Perché una parte dell’oceano si raffredda mentre il pianeta si scalda? il ruolo congiunto di oceano e atmosfera
fonte immagine di copertina: Nasa
di Simone Parisi
Nel quadro del riscaldamento globale alcune regioni mostrano un’evoluzione termica molto diversa dalla media planetaria. Una delle più note è il Nord Atlantico subpolare, in particolare l’area a sud della Groenlandia, dove le temperature superficiali dell’oceano hanno evidenziato negli ultimi decenni un riscaldamento molto più debole rispetto alle regioni circostanti e, in alcune ricostruzioni, una vera e propria tendenza al raffreddamento. Questa anomalia viene comunemente indicata come “Cold Blob” oppure North Atlantic warming hole. È ben visibile anche nelle analisi climatiche di Copernicus: nella mappa delle tendenze della temperatura dell’aria superficiale per il periodo 1996-2025, il Nord Atlantico settentrionale rappresenta una marcata eccezione rispetto al forte riscaldamento osservato sulla maggior parte dell’Europa e soprattutto nell’Artico. Il contrasto è particolarmente significativo se si considera che l’Europa è attualmente il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Secondo Copernicus, dalla metà degli anni Novanta la temperatura europea è aumentata a un ritmo di circa 0,56 °C per decennio, oltre il doppio della media globale, mentre il riscaldamento artico è ancora più rapido.
Figura 1 – Trend nella temperatura dell’aria in prossimità del suolo (°C/decade) nel periodo 1996–2025. Dati: ERA5. Credit: C3S/ECMWF.
Il legame con l’AMOC
Una delle principali spiegazioni proposte per il Cold Blob riguarda l’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), il grande sistema di circolazione oceanica dell’Atlantico che contribuisce al trasferimento di calore dalle basse alle alte latitudini. In termini semplificati, acque relativamente calde e salate vengono trasportate verso il Nord Atlantico. Qui si raffreddano, aumentano di densità e, in determinate regioni, tendono a sprofondare, alimentando una circolazione profonda diretta nuovamente verso sud. Questo meccanismo costituisce una componente fondamentale del trasporto meridionale di calore nell’Atlantico.
Se l’AMOC si indebolisce, diminuisce anche la quantità di calore trasportata verso il Nord Atlantico subpolare. Da qui nasce l’interpretazione classica del Cold Blob: un minore apporto di calore oceanico favorirebbe temperature superficiali più basse rispetto alle aree circostanti.
Tra i processi che possono influire sulla densità delle acque superficiali vi è anche l’apporto di acqua dolce derivante dalla fusione della calotta groenlandese. L’acqua dolce riduce infatti la salinità e quindi, a parità di altre condizioni, la densità dell’acqua marina, rendendo più difficile il suo sprofondamento. È uno dei meccanismi attraverso i quali il cambiamento climatico può interferire con la circolazione dell’Atlantico settentrionale.
Non soltanto oceano: il feedback atmosferico
Una recente ricerca condotta da un gruppo guidato dalla Penn State University, pubblicata su Science Advances (Yifei Fan et al. 2025), suggerisce tuttavia che l’origine e soprattutto la persistenza del Cold Blob non possano essere interpretate considerando esclusivamente il trasporto di calore oceanico. Utilizzando simulazioni prodotte da diversi modelli climatici globali, i ricercatori hanno separato i differenti contributi alla variazione della temperatura attraverso un metodo diagnostico definito partial temperature decompositional framework. Il risultato principale è che il contributo atmosferico associato all’indebolimento dell’AMOC risulta, nelle simulazioni analizzate, comparabile a quello dovuto direttamente alla riduzione del trasporto oceanico di calore.
Il meccanismo individuato riguarda principalmente l’accoppiamento tra temperatura della superficie marina, evaporazione e contenuto di vapore acqueo dell’atmosfera. Una superficie oceanica più fredda determina infatti una minore evaporazione. Di conseguenza, l’atmosfera sovrastante tende a diventare più fredda e più secca. Il vapore acqueo è però anche il principale gas serra naturale dell’atmosfera: una sua diminuzione riduce localmente l’effetto serra e quindi la quantità di radiazione infrarossa restituita verso la superficie.
Si instaura così un feedback:
raffreddamento oceanico → minore evaporazione → meno vapore acqueo atmosferico → minore effetto serra locale → ulteriore raffreddamento della superficie.
Secondo gli autori, questo processo può non soltanto amplificare l’anomalia iniziale, ma anche contribuire a renderla più persistente nel tempo.
Un sistema accoppiato oceano-atmosfera
L’aspetto forse più interessante del nuovo studio è quindi il cambio di prospettiva. Il Cold Blob non sarebbe semplicemente il risultato passivo di una riduzione del trasporto oceanico di calore, ma il prodotto di un sistema accoppiato oceano-atmosfera.
L’indebolimento dell’AMOC può generare un raffreddamento iniziale attraverso il minore trasporto di calore verso nord; lo stesso raffreddamento modifica però evaporazione, umidità e bilancio radiativo dell’atmosfera, che a sua volta retroagisce sull’oceano intensificando l’anomalia.
Gli autori precisano comunque che questi risultati derivano da simulazioni climatiche: i modelli rappresentano i principali processi fisici del sistema climatico, ma non ne riproducono perfettamente ogni dettaglio. Saranno quindi necessarie ulteriori osservazioni e analisi per stabilire con maggiore precisione quanto del Cold Blob osservato sia attribuibile alla componente oceanica e quanto al feedback atmosferico.
Il Cold Blob rappresenta un ottimo esempio di quanto il cambiamento climatico sia un fenomeno spazialmente eterogeneo: mentre la temperatura media globale continua a crescere e l’Europa si riscalda a ritmi particolarmente elevati, la dinamica della circolazione oceanica può produrre anomalie regionali di segno opposto, amplificate a loro volta dall’interazione con l’atmosfera.
Bibliografia:
Noël, B. et al., 2022: North Atlantic cooling is slowing down mass loss of Icelandic glaciers, Geophysical Research Letters, 49 (3). doi.org/10.1029/2021GL095697
Penn State University, Ocean, atmosphere equally responsible for Atlantic ‘cold blob,’ scientists find, 30 giugno 2025;
Copernicus Climate Change Service / ECMWF, Why is Europe warming so quickly?, dati ERA5 1996-2025.
Yifei Fan, Duo Chan, Eugene E. Clothiaux, Pengfei Zhang, and Laifang Li (2025). Subpolar North Atlantic cooling reinforced by colder, drier atmosphere with a weakening Atlantic meridional overturning circulation. Sci. Adv. 11 (23), eads1624. DOI: 10.1126/sciadv.ads1624
Zhang, R. et al., 2020: Increased European heat waves in recent decades in response to shrinking Arctic sea ice and Eurasian snow cover, npj Climate and Atmospheric Science, 3 (7). doi.org/10.1038/s41612-020-0110-8