
L’Italia al centro di forti contrasti
Un ostinato anticiclone subtropicale ha letteralmente ibernato le condizioni atmosferiche, imponendo un dominio che pare destinato a durare ancora a lungo. L’aria risulta immobile, pesante, mentre la Pianura Padana affonda sotto una coltre di polveri sottili che non accenna a dissolversi. Pare quasi che il ciclo naturale abbia inserito la marcia veloce, anticipando fioriture e regalando azzurri intensi, eppure la situazione reale è ben diversa, ed è sconsigliabile illudersi che il cammino verso la stagione mite sia ormai privo di ostacoli.
L’occasione perduta della stagione fredda
L’Italia, in questo periodo così insolito, ha mancato spesso per un soffio il contatto con le correnti gelide, a causa di semplici variazioni nei flussi in quota. Bisogna rammentare che per diverse settimane, fino al cuore di Febbraio, un freddo estremo ha dominato gran parte dell’Europa, tanto che il mese di gennaio sul vecchio continente è stato il più freddo dal 2010. Noi, protetti dalla barriera naturale delle Alpi, siamo rimasti semplici spettatori, osservando il gelo dei vicini dal calore domestico.
Di quel freddo polare è giunto poco o nulla, solo un soffio del tutto insufficiente per imbiancare le città o creare atmosfere da cartolina. Ora l’attenzione è rivolta al Vortice Polare, nella speranza di un ultimo sussulto stagionale. Possiamo visualizzare questa complessa struttura come una gigantesca trottola di bassa pressione, un elemento atmosferico maestoso che solitamente risiede sopra l’Artico, mantenendo le temperature più rigide confinate alle alte latitudini.
Se questo perno atmosferico resta solido e ruota rapidamente, sul nostro territorio prevale l’alta pressione e le giornate risultano gradevoli. Tuttavia, quando questa trottola inizia a perdere vigore, vacillando per complesse variazioni fisiche, si aprono i varchi per la discesa del gelo, che scivola verso sud come un torrente che travolge le proprie sponde.
In questo inverno il Vortice Polare ha mostrato segni di cedimento, restando fragile e aprendo alla possibilità di ondate fredde, ma l’Italia ha visto svanire ogni opportunità per margini ridottissimi. Guardando al futuro, oltre questa noiosa fase di stasi termica, i segnali di un cambiamento radicale si fanno evidenti subito dopo i primi giorni di Marzo. Sarà necessario un periodo di assestamento, dunque non è il caso di attendersi un ritorno immediato del clima rigido.
La svolta con il ritorno a un marzo di estrema variabilità
Quali saranno i cambiamenti imminenti? A rimescolare la situazione climatica interverranno le correnti provenienti dall’Oceano Atlantico. Parliamo di flussi umidi, instabili e turbolenti, molto lontani dalla calma odierna. Il lento sgretolamento della cupola anticiclonica sul Mar Mediterraneo lascerà spazio a un corridoio per l’aria fredda, capace di scatenare una vera rivincita dell’inverno proprio mentre la vegetazione si sta risvegliando.
Sarà un periodo movimentato, in grado di spazzare via le nebbie persistenti e l’inquinamento bloccato nei bassi strati. Ritorneranno le piogge, fondamentali per rigenerare le scorte d’acqua, e tornerà pure la neve. Le precipitazioni nevose decoreranno nuovamente i rilievi, cadendo con abbondanza per dare un tono invernale alle nostre montagne attualmente spoglie. Il mutamento dovrebbe concretizzarsi tra il 6 e l’8 marzo.
Il pericolo delle gelate tardive
Non si tratta di un evento insolito, la storia climatica della nostra Penisola ci insegna che il freddo più pungente può manifestarsi anche nella seconda metà di Marzo, spingendosi talvolta fino ai primi giorni di Aprile. Questo temuto colpo di coda dipenderà dal fenomeno dello Stratwarming, ovvero un violento riscaldamento della stratosfera sopra il Polo Nord.
Se tale evento dovesse influenzare i livelli inferiori della troposfera, le ripercussioni sul nostro territorio sarebbero immediate, portando le temperature vicine agli 0°C o abbassando lo zero termico a quote tipiche di pieno inverno. L’avvio della primavera è da sempre ricco di contrasti, ma quest’anno le prossime settimane potrebbero offrire colpi di scena eccezionali basandosi sui modelli ECMWF e GFS.
Credit:
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration