
Un mare che alimenta le tempeste
I temporali marittimi che si possono verificare sul Mar Mediterraneo sono in grado di assumere una violenza estrema, e a livello storico non mancano fenomeni atmosferici davvero importanti verificatisi nel passato. Un tratto di mare particolarmente ricco di episodi temporaleschi ed estremi è quello che va dalle Baleari verso la Corsica e la Sardegna.
Quali sono le dinamiche di questi temporali? Perché possono raggiungere dimensioni enormi? E perché riescono a durare per l’intera notte, per poi iniziare a perdere forza con il riscaldamento dovuto al sole che sorge? Non sempre, però, va così: a volte si generano in mare a tutte le ore e investono le coste e l’immediato entroterra causando ingenti danni, con nubifragi e violentissime raffiche di vento.
Con il mare caldissimo di questa estate, e con quello che ritroveremo a settembre, il rischio di eventi meteo estremi è concreto e va considerato. Rammento che in Italia ci sono acque che raggiungono anche i 32°C a un metro di profondità al largo della costa, misurate dalle boe. Ma non è tutto: il mare si è riscaldato sensibilmente anche fino a 50 metri di profondità, e sono gli effetti delle notti super tropicali con punte di 28°C registrate in questi giorni.
L’acqua del mare perde calore lentamente rispetto alle terre emerse, e una serie di impulsi d’aria fredda consentirebbe la formazione di tempeste marittime, il rinforzo di fenomeni temporaleschi su vasta scala o addirittura ciclogenesi profonde capaci di generare onde altissime: le cronache dello scorso inverno lo dimostrano con numerosi eventi. Non a caso le proiezioni indicano da settembre un avvio di stagione con raffiche di temporali violenti. Il rimescolamento dell’acqua abbasserebbe la temperatura del mare, ma il raffreddamento sarebbe insufficiente e consentirebbe la genesi di altre tempeste.

Cosa dicono le cronache
La climatologia delle tempeste severe alle Baleari (2010-2023) di Wingen e Jansà (Tethys, 2025) individua 43 eventi severi in 41 giorni, l’84% dei quali (fino al 100% per i più estremi) originati sul mare. Il picco cade nella seconda metà di agosto, seguita da ottobre; l’attività massima si registra con SST di 25-26°C, mentre gli eventi estremi (venti superiori a 120 km/h, grandine di almeno 5 centimetri, tornado EF1+) prediligono i 27-28°C (ma da quelle parti ci sono oltre 33°C): il riscaldamento del Mediterraneo favorisce dunque tali fenomeni, come emerge anche dall’analisi sui temporali “tropicali” e le regioni più esposte.
Tra gli episodi notevoli: il 4 agosto 2006, con oltre 1.500 fulmini e tre imbarcazioni affondate; la DANA del 27 agosto 2019 (101 mm a S’Alqueria Blanca, venti oltre 100 km/h, allagamenti e blackout); il 29 agosto 2020, quando una supercella formatasi a ovest di Mallorca produsse il tornado più ampio mai registrato nell’arcipelago (EF2, 2,8 km) con gravi danni nella Serra de Tramuntana; l’agosto 2023, con turbolenze e grandinate; e l’agosto 2024, con alluvioni lampo a Menorca (circa 200 mm).
Sardegna nord-occidentale
L’episodio più eclatante nel Nord-Ovest della Sardegna è la tempesta del 12 settembre 2008: non un “ciclone” o un “uragano” come riportarono le cronache, ma un violento MCS prefrontale con raffiche lineari, verosimilmente un macroburst. Formatosi sulle Baleari, attraversò il Mar di Sardegna e colpì la costa tra Bosa e Alghero, con raffiche di 148,7 km/h ad Alghero e 130,3 km/h a Olmedo, piogge intensissime (22,6 mm in 10 minuti), circa 1.500 fulmini in un’ora, danni all’aeroporto di Alghero-Fertilia, imbarcazioni affondate e cinque feriti lievi.
Altri eventi di origine marittima includono il 24-25 settembre 2006 e il 31 agosto 2013 (MCS autorigenerante al largo del Sud-Ovest dell’isola, 80 mm in meno di un’ora, alluvione lampo a Pirri), oltre agli episodi del 2020, del 2021 e del 2024.
Distinti sono invece i nubifragi nati sull’Isola ma alimentati dal mare: novembre 1999 (462 mm a Uta), Capoterra il 22 ottobre 2008 (457,8 mm, cinque vittime) e ottobre 2018 (495 mm), più estremi per quantità di pioggia ma di genesi orografica.
Liguria e alta Toscana
L’evento di riferimento è il Derecho del 18 agosto 2022, nato nella notte sul mare delle Baleari, vicino a Maiorca. Alle 06:30 UTC raggiunse la Corsica con raffiche fino a 62,2 metri al secondo (circa 224 km/h) in una stazione collinare e intorno ai 180 km/h sul resto dell’isola, causando 5 morti e 10 feriti; verso le 08:00 UTC il sistema investì Liguria e Toscana con venti fino a 137 km/h e un violento downburst, provocando 2 morti e 45 feriti. Le raffiche toccarono i 140-150 km/h sul confine ligure-toscano, con danni ingenti in Versilia; la sera si registrò grandine di circa 8 centimetri a Certaldo (FI). Il sistema fu alimentato da acque superficiali eccezionalmente calde tra Mar di Corsica, Mar Ligure e Tirreno, oltre +29°C. In mare i soccorsi francesi effettuarono 110 interventi in 24 ore, con 500 persone assistite, 48 barche spiaggiate e due vittime: un canoista e un pescatore.
Il mare di quest’anno è molto più caldo.
Toscana costiera
L’alluvione di Livorno del 9-10 settembre 2017 interessò i comuni di Livorno, Rosignano Marittimo e Collesalvetti, con l’esondazione del rio Ardenza e del rio Maggiore e otto vittime. Sulle colline a est della città caddero oltre 200 mm, con una punta di 242 mm a Valle Benedetta, presso le sorgenti dei due torrenti; gli scrosci più violenti raggiunsero 38 mm in un quarto d’ora a Valle Benedetta e 42 mm in 15 minuti a Quercianella, verso le 3 del mattino, per un totale di circa 260 mm, quanto nel Livornese cade normalmente in cinque mesi. Le perizie processuali hanno stimato per quell’evento un tempo di ritorno superiore a 2000 anni. Le vittime furono sorprese nel sonno, in piena notte, in un’area fortemente antropizzata.
Campania
Il 9 settembre 2010 un nubifragio colpì Atrani e la Costiera Amalfitana: il torrente Dragone esondò travolgendo una persona che fu l’unica vittima, il cui corpo fu ritrovato quasi un mese dopo al largo di Panarea.
Calabria
Nel settembre 2000 il pluviometro di Ferdinandea (Stilo) registrò in tre giorni oltre 630 mm, Chiaravalle Centrale e Caulonia oltre 560 mm, Palermiti oltre 520 mm. A monte di Soverato il trasporto solido del torrente Beltrame formò uno sbarramento che cedette verso le 4:30 del 10 settembre, generando un’ondata che investì il camping “Le Giare”, situato in alveo. Morirono 13 persone, tra operatori Unitalsi e disabili, su una cinquantina di ospiti.
Versante ionico
Oltre a Soverato (13 vittime, settembre 2000), l’episodio meglio documentato è l’alluvione di Rossano e Corigliano Calabro dell’11-12 agosto 2015: le piogge caddero per 19 ore consecutive raggiungendo complessivamente 408 mm, di cui 160 mm nelle sole quattro ore tra le 3:30 e le 7:30 del 12, alla stazione Arpacal di Corigliano. La zona più colpita fu Lido Sant’Angelo, inondata dal torrente Citrea dopo il crollo improvviso di parte dell’argine in muratura. Circa 500 persone lungo la costa ionica cosentina dovettero lasciare case e strutture turistiche, ma non ci furono vittime. L’innesco temporalesco fu marittimo: correnti da est-sudest, in convergenza con altre da nordest verso il golfo di Corigliano, avevano viaggiato a lungo sopra uno Ionio a 28,5-29°C, con anomalie fino a +3°C.
Sicilia
Manca un evento estivo di riferimento paragonabile ai precedenti: le catastrofi siciliane si concentrano tra ottobre e marzo. La più grave in tempi recenti è la colata detritica del 1° ottobre 2009 a Giampilieri Superiore, Altolia, Briga Superiore e Scaletta Zanclea, con 37 vittime; il 22 novembre 2011 Barcellona Pozzo di Gotto, Merì e Saponara contarono tre morti travolti dal fango. In agosto e settembre prevalgono invece alluvioni lampo localizzate – Messinese, versante etneo ionico, Agrigentino – con accumuli dell’ordine di 100-200 mm in poche ore, allagamenti urbani e trombe marine, ma raramente vittime.
Adriatico
L’evento chiave è l’alluvione delle Marche del 15-16 settembre 2022: un temporale autorigenerante stazionò per ore sulla dorsale tra Monte Catria e Monte Cucco, scaricando 400 mm in 6 ore nel bacino del Burano presso Cantiano (PU), con picchi di 90 mm/h. Il pluviometro di Cantiano totalizzò 419 mm – oltre il 30% della media annua – e Monte Acuto, nel bacino del Cesano, 384 mm. La perturbazione si estese poi al bacino del Misa, in provincia di Ancona. A Senigallia il Misa passò da 21 centimetri alle 22 a oltre 5,30 metri in meno di due ore, esondando in centro storico prima di mezzanotte. I comuni più colpiti furono Sassoferrato, Pergola, Barbara, Ostra, Cagli, Arcevia e Trecastelli; il bilancio fu di 13 vittime, 50 feriti, 150 sfollati e due miliardi di euro di danni. Determinanti furono anche il trasporto solido e i ponti inadeguati, come già nell’alluvione del Misa del 2014 (tre vittime).
Quadri simili possono ripresentarsi ogni volta che un impulso fresco atlantico incontra un bacino surriscaldato: e la probabilità di prevederli con un discreto anticipo, per alcuni, specie quelli derivanti soprattutto da stau di temporali che vengono dal mare, è buono. Difficilissimo è prevedere temporali come quelli citati per Sardegna, Baleari, Toscana (Dereho).
Credit
- Severe thunderstorm climatology in the Balearic Islands (Tethys, 2025)
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Copernicus Marine Service
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- AEMET – Agencia Estatal de Meteorología
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