
Un team internazionale di ricercatori ha scoperto che le emissioni di azoto provenienti da fertilizzanti e combustibili fossili contribuiscono a un effetto netto di raffreddamento sul clima. Questo effetto si manifesta in quattro modi principali. In primo luogo, gli ossidi di azoto a breve durata prodotti dalla combustione di combustibili fossili formano particelle sospese che schermano la luce solare, raffreddando così il clima. In secondo luogo, l’ammoniaca rilasciata nell’atmosfera dall’applicazione di letame e fertilizzanti artificiali ha un effetto simile. Terzo, l’azoto applicato alle colture permette alle piante di crescere più abbondantemente, assorbendo più CO2 dall’atmosfera e producendo un effetto di raffreddamento. Infine, gli ossidi di azoto giocano un ruolo nella decomposizione del metano atmosferico, un potente gas serra.
Nonostante questi effetti di raffreddamento, i ricercatori avvertono che l’aumento dei livelli di azoto atmosferico ha impatti ambientali dannosi. L’azoto rilasciato nell’ambiente attraverso attività umane inquina l’acqua e l’aria, e non può essere considerato una soluzione accettabile per combattere il cambiamento climatico. Il professor Federico Maggi dell’Università di Sydney sottolinea che l’aumento delle emissioni di azoto non è una soluzione praticabile per il riscaldamento globale, poiché gli effetti negativi superano di gran lunga i benefici.
La ricerca, pubblicata su Nature, ha dimostrato che l’azoto reattivo rilasciato nell’ambiente attraverso attività umane raffredda il clima di meno 0,34 watt per metro quadrato. Senza l’apporto di azoto generato dall’uomo, il riscaldamento globale sarebbe avanzato ulteriormente, ma la quantità di azoto non compenserebbe il livello di gas serra che riscaldano l’atmosfera. Il professor Maggi ha evidenziato l’importanza di sviluppare modelli matematici che possano mostrare l’emergere di effetti non lineari attraverso suolo, terra e atmosfera. Questi modelli sono cruciali per comprendere le complesse interazioni a scala planetaria.
Anche se può sembrare controintuitivo, l’azoto reattivo introdotto nell’ambiente, principalmente come fertilizzanti agricoli, può ridurre il riscaldamento totale. Tuttavia, questo effetto è minore rispetto alla riduzione delle emissioni di gas serra necessaria per mantenere il pianeta entro limiti operativi sicuri e giusti. Gli strumenti computazionali di nuova generazione stanno aiutando a guidare nuove scoperte nella scienza del cambiamento climatico, ma la comprensione non è sufficiente: è necessario agire con grande urgenza per ridurre le emissioni di gas serra.
Gli scienziati hanno determinato l’impatto complessivo dell’azoto proveniente da fonti umane analizzando prima le quantità dei vari composti di azoto che finiscono nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Successivamente, questi dati sono stati inseriti in modelli che rappresentano il ciclo globale dell’azoto e gli effetti sul ciclo del carbonio, come la stimolazione della crescita delle piante e, in ultima analisi, il contenuto di e metano nell’atmosfera. Dai risultati di queste simulazioni, i ricercatori hanno utilizzato un altro modello di chimica atmosferica per calcolare l’effetto delle emissioni di azoto di origine antropica sul forcing radiativo, cioè l’energia radiante che colpisce un metro quadrato della superficie terrestre per unità di tempo. Questo approccio ha permesso di ottenere una visione olistica degli impatti dell’azoto sull’ambiente globale.
Gli scienziati scoprono che le emissioni di azoto raffreddano il clima