
Dalla seconda decade di gennaio la Francia sta vivendo una fase di maltempo eccezionalmente lunga che non trova precedenti storici recenti. Oltre 35 giorni di pioggia pressoché ininterrotti: secondo Météo-France, tra 14 gennaio e 17 febbraio 2026 si è registrata la sequenza di giorni piovosi più lunga da quando esistono misurazioni comparabili (1959), superando il precedente primato del 2023. La persistenza delle perturbazioni atlantiche ha saturato progressivamente i suoli, riducendo la capacità di assorbimento e trasformando ogni nuova pioggia in un crescente rischio idraulico. Il servizio nazionale di monitoraggio ha segnalato saturazione dei terreni ai massimi dal 1959, un fattore chiave perché rende più probabili e più rapide le piene dei fiumi. La situazione è degenerata in più ondate, con tempeste nominate come Nils (a metà febbraio, con piogge e piene e anche criticità in montagna) e poi Pedro (in ulteriore peggioramento sul fronte di vento, mareggiate e precipitazioni), mentre in diversi momenti le autorità hanno innalzato l’allerta fino al livello massimo in dipartimenti dell’ovest e sud-ovest (tra cui aree lungo Garonna e Loira) e hanno disposto evacuazioni e misure di protezione locali. Gli impatti principali si sono concentrati su alluvioni, interruzioni di collegamenti locali e danni a case e infrastrutture, con una gestione dell’emergenza resa più complessa dalla durata dell’episodio, quando piove per settimane, non è solo quanta acqua cade, ma quanto tempo resta il sistema idrologico sotto stress (fiumi alti, falde colme, argini sotto pressione, terreni instabili). Sullo sfondo, diversi esperti e autorità hanno richiamato il tema dell’adattamento climatico. Anche se ogni singolo evento ha cause meteorologiche specifiche, l’aumento della temperatura globale tende ad aumentare la capacità dell’atmosfera di trattenere vapore acqueo e può rendere più intensi alcuni episodi di precipitazione, aggravando il rischio di criticità quando i suoli sono già saturi.

