
Autunno 2026, il modello matematico europeo (ECMWF) vede piogge abbondanti e caldo anomalo fino a novembre
L’aggiornamento del modello matematico stagionale del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, restituisce un autunno tutt’altro che monotono. Tre mesi, raffica di configurazioni diverse, un unico filo conduttore: la pioggia ed il mare. Perché la stagione che ci attende viene descritta come decisamente più piovosa della norma sull’Italia, con un ruolo da protagonista assegnato al Mar Mediterraneo ancora molto caldo.
Settembre, coda d’estate con temporali in agguato
Il primo mese autunnale manterrà ancora un’impronta estiva. La pressione al suolo si presenterà superiore alla media su buona parte del continente, con un modesto cedimento relegato al settore sudoccidentale, tra Penisola Iberica e bacino occidentale. Le geopotenziali (pressione in quota) a 500 hPa confermeranno l’assetto: campo barico robusto sull’Europa centrale e orientale, leggera flessione verso ovest, da qui verrebbero insidie che porterano ricorrenti fenomeni di instabilità atmosferica che innescheranno temporali sparsi in Italia, Nord compreso. Fenomeni anche molto intensi perché settembre inizierà con un mare caldissimo, e reduci da una ondata di calore imponentissima e ormai fuori tempo.
Le temperature sono attese superiori alla media, con scarti che sul Centro Italia e sul Sud Italia potranno avvicinarsi ai 2°C rispetto al riferimento climatologico. Un valore che si traduce probabilmente nella realtà, in scarti dalla norma anche maggiori. Un settembre caldo, insomma, che prolungherà la sensazione estiva ben oltre la prima decade. Ma non caldo come agosto, per fortuna, e quindi percepiremo un certo refrigerio, e avremo la sensazione di un inizio di vera estate, di benessere con il meteo che farà, tranne eccezioni, perché soprattutto nelle coste della Penisola, Sardegna e Sicilia ci sarà un tasso di umidità molto elevato, con il rischio di caldo anche afoso.
Per le precipitazioni abbiamo buone notizie. Il modello matematico individua già da subito accumuli superiori alla norma lungo tutta Italia, con segnale marcato su Sardegna e Sicilia e in estensione ai Balcani. La sorgente sarà il mare stesso, caldissimo, che alimenterà celle temporalesche organizzate e rovesci intensi anche in assenza di grandi perturbazioni atlantiche. Ed è qui che appare anche il rischio di nubifragi, alluvioni lampo. E questo ce lo insegna la storia del clima, specie dell’ultimo decennio, la conoscenza della climatologia italiana.

Il limite dei modelli matematici stagionali sul Nord Italia
Sul Nord Italia l’indicazione mensile resterà nei pressi della media. Attenzione però a leggere il dato con troppa rigidità. I modelli matematici stagionali non riescono a intercettare i fenomeni di stau, cioè il blocco orografico dei fronti che risalgono dal Golfo Ligure e si scaricano contro l’arco alpino e prealpino. Ma anche in Valle Padana, come ben ci insegnano i dati meteo del passato, non rilevati dai modelli matematici stagionali. Sono situazioni che conosciamo bene, capaci di produrre in poche ore centinaia di millimetri su settori ristretti tra Piemonte, Lombardia, Liguria e Friuli Venezia Giulia. Le previsioni per Milano, Genova, Torino e per l’intero settore padano andranno quindi verificate settimana per settimana, perché il rischio di accumuli ben superiori alle attese resterà concreto sia a settembre sia a ottobre.
Ottobre, la svolta atlantica
Il cambio di scenario arriverà con ottobre, e sarà netto. Il modello matematico europeo prospetta un crollo della pressione atmosferica al suolo, con il nucleo dell’anomalia negativa collocato a ovest dell’Irlanda e con valori parecchio sotto la media. L’onda depressionaria si estenderà verso il Mediterraneo, coinvolgendo pienamente l’Italia. Questo equivale al prevalere, in ottobre di maltempo, e con il mare caldo, il rischio di piogge smisuratamente intense a carattere locale cresce enormemente.
Questa novità significa una cosa sola: ingresso vigoroso e diretto delle perturbazioni oceaniche. Le precipitazioni risulteranno decisamente superiori alla norma su gran parte del territorio nazionale, con picchi di anomalia mensile che potranno superare anche oltre il doppio, se non oltre, in alcune are, rispetto alla media. Anche le regioni del Nord vedranno finalmente un contributo consistente di pioggia, mentre Centro, Sud e Isole maggiori saranno interessate da episodi ripetuti.
Le temperature, va detto, non seguiranno il copione classico dell’autunno. Nonostante l’attivazione delle perturbazioni atlantiche, il mese chiuderà su valori sopra la media ovunque, con scarti prossimi ai 2°C e oltre. Una configurazione che alcuni ricercatori collegano all’alterazione degli indici di teleconnessione, tra cui il comportamento recente di El Niño, i cui effetti sulla circolazione atmosferica emisferica restano oggetto di studio.
Novembre mite e ancora perturbato
Il quadro non cambierà di molto nell’ultimo mese autunnale. La depressione atlantica resterà ancorata tra Islanda e Isole Britanniche, con anomalia negativa importante, mantenendo il flusso perturbato diretto verso l’Europa occidentale e, di riflesso, verso il Mediterraneo e l’Italia.
Piogge superiori alla media interesseranno Francia, Regno Unito, Spagna settentrionale e buona parte del bacino centrale del Mediterraneo, con segnale positivo anche sul territorio italiano. Insomma, in Italia, piogge oltre la media.
Le temperature continueranno a mantenersi sopra la norma, con anomalie che sull’Europa orientale potranno raggiungere i 3°C. Un novembre mite, dunque, poco autunnale e non indirizzato all’inverno, ma i modelli matematici stagionali non intercettano le prime irruzioni fredde, che quindi non si possono escludere.
Mari bollenti, il vero fattore di rischio
C’è un elemento che merita attenzione più di ogni altro: le anomalie della temperatura superficiale marina indicano tutto l’Atlantico orientale, il Mar Mediterraneo e il Mar Nero su valori superiori alla media fino a novembre, con scarti che localmente supereranno 2°C. Mica poco, qui parliamo di amplissime aree che rilasceranno vapore acqueo.
Il calore accumulato durante l’estate verrà rilasciato in atmosfera per mesi. Anche l’arrivo delle perturbazioni oceaniche da ottobre non produrrà un raffreddamento marcato delle acque, che si limiteranno alla naturale riduzione termica legata alla minore radiazione solare.
Qui sta il punto che i modelli matematici stagionali non possono quantificare: gli eventi meteo estremi. Con un bacino così caldo, il carico di vapore disponibile favorirà temporali autorigeneranti, nubifragi e alluvioni lampo. Non sappiamo quando colpiranno né dove, ma la probabilità sarà elevata, isolatamente già a settembre e con frequenza ben maggiore tra ottobre e novembre. Le zone costiere rientreranno tra le aree potenzialmente più esposte. Ma anche le Prealpi, aree appenniniche. Sarà sufficiente una condizione sinottica ideale per sentir parlare di eventi meteo estremi.
Un autunno piovoso resta comunque una buona notizia per le riserve idriche, provate da stagioni difficili. Ma le modalità con cui arriverà quell’acqua faranno la differenza tra ricarica delle falde e criticità idrogeologica.