L’ombra del passato e la dinamica del GELO estremo, il Buran si scatena

Mentre il calendario corre veloce verso la fine di Febbraio, l’attenzione di meteorologi e appassionati si sposta spesso verso le alte latitudini del Polo Nord, lì dove si decidono le sorti degli inverni più crudi. Non si tratta di fare previsioni certe per i prossimi giorni, quanto di analizzare una macchina atmosferica complessa che, quando si mette in moto nel modo corretto, è capace di trasportare il respiro della Siberia fin nel cuore del Mar Mediterraneo. Comprendere queste dinamiche significa tuffarsi in un mondo di scambi meridiani e riscaldamenti stratosferici che hanno segnato la storia climatica dell’Italia.

 

Lo stratwarming e la rottura del vortice polare

Tutto ha inizio molto sopra le nostre teste, nella stratosfera, dove a volte la temperatura può aumentare di oltre 50°C in pochissimi giorni. Questo fenomeno, noto come stratwarming, agisce come un vero e proprio maglio sul Vortice Polare, la possente bassa pressione che mantiene l’aria gelida confinata sopra l’Artico. Se il riscaldamento è abbastanza intenso, il vortice può subire una bilocazione, ovvero dividersi in due lobi separati. Uno di questi nuclei gelidi spesso scivola verso il Continente Americano, mentre l’altro può letteralmente piombare sull’Eurasia, ponendo le basi per eventi meteorologici di portata storica, come accadde nei celebri inverni del 1956 o del 1985.

 

La costruzione del ponte di Voejkov e l’arrivo del buran

Affinché il gelo raggiunga la Penisola, non basta però che il Vortice Polare si rompa, serve una configurazione barica specifica chiamata Ponte di Voejkov. Questa dinamica prende il nome dal meteorologo russo che ne studiò le caratteristiche e consiste in una salda congiunzione tra l’Anticiclone delle Azzorre, in espansione verso la Scandinavia, e l’alta pressione termica che staziona sulla Russia e sulla Siberia. Quando queste due figure di alta pressione si fondono, creano un corridoio perfetto per il buran, il vento gelido delle steppe siberiane. Questo flusso, muovendosi da est verso ovest con moto retrogrado, è in grado di scavalcare le Alpi o di infilarsi attraverso la porta della Bora, portando temperature ben al di sotto dello zero in pochi istanti.

 

Il buran e l’interazione con il Mar Mediterraneo

Il vero spettacolo meteorologico, spesso temuto per i disagi, avviene quando questa massa d’aria continentale, secca e pesantissima, raggiunge le acque più calde del Mar Mediterraneo. L’attrito tra il gelo siberiano e la superficie marina genera spesso una ciclogenesi esplosiva, con la formazione di minimi di bassa pressione che fungono da magneti per le nevicate. È in questo frangente che l’Italia può vedere la neve cadere copiosa fin sulle coste, specialmente lungo il Versante Adriatico, che è il primo a essere colpito dalle raffiche gelide del buran. Si tratta di meccanismi rari, che richiedono un incastro millimetrico di tasselli atmosferici, ma che rimangono sempre possibili finché la primavera non prende definitivamente il sopravvento.

 

Perché i modelli fiutano queste manovre a fine inverno

Non è un caso che molti dei grandi eventi di gelo del passato si siano verificati proprio nel mese di Febbraio o addirittura a inizio Marzo. In questo periodo, il Vortice Polare tende fisiologicamente a indebolirsi e a diventare più vulnerabile agli attacchi di aria calda provenienti dalle zone subtropicali. Sebbene non ci sia alcuna certezza che tali dinamiche si concretizzino ogni anno, i modelli matematici attuali mostrano una particolare sensibilità verso questi movimenti stratosferici. Analizzare queste configurazioni permette di capire che l’inverno, anche quando sembra assopito dietro piogge miti e giornate uggiose, possiede in realtà una memoria profonda e la capacità di risvegliarsi improvvisamente sotto l’impulso delle correnti orientali.

 

Credit e fonti autorevoli:

  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): ecmwf.int
  • NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): noaa.gov
  • WMO (World Meteorological Organization): wmo.int
  • DWD (Deutscher Wetterdienst): dwd.de

 

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