
L’Italia vive l’ennesimo ruggito anticiclonico di questa estate interminabile, con caldo fuori stagione e tassi di umidità elevati che accompagneranno il fine settimana. Tra sabato 4 e domenica 5 settembre è atteso l’ultimo colpo di coda della calura africana, con valori nettamente sopra la media del periodo e notti afose su gran parte del Paese. Subito dopo l’alta pressione inizierà a perdere colpi, aprendo la strada a una settimana ben diversa.
Ultimo weekend di dominio anticiclonico
Fino a domenica 6 settembre il campo di alta pressione manterrà la sua struttura compatta: cielo prevalentemente sereno, fenomeni quasi assenti e picchi termici fino a 38°C sulle regioni più esposte al flusso subtropicale. È la fase culminante di un episodio già ampiamente annunciato, con temporali confinati ai rilievi alpini e appenninici e un disagio fisico che nelle aree urbane resterà marcato anche dopo il tramonto.
Il cedimento non arriverà in modo brusco. Sarà piuttosto un logoramento progressivo, con l’anticiclone che perderà quota sul bordo settentrionale e lascerà spazio a infiltrazioni di aria più fresca in quota. Proprio da quel bordo nasceranno i primi fenomeni degni di nota.
Lunedì 7 settembre, i primi temporali e le regioni coinvolte
Le elaborazioni non sono tutte concordi sulla tempistica, ma i due modelli matematici solitamente più performanti della rete, GFS ed ECMWF, convergono su un avvio di settimana già instabile sui settori alpini e prealpini.
Secondo il modello matematico americano, nel pomeriggio di lunedì 7 settembre il rischio di rovesci temporaleschi riguarderà Alpi Liguri e Occidentali, il Cuneese, la Valle d’Aosta e l’alto Piemonte. Celle in sviluppo anche tra l’Alto Adige, il Friuli settentrionale, l’Appennino Ligure e quello Tosco-Emiliano, con possibili sconfinamenti verso la pianura piemontese in serata, previsioni comprese quelle per Torino. Sul resto delle regioni prevarrà invece il sole.
La lettura del modello matematico europeo si muove sulla stessa linea, allargandola leggermente verso sud. Fenomeni pomeridiani attesi su Alpi Occidentali e Marittime, Valle d’Aosta, alto Piemonte e Trentino Alto Adige, con acquazzoni isolati non esclusi tra Appennino Ligure, Tosco-Emiliano e Umbro-Marchigiano. Altrove tempo soleggiato o precipitazioni poco probabili. Si tratta comunque di una previsione destinata a essere rivista nei prossimi giorni, man mano che le corse modellistiche affineranno il quadro.
Tra mercoledì 9 e giovedì 10 la scarica temporalesca attraversa il Paese
La vera oscillazione atmosferica arriverà a metà settimana. Tra mercoledì 9 e giovedì 10 settembre una rapida scarica temporalesca attraverserà la Penisola da nord a sud. Non sarà una perturbazione organizzata né un cambio di circolazione vero e proprio, ma un impulso instabile capace di generare fenomeni localmente intensi e un ridimensionamento generalizzato delle temperature.
Il primo settore coinvolto sarà il Nord-Est, in particolare la Lombardia orientale e il Triveneto, dove tra il pomeriggio e la serata di mercoledì potrebbero svilupparsi temporali improvvisi, talvolta accompagnati da grandinate di piccola o media taglia e raffiche di vento. L’instabilità si estenderà rapidamente all’Emilia-Romagna con passaggi veloci ma incisivi, tipici delle dinamiche settembrine in presenza di aria calda preesistente nei bassi strati: le previsioni per Bologna andranno seguite con attenzione.
Il Nord-Ovest, al contrario, rischia di restare quasi del tutto ai margini. Milano est e Bergamo si collocherebbero proprio sul confine dei fenomeni, con esiti che potrebbero cambiare nel giro di pochi chilometri.
Tra la notte e la mattinata di giovedì, la linea instabile scivolerà lungo l’Adriatico coinvolgendo Umbria, Marche, Abruzzo e Molise, con Ancona tra le città potenzialmente interessate, per poi raggiungere il Sud Italia, dove i fenomeni risulterebbero più irregolari ma comunque capaci di produrre rovesci intensi e colpi di vento. Nel complesso un passaggio rapido, con celle spesso circoscritte e di breve durata, ma localmente energiche. La media degli scenari indica un’attendibilità intorno al 65% per il transito lungo il versante adriatico.
Il calo termico è l’effetto più tangibile
L’aspetto realmente percepibile sarà il crollo delle temperature, più marcato sul Nord-Est, dove i valori potranno perdere anche 6-8°C rispetto ai livelli eccessivi dei giorni precedenti. Il fresco si propagherà poi al resto del territorio, riportando le temperature entro un quadro più consono alla stagione.
Le giornate successive vedrebbero ancora qualche cenno di variabilità lungo l’Adriatico, sull’Appennino e al Sud, ma con prevalenza di schiarite e un clima decisamente più gradevole. Le notti, in particolare, torneranno fresche, con minime finalmente respirabili. Resta però aperta la partita per la seconda decade, quando l’anticiclone potrebbe tentare un nuovo affondo.
La siccità non si risolve con un passaggio temporalesco
Questo transito non scalfirà il problema più serio, ovvero il deficit idrico. Le precipitazioni attese, pur localmente abbondanti, non avranno né la struttura né la persistenza necessarie per incidere su una carenza che ormai coinvolge gran parte delle regioni. Per piogge davvero utili servirebbe altro: una ciclogenesi mediterranea, capace di generare sistemi temporaleschi marittimi organizzati, talvolta pericolosi, ma indispensabili per riportare acqua nei bacini e nei terreni.
Settembre, storicamente, non è il mese deputato a colmare una carenza pluviometrica che affonda le radici nella primavera scorsa, quando la frequenza delle perturbazioni è stata insufficiente. Occorrerà probabilmente attendere ottobre, statisticamente più favorevole alla formazione di depressioni mediterranee profonde e produttive. Nel frattempo il quadro resta quello di un’estate che fatica a chiudere i conti, con convezione pomeridiana sui rilievi e caldo tropicale in pianura. La rinfrescata del 9-10 settembre segnerà soltanto un primo, timido passo verso un equilibrio stagionale ancora tutto da costruire.
Credit
Temporali dal 7 Settembre. Le regioni interessate con il fresco