
Cella di Hadley e ITCZ: l’autunno del Mediterraneo cambia volto
Il cielo di settembre con visto gli occhi di trent’anni è irriconoscibile. Non è una mia fantasia, sicuramente ve ne siete accorti. Poi lo che c’è chi dirà che anche in passato c’è stato quel tipo di tempo. Ma preferisco consultare la scienza a questo punto. Le prime perturbazioni arrivavano già ai primi del mese, l’aria cambiava, la stagione girava. Se vivevi al Nord Italia, prevaleva il cielo nuvoloso, spesso pioveva, la sera serviva il giacchino. Oggi non funziona più così, o almeno non con la stessa puntualità. Dietro questo slittamento ci sono due protagonisti che il grande pubblico conosce poco: la cella di Hadley e l‘ITCZ, la zona di convergenza intertropicale. Entrambe si sono spostate verso nord. Ed entrambe agiscono sul tempo del Mediterraneo proprio nella primissima parte dell’autunno.
Che cosa è la Cella di Hadley
Ve ne abbiamo parlato questi giorni. È la grande circolazione atmosferica che nasce ai tropici. L’aria calda sale vicino all’equatore, scorre in quota verso i poli, poi ridiscende attorno ai 20-40 gradi di latitudine. Dove scende – il cosiddetto ramo discendente – l’aria si comprime, si asciuga e si stabilizza. Sono le fasce dei deserti subtropicali, e non è un caso.
Il Mediterraneo si trova esattamente sul bordo settentrionale di questo meccanismo. Sopra, le piste delle perturbazioni atlantiche; sotto, l’aria secca subtropicale. Un equilibrio delicato, che decide se piove oppure no.
Le analisi basate su rianalisi e modelli climatici mostrano che negli ultimi quarant’anni la cella di Hadley si è allargata verso i poli in modo netto. Il riscaldamento di origine antropica è il principale responsabile. Sull’intensità, invece, non c’è accordo unanime: alcuni studi indicano un indebolimento, altri no. Sull’espansione, sì. Ed è l’espansione a contare per noi, perché sposta più a nord il ramo discendente e allarga le zone secche subtropicali.
Se ne è già parlato spiegando perché l’alta pressione sul bacino dura sempre più a lungo, e i legami tra siccità e circolazione subtropicale sono ormai documentati.
Perché l’autunno italiano ne risente
Le regioni a clima mediterraneo si trovano sul bordo polare della Cella di Hadley e sul fianco equatoriale delle storm track di media latitudine. Basta poco per cambiare il regime.
Gli effetti più marcati sulle precipitazioni si osservano – o si proiettano – nelle stagioni di transizione, quindi primavera e autunno. Il meccanismo è semplice: il ramo discendente rimane più a nord più a lungo, le condizioni anticicloniche si prolungano oltre l’estate tradizionale, e l’inizio della stagione piovosa arriva più tardi. O arriva più povero.
Va detto che il Mediterraneo è riconosciuto come hotspot del cambiamento climatico, con un riscaldamento più rapido della media globale. Uno studio pubblicato sul Journal of Climate ha quantificato un calo delle precipitazioni invernali che localmente può toccare il 40%. Fra i meccanismi su larga scala chiamati in causa c’è proprio l’espansione della circolazione di Hadley, insieme allo spostamento delle piste depressionarie e a forzanti regionali.
Anche l’ITCZ si è mossa
L’ITCZ è la fascia di convergenza e di piogge intense legata al ramo ascendente della Cella di Hadley. La sua posizione media non è fissa: risponde agli squilibri energetici fra i due emisferi.
Osservazioni satellitari recenti, su vent’anni di dati, mostrano uno spostamento verso nord della latitudine media dell’ITCZ. Più marcato sulla terraferma, circa 30 chilometri per decennio, meno sull’Oceano, attorno ai 16. In più la fascia si sta restringendo. Un dettaglio non da poco: questo spostamento non era pienamente previsto dai modelli climatici per il XXI secolo.
Sul Mediterraneo l’effetto è indiretto, ma esiste. Passa dalle teleconnessioni tropicali, dall’influenza sul Saharan Heat Low e sui monsoni africani, e contribuisce a quella che viene chiamata tropicalizzazione del bacino.
Che cosa dicono i modelli CMIP6
I modelli CMIP6 sono la generazione più recente, quella usata per le proiezioni dell’IPCC. E raccontano una storia coerente. Nell’emisfero nord l’espansione media annuale del bordo della cella è più contenuta che nell’emisfero sud, attorno a 0,75 gradi di latitudine. Ma la stagione con l’espansione maggiore è spesso proprio l’autunno. In estate, anzi, molti modelli mostrano una contrazione verso l’equatore, soprattutto sul Pacifico. Il segnale autunnale, invece, tiene.
Sulle precipitazioni le proiezioni indicano un inaridimento robusto di quasi tutto il bacino. E a differenza di altre regioni a clima mediterraneo nel mondo, dove predomina il calo invernale, qui il calo più significativo si verifica spesso in autunno: fino al 40% in meno in alcune aree sud-occidentali, con elevato accordo fra i modelli. Al Centro-Sud, in Sicilia e in Sardegna il segnale è più pronunciato fra estate e autunno. Al Nord, sul bacino del Po e sull’arco alpino, resta possibile un leggero aumento invernale, ma con calo autunnale e più giorni consecutivi asciutti.
Chi vuole capire come questi segnali si traducano nel breve periodo trova utili le tendenze su come saranno settembre, ottobre e novembre e l’analisi dedicata alle piogge attese nel trimestre autunnale.
Non tutto dipende da loro
Sarebbe sbagliato caricare due soli meccanismi di ogni responsabilità. Sul Mediterraneo pesa anche la NAO, l’Oscillazione Nord Atlantica, che modula la posizione del getto e delle perturbazioni. In fase positiva le correnti occidentali si spostano a nord e sul bacino prevalgono stabilità e aria secca; in fase negativa succede il contrario, con più depressioni e più pioggia.
In autunno il segnale della NAO resta presente ma più debole e disomogeneo rispetto all’inverno, ed è modulato dalle ciclogenesi mediterranee locali e da altri indici come MOI e WeMO. Contano poi le onde stazionarie, l’orografia appenninica e la variabilità naturale, senza dimenticare il ruolo di El Niño nelle teleconnessioni di scala emisferica.
Il mare caldo ribalta le carte
C’è un aspetto che rende il quadro meno lineare di quanto sembri. L’autunno mediterraneo è una transizione critica: il mare è ancora caldo, l’evaporazione è elevata, e quando finalmente una perturbazione riesce a entrare trova un serbatoio di energia enorme.
Risultato? Meno pioggia complessiva, ma con maggiore probabilità di eventi intensi quando la pioggia arriva. I cicloni mediterranei, del resto, contribuiscono da soli a una quota rilevante delle precipitazioni del bacino. Meno occasioni, più violente. È una combinazione scomoda per le risorse idriche e per il rischio idrogeologico.
L’espansione verso nord della cella di Hadley e lo spostamento dell’ITCZ non sono quindi curiosità accademiche. Sono componenti fondamentali della circolazione su grande scala che stanno modificando il regime atmosferico del Mediterraneo, e si fanno sentire soprattutto quando la stagione dovrebbe cambiare. Cioè adesso.
Cosa aspettarsi nell’Autunno 2026
A questo punto è lecito chiedersi cosa succederà nell’autunno 2026. Ebbene, vi abbiamo già elencato una serie di indici che si sono alterati; le previsioni stagionali, che so bene hanno un’affidabilità medio-bassa, prospettano delle condizioni atmosferiche che danno ragione a tutte quelle alterazioni della circolazione atmosferica generale di cui vi ho parlato precedentemente, tanto che infatti prospettano un autunno, soprattutto nella prima fase, meno piovoso rispetto alla media e decisamente molto più caldo; peraltro un settembre, e qui il focus non è così fantasioso, più caldo della media e più chiuso. Ma attenzione: sul discorso siccità c’è da dire che siccità può voler dire, in una stagione intermedia, in un periodo come settembre, precipitazioni violentissime localizzate con temporali, soprattutto per la presenza di un mare estremamente caldo come quello che attualmente abbiamo. Pensate che la temperatura del Mediterraneo dalle nostre parti raggiunge anche i 32 °C e continua a riscaldarsi, visto e considerato che ci sono avvezioni di aria calda previste anche nei prossimi giorni. È già in atto, tra le altre cose, una che sta interessando la Sardegna, le regioni centrali, il Sud Italia e la Sicilia, picchi massimi fino a 40 °C, e si prospettano nella giornata di venerdì picchi anche di 41-42 °C. Sostanzialmente, alla fine, che ci siano 40 o 42 °C non cambia più di tanto; c’è solo da sottolineare il fatto che si parla di temperature estreme in quella che era la fine della stagione estiva. E questo poi ovviamente riduce gli effetti di questo cambiamento atmosferico che sta succedendo sul Nord Italia, che dovrebbe rimescolare l’aria e rimescolare anche la superficie marina: niente di tutto ciò alla fine, cioè il mare rimarrà caldo e, tra le altre cose, ce lo terremo così perché ci sono ulteriori eventi di calore diretti verso nord, ovvero l’Italia.
Credit
- The Hadley circulation in a changing climate – Lionello et al., 2024, Annals of the New York Academy of Sciences
- Northward Shift and Narrowing of the ITCZ in 20 Years of AIRS Data – Aumann et al., 2024, JGR Atmospheres
- Hadley cell expansion in CMIP6 models – Grise & Davis, 2020, Atmospheric Chemistry and Physics
- Why Is the Mediterranean a Climate Change Hot Spot? – Tuel & Eltahir, 2020, Journal of Climate
Nuovo nemici del meteo dell’Autunno 2026, Cella di Hadley e ITCZ