
Si respira un dinamismo quasi febbrile nei piani più alti dell’Atmosfera, in quelle zone dove l’aria risulta rarefatta e i segnali del mutamento stagionale si palesano con una manovra a tenaglia che sta mettendo a dura prova la stabilità del Vortice Polare. Le mappe elaborate dal centro ECMWF sono inequivocabili, anzi, gridano un cambio di rotta che potrebbe rimescolare le carte proprio quando l’Inverno sembrava destinato a una conclusione senza colpo ferire. Ma cosa sta accadendo realmente a decine di chilometri sopra le nostre teste?
Il fenomeno dello stratwarming e la crisi del vortice polare
Il termine tecnico per descrivere questo evento è Stratwarming, un surriscaldamento stratosferico improvviso che agisce come un detonatore termico. Immaginate una trottola che ruota vorticosamente su se stessa, mantenendo il freddo estremo confinato entro il circolo del Polo Nord, e d’un tratto un colpo secco ne destabilizza l’asse di rotazione. Questo impulso arriva dai flussi di calore che risalgono dalla Troposfera, lo strato dove viviamo noi, fin dentro la Stratosfera. In pochi giorni, le temperature a circa 30 chilometri di altezza possono subire un’impennata di 40°C o 50°C, configurando un vero e proprio shock termico.
Quando si verifica un episodio simile, il Vortice Polare non rimane inerte. Se l’incremento termico è sufficientemente vigoroso, il nucleo gelido può letteralmente spaccarsi in due, quello che tra addetti ai lavori definiamo Split, oppure venire spinto fuori dalla sua sede naturale. In questo momento, la situazione rilevata a Martedì 10 Febbraio indica una compressione fortissima delle masse d’aria gelida. Non è un evento raro, sia chiaro, ma la tempistica e l’intensità sono tali da catturare l’interesse di ogni previsore. In effetti, analizzando i dati, si nota come questa pressione stia forzando il gelo a cercare una via di fuga verso latitudini più basse.
I tempi di reazione dalla stratosfera al suolo
Bisogna chiarire che se si registra calore in Stratosfera oggi, non significa che domani dovremo usare i doposci a Roma o Milano. Esiste infatti un tempo di latenza necessario. Il trasferimento di energia verso il basso, il cosiddetto Coupling, richiede solitamente dai dieci ai quindici giorni. Si tratta di una discesa lenta, quasi pigra, ma inesorabile. Se la propagazione avviene correttamente, l’indice AO, ovvero l’Oscillazione Artica, crolla verso valori negativi, aprendo le porte a scambi meridiani che prima erano del tutto bloccati da un muro di correnti occidentali.
Questa dinamica spiega perché in Europa guardiamo con apprensione a ciò che accade sopra il Polo Nord. Senza questi disturbi, la stagione fredda europea rischia spesso di ridursi a un dominio incontrastato dell’Oceano Atlantico. Invece, con un Vortice Polare disturbato, il corridoio per l’aria fredda si spalanca. È come se si rompesse una diga, con le correnti gelide che iniziano a vagare per il Continente alla ricerca di un varco.
Le possibili ripercussioni sul comparto europeo e sull’Italia
L’evoluzione probabile per la metà di Febbraio si preannuncia quindi decisamente movimentata. Una volta che la struttura polare viene deformata, la circolazione atmosferica tende a farsi più sinusoidale. Invece di correre paralleli all’equatore, i venti iniziano a muoversi con ampie ondulazioni da nord verso sud. Se l’alta pressione decide di elevarsi verso la Groenlandia o la Scandinavia, ecco che il piatto è servito per una discesa di aria artica marittima o, peggio, continentale direttamente dalla Russia.
L’Italia, data la sua posizione centrale nel Mar Mediterraneo, si trova spesso sulla traiettoria di questi scambi. Un flusso instabile da nord può interagire con il mare ancora relativamente mite, generando minimi di bassa pressione esplosivi. Certo, prevedere oggi l’esatta traiettoria di un eventuale colpo di coda invernale è impossibile, ma la potenzialità per un evento di rilievo è presente. Non parliamo necessariamente di gelo eccezionale, ma di un ritorno alla dinamicità che è mancata per lunghi tratti della stagione.
Un inverno che rifiuta di alzare bandiera bianca
Spesso si pensa che la stagione a Febbraio sia ormai agli sgoccioli, che le giornate che si allungano siano garanzia di tepore. Questo è un errore comune. Storicamente, alcuni dei peggiori disturbi del Vortice Polare si sono verificati proprio nella seconda parte del bimestre invernale. Il surriscaldamento che stiamo monitorando suggerisce che il sistema atmosferico stia cercando un nuovo equilibrio. La risalita di una cellula di alta pressione verso il Polo Nord costringe le masse d’aria polari a scendere di latitudine, ed è esattamente quello che mostrano le proiezioni modellistiche a lungo termine.
In Francia, Germania e Spagna settentrionale, l’attenzione è già alta per la possibilità di irruzioni fredde repentine. Per l’Italia, l’attenzione è rivolta soprattutto al settore dell’Adriatico e alle regioni del Nord, che sono le prime a risentire di questi spostamenti di massa. Tuttavia, la variabile impazzita resta sempre la posizione delle correnti a getto. Se il Jet Stream si abbassa troppo, l’intera Penisola potrebbe finire sotto un regime perturbato e freddo per diversi giorni, mettendo fine a quel lungo periodo di siccità che spesso accompagna gli inverni troppo stabili.
L’incognita della durata e il possibile final warming
Quanto durerà questo disturbo? Questa è la domanda cruciale. Se lo Stratwarming è di tipo Major, ovvero se i venti invertono completamente la loro direzione, la struttura polare potrebbe impiegare settimane per riprendersi. In alcuni casi, non si riprende affatto fino alla Primavera, portando a quello che chiamiamo Final Warming. In questo scenario, le ripercussioni sul meteo dell’Europa potrebbero trascinarsi fin dentro il mese di Marzo, regalandoci un inizio di stagione primaverile decisamente turbolento e dai tratti tipicamente invernali.
In fin dei conti, la meteorologia è una scienza di probabilità e interconnessioni. Quello che accade a 10 hPa, circa 30.000 metri di quota è il motore che decide se dovremo tenere il cappotto ancora a lungo. Le manovre in atto sono imponenti e la mappa che osserviamo è solo il primo fotogramma di un film che deve ancora entrare nel vivo. Resta da capire se il ponte di alta pressione che si sta formando sopra l’Asia e l’Oceano Pacifico riuscirà a dare il colpo di grazia finale alla struttura polare, consegnandoci una chiusura di stagione memorabile.
Credit e fonti autorevoli:
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF): https://www.ecmwf.int/en/forecasts
- National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – Stratospheric Polare Vortex monitoring: https://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/stratosphere/polar/polar.shtml
- World Meteorological Organization (WMO) – Stratospheric Warming Events: https://wmo.int/
- Nature Geoscience – Research on Stratospheric-Tropospheric Coupling: https://www.nature.com/ngeo/
- American Meteorological Society (AMS) – Journals of Meteorology: https://www.ametsoc.org/index.cfm/ams/publications/journals/
Fine Inverno col brivido: lo Stratwarming mette KO il Vortice Polare, cresce il pericolo GELO