Mediterraneo, il mare è caldo, quanto si riscalda ogni anno

Anomalie della temperatura superficiale del mare. Credit medmos.eu.

Una mappa che spacca in due il Mediterraneo

La mappa delle anomalie della temperatura superficiale del mare aggiornata al 21 agosto 2026 non lascia molto spazio all’interpretazione. Il Mediterraneo occidentale è coperto di rosso pieno, con scarti che localmente superano i 4°C rispetto alla climatologia di riferimento 1991-2020. I nuclei più intensi si distribuiscono tra il Golfo del Leone, il Mar Ligure e l’alto Tirreno, poi lungo il versante occidentale della Corsica e attorno alla Sardegna, dove l’acqua sfiora e talvolta oltrepassa i 29°C.

Più a est il quadro si ribalta. L’Egeo e gran parte del bacino levantino viaggiano su valori prossimi alla media, in alcuni punti perfino di poco inferiori. Il motivo sta nei venti etesi, quelle correnti da nord che soffiano con regolarità sul settore orientale d’estate e che rimescolano lo strato superficiale, richiamando acqua più fredda dal basso. Un meccanismo di risalita, chiamato tecnicamente upwelling, che di fatto raffredda la superficie. Le mappe della temperatura assoluta lo confermano: nell’Egeo settentrionale si leggono 20-24°C, mentre nel Canale di Sicilia e nel Golfo di Gabès si superano i 30°C.

La corsa verso l’alto delle anomalie della temperatura superficiale del mare. Credit medmos.eu.

L’anomalia media di 1,8°C e il picco di fine luglio

Il valore di sintesi è quello che conta davvero. L’anomalia media dell’intero bacino, calcolata da CEAM sui dati CMEMS del programma Copernicus, si attesta a 1,8°C sopra la norma 1991-2020. Sembra poco, se paragonato ai 4°C locali del Mar Ligure. In realtà è una cifra enorme, perché rappresenta la media di una massa marina amplissima.

La curva del 2026 si è mossa sopra la linea nera della media climatica praticamente da marzo in avanti, con un’unica eccezione a metà maggio. Poi l’impennata: tra fine giugno e i primi giorni di luglio l’anomalia ha toccato i 2,8°C, replicando quel picco a inizio agosto. La temperatura media assoluta del bacino ha raggiunto valori attorno ai 28,4°C, contro una normale stagionale di circa 26,5°C. Chi frequenta il mare lo ha percepito senza bisogno di grafici, dalle coste liguri fino a quelle sarde: l’acqua non rinfresca più nemmeno al mattino presto. Le ragioni strutturali di questa deriva sono state analizzate nel dettaglio parlando del motivo per cui il Mediterraneo si scalda così in fretta, e restano valide anche oggi.

Raffreddamento della temperatura superficiale del mare. Credit medmos.eu.

Il raffreddamento del 20-21 agosto è solo apparente

La mappa delle variazioni giornaliere tra 20 e 21 agosto mostra una tinta azzurra diffusa, segno di un calo generalizzato. Il crollo più vistoso si registra nel Mar di Alboran, tra le coste andaluse e quelle marocchine, con perdite fino a 3-4°C in ventiquattro ore. Anche qui si tratta di upwelling, favorito dal vento di ponente che spinge l’acqua superficiale al largo.

Va detto però che un calo di questa portata riguarda solo il primo strato, quello che i satelliti misurano. Sotto, l’accumulo di calore rimane intatto. È la differenza tra spegnere la fiamma sotto una pentola e svuotarla: il contenuto termico del Mediterraneo non si dissipa in un giorno, né in una settimana. Le acque a ridosso di Genova e di Cagliari restano cariche di energia potenziale, e questo è esattamente il carburante che alimenta i temporali marittimi di fine estate.

Anomalie della temperatura superficiale del mare. Credit medmos.eu.

Il trend di fondo: 0,07°C all’anno dal 2008

Se si rimuove il ciclo stagionale dai dati, operazione che gli oceanografi chiamano destagionalizzazione, resta una retta che sale con una pendenza di 0,07°C all’anno. Tradotto: dal 2008 al 2026 la temperatura di fondo del bacino è passata da circa 20,1°C a oltre 21,1°C. Poco più di un grado in diciotto anni.

Il paragone rende l’idea della velocità. L’oceano globale si scalda a un ritmo grosso modo dimezzato. Il Mediterraneo è un bacino semichiuso, comunica con l’Atlantico solo attraverso lo stretto di Gibilterra e non ha modo di smaltire il calore in profondità come fanno gli oceani aperti. Accumula e trattiene. La conseguenza è che ogni estate anomala si somma alla precedente invece di annullarla.

Anomalie della temperatura superficiale del mare. Credit medmos.eu.

Dal 2022 le barre sono quasi tutte rosse

Il grafico che mette in fila le anomalie giornaliere dal 2008 a oggi merita uno sguardo attento. Fino al 2021 le barre rosse e quelle blu si alternano con una certa regolarità, e le oscillazioni negative in inverno sono la norma. Dal 2022 in avanti il blu sparisce quasi del tutto. Restano quattro anni e mezzo di rosso quasi ininterrotto, con picchi superiori ai 2°C sempre più frequenti negli ultimi ventiquattro mesi.

Non si tratta più di un’anomalia statistica, ma di un nuovo stato del sistema. E le conseguenze si vedono a terra: l’energia in eccesso torna in atmosfera sotto forma di vapore acqueo, che è poi il combustibile delle precipitazioni intense. Il derecho che devastò la Corsica nell’agosto 2022 nacque proprio su un mare in queste condizioni.

Anomalie della temperatura superficiale del mare. Credit medmos.eu.

Cosa significa per l’Italia nelle prossime settimane

Il passaggio dall’estate all’autunno è il momento più delicato. L’aria in quota comincia a raffreddarsi con le prime irruzioni da nord, mentre il mare conserva il calore accumulato in tre mesi. Quel contrasto termico è il motore delle ciclogenesi mediterranee e, nei casi più estremi, dei Medicane.

I modelli matematici convergono da giorni su un avvio di stagione movimentato, con una raffica di temporali violenti attesa da settembre. Le aree più esposte sono quelle sopravvento rispetto ai mari più caldi: il Nord-Ovest italiano affacciato sul Mar Ligure, la Toscana, il Lazio e la fascia tirrenica fino a Napoli, oltre alle Isole Maggiori. Anche il Nord-Est, con l’Adriatico settentrionale che d’estate si scalda in fretta per via dei fondali bassi, resta un candidato naturale ai nubifragi di fine stagione. Gli indici che misurano l’energia disponibile sul bacino sono già su valori che tre decenni fa si vedevano solo in casi eccezionali.

 

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