, chicchi sino a cinque centimetri di diametro.

L’Italia, ancora una volta, si è ritrovata divisa in due. Da un lato il caldo record trasformato in grandine di grosse dimensioni capaci di sfondare parabrezza,  bucare tetti e triturare i raccolti, nubifragi e raffiche di vento d’uragano. Dall’altro una colonnina di mercurio rimasta inchiodata oltre i 40°C, con gli incendi che divoravano boschi e macchia mediterranea.

Il primo colpo era arrivato in Lombardia. A Milano la grandine aveva costretto a evacuare ottantamila spettatori al concerto di Bad Bunny. Nel Cremasco, danni ad auto, case e campi. A Cremona, addirittura, si era infranta una lastra del rosone del Duomo. E poi il Bresciano, con parabrezza e carrozzerie ridotti a un colabrodo.

Non sorprende, purtroppo. Le pianure tra Lombardia e Friuli Venezia Giulia sono uno dei punti caldi del continente per la grandine di grosse dimensioni. Chi lavora la terra, in certe province, ha visto svanire il raccolto di un anno intero nel giro di sette minuti, quanto dura in media una sfuriata di questo tipo. E il rumore? Chi l’ha sentito lo descrive sempre allo stesso modo: una sassaiola sul tetto.

 

Da Ferrara alla Romagna, il fronte non ha risparmiato nulla

Ieri il fronte si è accanito sull’Emilia Romagna. Nel Ferrarese chicchi fino a cinque, sette centimetri hanno perforato tetti e pannelli fotovoltaici, mandando in frantumi decine di vetri. Sull’A13 gli automobilisti si sono fermati. «il cielo è diventato nero all’improvviso, poi è caduta grandine grande come sassi. Mi ha distrutto il parabrezza. Ho accostato e mi sono coperto il viso», racconta uno di loro. Immagini che parlano da sole.

A San Martino i tronchi hanno rotto una condotta, lasciando a secco l’erogazione dell’acqua. A Ravenna sono caduti oltre cento alberi, la Romea è rimasta chiusa per ore e il vento ha scoperchiato una scuola. Sulla linea tra Bologna e Venezia si sono accumulati ritardi fino a settanta minuti, con convogli cancellati tra Ferrara e Ravenna.

Nei campi il bilancio è pesante. Ortaggi e seminativi irrecuperabili, frutteti devastati, reti antigrandine sfondate e pali spezzati. Soia, sorgo, mais, riso e girasole falciati come da una lama. «Nessuna area della provincia si è salvata», denuncia la Cia, mentre Coldiretti stima danni per centinaia di milioni. In tre giorni il Nord ha contato 192 grandinate violente, con chicchi fino a dieci centimetri. Le associazioni di categoria adesso chiedono lo stato di calamità e l’aiuto dell’Ue.

 

Un motore che si chiama contrasto termico

Perché fenomeni tanto severi? La risposta sta nello scontro tra due masse d’aria. Da una parte l’aria arroventata accumulata sul Mediterraneo, umida e carica di energia. Dall’altra gli spifferi più freschi in quota, veicolati da una circolazione depressionaria ancorata a nordest dell’Europa.

Antonello Pasini, fisico del clima al Cnr, indica tre ingredienti. Il Mediterraneo, complice il cambiamento climatico, tocca ormai i 30°C e i 32°C; l’aria supera i 40°C al Centro Sud e i 35°C al Nord; in quota, intanto, scivolano infiltrazioni fredde. L’aria calda e umida sale, incontra quella più secca e gelida, e genera cumulonembi imponenti. Dentro le nubi le correnti trascinano su e giù nuclei di ghiaccio, che raccolgono altra acqua, crescono strato dopo strato come una cipolla, finché il peso non li fa precipitare.

Più violento è il contrasto termico, più grosso sarà il chicco. Una regola brutale, ma efficace. Del resto il Nord era finito nel mirino delle grandinate già nei giorni scorsi, quando i modelli matematici segnalavano supercelle prima del refrigerio.

 

Poi l’Adriatico

Nel novero delle aree a rischio entrano Marche, Abruzzo, Molise e parte della Puglia. Ieri, 21 luglio, la grandine ha colpito soprattutto le zone finite nel mirino del Piceno e del Teramano, con episodi persino in Toscana.

Nelle Marche i guai si sono concentrati tra San Benedetto del Tronto, Grottammare, le colline di Acquaviva Picena e Ripatransone, fino alla costa maceratese tra Porto Recanati e Civitanova Marche. Non sono mancate segnalazioni nell’entroterra, a Pieve Torina, Ussita, Visso e Castelsantangelo sul Nera, oltre che a Fano, dove gli eventi in programma sono stati sospesi.

In Abruzzo la grandinata ha battuto il Teramano, con criticità tra Bellante, San Nicolò a Tordino, Villa Zaccheo, Notaresco, Roseto degli Abruzzi, Morro d’Oro e Castellalto. Danni ad auto, abitazioni e attività commerciali, il solito, amaro copione. Qui sono stati raccolti chicchi sino a 15 cm di diametro.

In serata il fronte è sceso fino alla Puglia. Nel Foggiano una grondaia divelta ha tranciato la linea elettrica, interrompendo la ferrovia tra Peschici e San Severo. A Bari sono stati chiusi i parchi e tre aerei dirottati verso altri scali per colpa del vento. Non a caso il Dipartimento della Protezione Civile aveva emesso l’allerta arancione proprio sulle Marche.

 

Al Sud il forno resta acceso, tra afa e incendi

Mentre il Nord faceva la conta dei danni, il Meridione restava avvinghiato alla morsa del caldo che ha sfiorato i 45°C. La colonnina oltre i 40°C, l’aria immobile, il mar Mediterraneo trasformato in una piastra rovente. E gli incendi, inevitabili, a mangiarsi boschi e vegetazione riarsa. Due estati diverse, insomma, dentro lo stesso Paese e nella stessa giornata.

 

Previsioni difficili, diciamolo

Questi fenomeni sono difficilmente prevedibili, e chi sostiene il contrario racconta una mezza verità. I modelli matematici delimitano il corridoio dove l’energia in gioco è maggiore, ma stabilire quale comune verrà colpito da chicchi da cinque centimetri e quale resterà soltanto bagnato è, oggi, una previsione che nessuno può permettersi di fare.

Si parla di scale minuscole, di celle temporalesche che nascono, esplodono e si dissolvono nell’arco di un’ora. Il margine di manovra è ridotto all’osso. L’unica arma davvero utile resta il monitoraggio in tempo reale, il radar aggiornato di minuto in minuto. E quando la base della nube assume quel colore verdastro? Il sospetto della grandine sale, certo, ma non è una regola ferrea: quel verde può anche annunciare soltanto pioggia torrenziale.

Il peggio, comunque, dovrebbe essere alle spalle. Da mercoledì l’anticiclone subtropicale si ritira e il caldo molla la presa, con qualche temporale possibile su Appennini e coste adriatiche. Una tregua, insomma, in linea con la svolta attesa nei prossimi giorni.

 

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