
Un finale di agosto con il termometro in forte ascesa
La rottura della stagione estiva è la domanda che ormai ci si pone con insistenza, perché abbiamo evidenziato che nei prossimi giorni avremo un fortissimo aumento della temperatura. Si tratta di un elemento estremamente negativo, perché apporterà ulteriore calore al Mar Mediterraneo e alimenterà anomalie termiche proprio in questo finale di stagione estiva. C’è anche il rischio che l’Ondata di Calore si protragga nei primi giorni di settembre, ma al momento non ne abbiamo notizia e non sappiamo se accadrà davvero. Del resto, quando si parla di previsioni puntuali sul lungo termine, i dubbi sorgono inevitabilmente.
Esistono varie linee di tendenza: i modelli matematici che vengono pubblicati ci mostrano quella più probabile, però all’interno delle varie emissioni si nascondono svariate ulteriori soluzioni. Al momento sembrerebbe che questo caldo resti limitato ad agosto, senza una prosecuzione a settembre, anche se, come dicevo, il rischio contrario non è affatto scomparso. Chi volesse un quadro aggiornato sull’evoluzione più imminente può leggere l’analisi sulla nuova furia dell’anticiclone africano attesa da mercoledì 26.
Quando arriverà la vera rottura della stagione estiva
A questo punto voglio capire quando ci sarà la vera e propria rottura. La fase instabile che si sta concludendo sulle regioni settentrionali non avrà seguito, visto anche il cambiamento delle previsioni, che non vedono più nuovi fronti temporaleschi in transito sul Nord Italia se non qualcosa di effimero, perché ci sarà una violenta espansione dell’alta pressione verso nord. Dobbiamo quindi affidarci ai modelli matematici che vanno oltre i quindici giorni di validità: hanno un’affidabilità inferiore sotto certi versi, ma allo stesso tempo ci offrono una buona linea di tendenza, e questa può risultare decisamente più utile delle previsioni puntuali a due settimane per individuare il periodo in cui potrebbe arrivare un cambiamento tale da poter dire che la stagione estiva si è davvero rotta e che si aprono condizioni atmosferiche più normali.
Per dare una risposta accettabile abbiamo consultato più modelli matematici, sia europei sia americani. Ce ne sono anche altri, ma è preferibile utilizzare i principali, quelli considerati più affidabili: uno è del centro meteo europeo, l’ECMWF, l’altro fa capo alla NOAA, il grande centro meteo statunitense. Sulla stessa base si muove del resto la tendenza per settembre, ottobre e novembre già pubblicata nei giorni scorsi.
Che cosa dicono il modello europeo e quello americano
Entrambi i modelli matematici ci dicono che farà piuttosto caldo: questa è la linea di tendenza. Il modello americano, tuttavia, ha un difetto di base, perché tende a mostrare prima un raffreddamento e poi un riscaldamento, con un andamento molto variabile, quasi nevrotico, della temperatura. Onestamente preferisco osservare i valori non al suolo ma in quota, così da avere un’idea più precisa e attendibile, pur restando sempre nell’ambito di proiezioni approssimative.
Se per rottura della stagione estiva si intende un cambiamento tale da escludere nuove espansioni di masse d’aria africane, allora qui andiamo male. Se invece si intendono periodi con fasi temporalesche del tipo di quelle che hanno interessato il Nord Italia e anche il Centro, allora le cose cambiano: ci saranno fasi temporalesche che coinvolgeranno pure le regioni centrali con discrete precipitazioni. Queste dovrebbero arrivare sino al Lazio, quindi fino a Roma, e presumibilmente all’Abruzzo, mentre è molto difficile che entro la fine di settembre giungano al Sud Italia.
Questa linea di tendenza, tra le altre cose, l’abbiamo già vista in altre stagioni, con una prosecuzione dell’estate quasi a oltranza per tutto settembre e poi, per il Sud, con clima estivo anche in molte giornate di ottobre. Abbiamo numerose testimonianze di rilevamenti della temperatura nel Meridione, in Sicilia e in Sardegna, specie nelle aree costiere attorno a Palermo e a Cagliari, dove la massima si è portata su valori tipici della media estiva, cioè attorno e anche sopra i 30°C. Insomma, l’estate sembra dura a morire.
Temporali violentissimi, allagamenti e grandine di grossa taglia
Attenzione però, perché i temporali ci saranno e potrebbero essere violentissimi, per giunta destinati a riversarsi su suoli che non hanno ricevuto precipitazioni adeguate in questi mesi, provocando allagamenti come quelli già visti sul Nord Italia, accompagnati da raffiche di vento fortissime. Purtroppo è una tendenza che ci porteremo dietro per tutto il mese di settembre, e non è un caso che si parli già di un avvio di stagione con una raffica di temporali violenti.
C’è inoltre un’estensione del rischio di grandinate, anche di grossa taglia, per le regioni settentrionali, perlomeno per una parte di settembre, perché le temperature potrebbero mantenersi sopra i 30°C per un periodo ampio. Non sono da escludere brevissime fasi di refrigerio, ovvero cadute termiche legate all’ingresso di aria più fresca, ma non sembra trattarsi di aria fredda oceanica: in sostanza, la rottura estiva tradizionale non si vede per l’intero mese. Il ruolo del mare, in tutto questo, è decisivo: ne abbiamo parlato analizzando i temporali marittimi che nel Mediterraneo diventano veri mostri di maltempo.
Osservando il centro meteo europeo, i temporali si mostrano soprattutto alla fine di settembre sul basso Tirreno, e possono risultare particolarmente intensi, perché emergono grossi accumuli di precipitazione non solo sul Lazio ma anche sulla Calabria tirrenica e specialmente sulla Campania, dove Napoli rientra pienamente nelle aree esposte a piogge forti.
Il nuovo clima e le medie che non tornano più
Per quanto riguarda il Nord Italia, il fatto che comunque tornino le precipitazioni potremmo considerarlo la rottura della stagione estiva del nuovo clima, perché il nuovo clima è più caldo rispetto al passato. Fare paragoni con vent’anni fa, ma anche con quindici anni fa, non ha più molto senso: la media climatica più aggiornata è quella del 1991-2020, tuttavia il clima del 1991 è estremamente diverso da quello che stiamo vivendo. Ricordo bene com’erano i finali di agosto di allora, e non solo attraverso la memoria personale, ma con dati numerici alla mano. So benissimo che c’è chi non ci crede.
Dobbiamo soffermarci sul fatto che abbiamo un’espansione verso nord di indici climatici – di cui non voglio ripetere nuovamente il nome – provenienti dal Nord Africa, che allontanano verso nord le correnti oceaniche. Queste giungeranno tardivamente, presumibilmente verso ottobre. Significa che per tutto settembre avremo un clima estivo e poi, verso ottobre, una situazione mista, che sa di autunno e ancora di estate, soprattutto per le regioni centrali e meridionali, Sardegna e Sicilia comprese. Le temperature, però, cominceranno a scendere soprattutto al Nord, dove a metà ottobre è prevista l’accensione dei termosifoni.
Ottobre è diventato il mese di transizione
Qui bisogna fare una distinzione in ambito locale, basandosi sui ricordi più che sulle mappe, che a questo punto possono darci indicazioni errate. Negli ultimi cinque o sei anni abbiamo avuto periodi in cui l’accensione del riscaldamento è stata addirittura rimandata fino ai Santi, ovvero ai primi di novembre, nelle regioni settentrionali, a causa del clima estremamente mite. Abbiamo avuto poi annate in cui si chiedeva l’accensione precoce dei termosifoni in ottobre, seguita da una fase decisamente più mite proprio quando gli impianti erano già in funzione, perché il trend è quello di mesi più tiepidi rispetto alla media.
L’accensione dei termosifoni, così come avviene attualmente, è veramente caotica.
Si parla tanto di risparmio energetico, quando invece i condomini andrebbero accesi seguendo una logica molto diversa, cioè quella delle temperature esterne e soprattutto interne degli immobili, mantenendo valori accettabili negli ambienti, visto e considerato che si realizzano periodi di freddo fuori stagione con grande disagio per la popolazione, in particolare per le fasce deboli.
C’è poi da dire che non tutti abbiamo la stessa percezione del caldo e del freddo: dipende dalle attività svolte, dall’età e da altri fattori che possono essere genetici, materia di cui si occupa la biometeorologia. Accendere e spegnere i termosifoni in date fisse è dunque un grosso errore, lo ripeto ormai da anni: andrebbe regolamentato attraverso un sistema che tenga conto proprio delle temperature ambientali.
Ottobre è divenuto un mese di transizione, quello che era settembre quindici o vent’anni fa, e in futuro lo sarà forse quasi novembre, per quanto la variazione risulti dura soprattutto per le regioni settentrionali, collocate abbastanza a nord e interessate da un sensibile abbassamento della radiazione solare, che influenza parecchio le temperature. A Milano, Torino e come nel resto della Pianura Padana, il tema si ripropone puntualmente ogni autunno.
In conclusione, senza una vera e propria rottura della stagione estiva avremo una transizione verso l’autunno. Anche se in settembre, la ripresa delle piogge può essere definita rottura dell’estate 2026.
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