Crollo AO e NAO: gelo e neve protagonisti dell’Inverno

Non è un segnale banale. E nemmeno frequente. Chi osserva quotidianamente gli output dei modelli numerici lo sa: quando gli indici AO e NAO virano insieme verso valori fortemente negativi, l’atmosfera sta comunicando un cambio di assetto profondo, non una semplice oscillazione statistica.

Le ultime proiezioni dei principali centri di calcolo, in particolare ECMWF, mostrano proprio questo scenario. Una discesa rapida, strutturata, difficilmente ignorabile. Non si tratta di rumore modellistico, ma di una tendenza coerente che emerge su più corse e su un arco temporale significativo.

 

AO e NAO: cosa sta cambiando

Fino a pochi giorni fa, il quadro era dominato da indici marcatamente positivi. AO su valori elevati, NAO ben sopra la soglia dello zero. Tradotto: Vortice Polare compatto, flusso zonale intenso, correnti occidentali rapide e miti. Una configurazione che tende a confinare il freddo alle alte latitudini e a garantire all’Europa condizioni relativamente stabili.

Ora, però, i grafici raccontano altro.
L’indice NAO, dopo aver stazionato intorno a +2.5, mostra una caduta netta con attraversamento dello zero e successivo ingresso in territorio negativo marcato proprio nella fase centrale delle festività. Valori prossimi a -2 o inferiori non sono comuni e indicano un indebolimento deciso del gradiente barico tra Azzorre e Islanda.

In parallelo, l’AO segue una traiettoria simile. Dai valori molto positivi iniziali, l’indice scende verso lo zero e poi sotto, segnalando una perdita di compattezza del Vortice Polare. Quando questo accade, l’aria fredda non resta più confinata nelle regioni artiche. Cerca vie di fuga. E spesso le trova.

 

Un elemento chiave: assenza di Stratwarming importante

C’è un dettaglio che rende questa evoluzione particolarmente interessante dal punto di vista scientifico. Non emerge, almeno per ora, un vero Stratwarming maggiore in grado di spiegare da solo il crollo degli indici. Il disturbo sembra partire prevalentemente dalla troposfera.

Questo aspetto conta. Molto.
Quando il rallentamento zonale non è innescato da un forte riscaldamento stratosferico, le configurazioni risultanti tendono a essere più persistenti, meno impulsive. Blocchi atmosferici duraturi, con effetti che possono estendersi su più settimane. Ed è qui che entra in gioco la dinamica del Nord Atlantico.

 

Blocco atlantico e possibile retrogressione fredda

Con una NAO negativa, l’anticiclone delle Azzorre tende a spingersi verso nord, talvolta fino a Islanda e Groenlandia. Il flusso occidentale si spezza. Le correnti miti oceaniche rallentano o vengono deviate.

A est del blocco, lo spazio si apre. Le masse d’aria fredde accumulate tra Asia ed Europa Orientale, già molto dense e stabili, possono iniziare a muoversi verso ovest. È il meccanismo della retrogressione continentale, una delle configurazioni più efficienti nel trasportare freddo verso il bacino mediterraneo. Non è un’ipotesi teorica. I segnali nei modelli ci sono. E sono coerenti.

 

Implicazioni per l’Italia

Quando AO e NAO scendono insieme, la statistica climatica parla chiaro. Le probabilità di irruzioni fredde sull’Italia aumentano in modo significativo, soprattutto se il blocco atlantico assume una posizione favorevole.

L’aria fredda, scendendo lungo il bordo orientale dell’alta pressione, potrebbe raggiungere il Mediterraneo attraverso la Porta della Bora o il Rodano. In quel caso, la risposta barica sarebbe quasi automatica. Ciclogenesi sul Mediterraneo Centrale, alimentata dal contrasto tra aria fredda in quota e superfici marine ancora relativamente calde.

Il Mar Mediterraneo, in questa fase, rappresenta un serbatoio energetico non trascurabile. Contrasti termici intensi significano instabilità, precipitazioni e, in presenza di adeguati profili termici, nevicate anche a quote basse.

 

Tempistiche e incertezze ancora aperte

Il periodo più delicato, secondo le medie ensemble, sembra collocarsi tra fine Dicembre e l’inizio di Gennaio. Proprio lì aumenta la dispersione dei membri, segno che la previsione del dettaglio resta complessa. Ma la direzione di fondo no. La tendenza resta negativa.

Resta da chiarire un punto cruciale.
La posizione esatta del blocco atlantico. Se troppo occidentale, il freddo scivolerebbe verso i Balcani. Se più avanzato verso la Groenlandia, l’Italia diventerebbe un bersaglio diretto. Al momento, gli indici suggeriscono una soluzione intermedia, con più impulsi freddi successivi anziché un singolo evento isolato.

Un altro segnale da non sottovalutare è la durata. Dopo il minimo, AO e NAO non mostrano una rapida risalita. Restano bassi. Galleggianti. Questo aumenta la probabilità di una fase invernale strutturata, non episodica.

 

Un cambio di passo da monitorare con attenzione

I grafici attuali rappresentano uno dei segnali più chiari di questo avvio di inverno. Il doppio segnale negativo AO-NAO è spesso il preludio a una circolazione più dinamica, con scambi meridiani marcati.

Per l’Italia, significa tornare a fare i conti con il freddo vero. Non come certezza assoluta, ma come scenario probabilisticamente solido. E quando gli indici convergono in modo così netto, conviene ascoltare. Anche senza entusiasmo eccessivo. Solo con attenzione scientifica.

 

Fonti e crediti scientifici

L’analisi degli indici AO e NAO utilizza i dati ufficiali del NOAA Climate Prediction Center, riferimento internazionale per il monitoraggio delle principali oscillazioni atmosferiche emisferiche. Le proiezioni modellistiche e le medie ensemble impiegate provengono dal ECMWF, Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. L’interpretazione dei meccanismi di blocco atmosferico e delle dinamiche di circolazione è supportata dai materiali scientifici della Royal Meteorological Society, mentre l’analisi dei principali driver climatici che influenzano l’Europa e il Mar Mediterraneo fa riferimento ai contenuti del Met Office UK.

Crollo AO e NAO: gelo e neve protagonisti dell’Inverno