La “Spada del Cielo”: una scoperta comunque scientifica

Un albero alto 84 metri è sorprendentemente facile da mancare.

Tra le montagne ripide e le fitte foreste vetuste di Taiwan si nascondono alcuni degli alberi più alti della Terra, conifere giganti che superano in altezza un edificio di venticinque piani. Per anni questi colossi sono rimasti in gran parte sconosciuti, celati in valli remote che pochissimi visitano.

Dal 2014 i “Taiwan Tree Seekers” cercano e documentano queste straordinarie foreste. Il gruppo, che riunisce arrampicatori professionisti, ecologi, geologi e specialisti di telerilevamento, ha impiegato quasi un decennio per rintracciare gli alberi più imponenti dell’isola. Lo sforzo è culminato nel 2023 con la scoperta di una Taiwania (Taiwania cryptomerioides) alta 84,1 metri, oggi riconosciuta come l’albero più alto conosciuto dell’Asia orientale. Il popolo indigeno Rukai chiama da sempre questi giganti con un nome ben più poetico: “l’albero che colpisce la luna”.

 

Le condizioni che permettono a simili colossi di prosperare affondano le radici nella geografia fuori dal comune di Taiwan. Pur estendendosi su appena 36.000 chilometri quadrati, all’incirca quanto la Svizzera, l’isola conta 258 cime che superano i 3.000 metri, dando origine a valli profonde, versanti scoscesi e climi diversissimi come in nessun altro luogo del pianeta.

 

Questo territorio accidentato sostiene una biodiversità eccezionale. Si stimano circa 5.000 specie vegetali distribuite in ecosistemi che vanno dalle foreste pluviali tropicali al livello del mare fino alla tundra alpina delle vette più elevate, un mosaico che ricorda quanto le foreste pluviali contribuiscano alla regolazione del clima globale.

 

Circa il 60% di Taiwan è tuttora coperto da boschi, che ospitano una stima di 950 milioni di alberi. Il taglio industriale praticato dal 1912 al 1991 ha ridotto molto la foresta originaria, ma le aree più ripide e inaccessibili hanno protetto dal disboscamento preziose sacche di bosco vetusto.

 

Inizia la caccia ai giganti forestali di Taiwan

La ricerca è partita ufficialmente nell’agosto 2014, quando i ricercatori del Taiwan Forestry Research Institute (TFRI) hanno organizzato una spedizione nell’area protetta di Cilan. L’obiettivo era studiare le leggendarie “Tre Sorelle di Chilan”, un gruppo di Taiwania giganti note in loco ma mai misurate con cura né documentate scientificamente.

La più alta delle tre raggiungeva 69,3 metri, con un tronco di quasi tre metri di diametro. L’interesse internazionale è cresciuto nel 2017, quando gli arrampicatori australiani di “The Tree Projects” sono arrivati a Taiwan per fotografare gli alberi, facendo conoscere a un pubblico globale le foreste dell’isola.

Incoraggiato da quei risultati, il gruppo ha spostato l’attenzione su un’area più remota nei pressi del Monte Benya, ritenuta la zona con la maggiore concentrazione di Taiwania. Il sito, vicino al sacro Grande Lago dei Fantasmi, richiedeva quattro giorni di cammino impegnativo.

Quella spedizione ha cambiato la direzione del progetto. I ricercatori si sono resi conto che individuare gli alberi più alti dal suolo era quasi impossibile: sotto la chioma fitta di una foresta vetusta le stime visive ingannano. Pur avendo scalato durante il viaggio un esemplare di 71,7 metri, il gruppo ha capito di aver bisogno di un metodo più affidabile.

 

Il LiDAR e la scienza partecipata cambiano le regole della ricerca

Cercare una manciata di alberi giganti tra 950 milioni di esemplari sparsi in valli remote equivaleva a cercare un ago in un pagliaio. Per rendere il lavoro più efficiente, il gruppo si è affidato agli specialisti di telerilevamento della National Cheng Kung University e ha adottato la tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging). Questo sistema di scansione laser aerotrasportata costruisce mappe tridimensionali dettagliate misurando il tempo impiegato dagli impulsi luminosi per tornare indietro dal suolo e dalla vegetazione, e consente così di stimare l’altezza degli alberi su superfici vastissime. È lo stesso principio di osservazione dall’alto che oggi permette, per esempio, ai satelliti di leggere il calore nascosto sotto il Pacifico.

Il rilievo accidentato di Taiwan, però, ha creato non pochi problemi. Le misurazioni automatiche gonfiavano spesso l’altezza degli alberi, soprattutto quando questi crescevano accanto a falesie o ad altre forme del terreno particolarmente marcate. L’occhio umano si è rivelato molto più abile nello smascherare queste illusioni geologiche. Nel 2020 il progetto si è quindi trasformato in un’iniziativa di scienza partecipata: centinaia di volontari hanno passato al setaccio le immagini LiDAR eliminando i falsi candidati. Il loro lavoro ha rivelato che il 93% degli alberi era stato misurato in modo errato dal sistema automatico.

Senza quell’aiuto collettivo, il gruppo avrebbe sprecato anni raggiungendo alberi molto più bassi del previsto. Entro la fine del 2022 la collaborazione ha prodotto la “Mappa dei Grandi Alberi di Taiwan”, che ha censito 941 esemplari oltre i 65 metri.

 

Alla scoperta dell’albero più alto dell’Asia orientale

Durante le festività del Capodanno lunare, nel gennaio 2023, il gruppo ha usato la nuova mappa per verificare il candidato principale al titolo di albero più alto di Taiwan. Raggiungerlo ha richiesto una spedizione durissima, con venti chilometri di risalita lungo il fiume e due giorni di arrampicata su pendii scoscesi.

Dopo che gli scalatori hanno raggiunto la cima e calato una fettuccia metrica fino al suolo, l’altezza definitiva è stata confermata: 84,1 metri. L’albero è stato battezzato “Spada del Cielo del fiume Da’an” e riconosciuto ufficialmente come il più alto conosciuto a Taiwan e in tutta l’Asia orientale.

All’inizio del 2026 il progetto aveva documentato e scalato dieci Taiwania oltre i 70 metri, due delle quali superavano gli 80 metri.

 

Templi di giganti e foreste ricche di carbonio

La Mappa dei Grandi Alberi ha condotto i ricercatori anche verso concentrazioni straordinarie di colossi. Vicino al Monte Benya hanno individuato un singolo ettaro di bosco che ospita undici alberi più alti di 65 metri. Dieci anni dopo la prima visita nella regione del Grande Lago dei Fantasmi, sono tornati sul posto trovando un popolamento antico e fitto, con una trentina di Taiwania giganti che crescono l’una accanto all’altra.

Queste foreste svolgono un ruolo importante per l’equilibrio ambientale del pianeta. Nel 2024 i ricercatori, affiancati da quindici cittadini volontari, hanno studiato la valle del “Tao Tree”, che ospita il terzo albero più alto di Taiwan, per stabilire quanta anidride carbonica il bosco riesca ad assorbire e a immagazzinare. Un tema oggi cruciale, visto che la capacità di assorbimento delle grandi foreste tropicali sta diminuendo.

I risultati sono stati notevoli. La densità di carbonio della foresta, calcolata senza includere gli estesi apparati radicali, è risultata pari a 1.384,5 megagrammi per ettaro, ovvero altrettante tonnellate. Un valore che colloca le foreste giganti di Taiwan tra gli ecosistemi più ricchi di carbonio della Terra, paragonabili ad alcune delle foreste vetuste più celebri al mondo. Non a caso il potere di raffrescamento e di stoccaggio degli alberi viene studiato anche in ambito urbano, dalle strategie verdi contro le isole di calore fino ai corridoi vegetali di Medellín. Questi “alberi che colpiscono la luna” non sono soltanto meraviglie naturali: sono anche custodi indispensabili dell’ambiente.

 

Riferimento: “The journey of finding the tallest tree in Formosa Taiwan”, di Rebecca Chia-Chun Hsu, Chi-Kuei Wang e Chung-Cheng Lee, 13 aprile 2026, Frontiers in Forests and Global Change, DOI: 10.3389/ffgc.2026.1746112

 

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