Un’ondata di freddo tardiva ha interessato Canada e parte degli Stati Uniti negli ultimi giorni, riportando condizioni quasi invernali dopo una fase di caldo eccezionale.
Midwest, Grandi Pianure e Nord-Est sono state le aree più colpite dall’afflusso di aria fredda, con gelate diffuse e temperature scese fino a valori prossimi o inferiori allo zero. In alcune zone non sono mancati episodi di neve tardiva, un segnale tipico delle fasi di transizione primaverile, reso però più evidente dall’intensità del recente sbalzo termico.
Solo pochi giorni prima, gran parte della East Coast aveva sperimentato temperature elevate per il periodo, con valori prossimi ai 30°C e diversi record locali. Il successivo ingresso di aria fredda dal Canada ha provocato un rapido crollo termico, con diminuzioni anche di 20°C nell’arco di 48 ore.
Il ritorno del freddo in piena primavera ha conseguenze soprattutto sul settore agricolo. Il caldo precoce aveva già favorito la ripresa vegetativa in molte aree, rendendo colture e fioriture particolarmente vulnerabili. Le gelate notturne rappresentano quindi un rischio concreto, con possibili danni a frutteti e produzioni stagionali.
Dal punto di vista atmosferico, l’episodio è stato favorito da un getto polare ondulato e da onde planetarie più amplificate. In questa fase primaverile, con il vortice polare ormai indebolito, i vincoli dinamici alla propagazione delle onde si riducono e le masse d’aria possono spingersi più facilmente verso sud, favorendo scambi meridiani più marcati. Visto il perdurare di questa dinamica di blocco non si escludono altre irruzioni nei prossimi giorni.