Troppo Caldo e troppo presto: cosa rischiamo con questa fine Inverno ANOMALA

Il tepore anticipato e i rischi per la natura

Può sembrare un colpo di fortuna poter godere di temperature che superano i 20 gradi nel pieno del mese di febbraio. Innegabilmente, beneficiare di un clima mite permette di ridurre i costi legati al riscaldamento domestico e ci libera dal fastidio di dover sbrinare i cristalli dell’auto ogni mattina, tuttavia, questi piccoli vantaggi quotidiani appaiono insignificanti se paragonati alle criticità che un caldo precoce è in grado di innescare. In questo approfondimento analizzeremo le ripercussioni sotto il profilo meteo e climatico di una mitezza così fuori stagione.

 

Le gravi ripercussioni sugli ecosistemi e la biodiversità

Le temperature eccessivamente alte e il calore che giunge in anticipo comportano danni decisamente seri agli ecosistemi. Con il prolungamento delle stagioni vegetative e la presenza di inverni insolitamente miti, dove il gelo autentico si manifesta solo in modo sporadico, moltissime piante interrompono il loro stato di quiescenza prima del dovuto, andando a modificare la propria fenologia. Agendo in questo modo, viene profondamente alterato il ritmo naturale della vita biologica.

Tale fenomeno può innescare pericolosi sfasamenti tra i vegetali e gli insetti impollinatori, oppure compromettere l’equilibrio tra prede e predatori nei cicli stagionali. In aggiunta, la diminuzione del vigore e l’indebolimento dei sistemi immunitari naturali, derivanti da queste anomalie termiche, accrescono il pericolo di un collasso per intere catene alimentari e la perdita di biodiversità in ambienti già molto fragili, come la tundra e le foreste boreali, che rappresentano le aree geografiche soggette al riscaldamento più rapido. Inoltre, alcune malattie possono fare la loro comparsa con largo anticipo sulla tabella di marcia.

 

L’impatto devastante sui ghiacciai

Non si può trascurare l’effetto di carattere meteo climatico più evidente tra tutti. Il riscaldamento globale agisce come un acceleratore per la fusione massiccia dei ghiacciai, determinando conseguenze sia nel breve che nel lungo termine. A livello planetario, le riserve di ghiaccio perdono volume a velocità mai viste in precedenza, contribuendo in modo diretto all’innalzamento dei mari e alla sparizione di riserve vitali di acqua dolce.

La World Meteorological Organization sottolinea come negli ultimi anni si siano osservati alcuni dei ritiri glaciali più fulminei mai documentati dalla scienza. Anche le catene montuose delle Alpi e degli Appennini mostrano segni evidenti di sofferenza. D’altra parte, se la durata della stagione nevosa si riduce costantemente, i ghiacci rimangono esposti ai processi di erosione e fusione molto prima rispetto a quanto accadeva solo pochi decenni fa.

 

Pericoli per le riserve idriche e le attività agricole

Un eventuale deficit di risorse idriche durante la primavera potrebbe innescare problemi rilevanti per le fasi di semina, in particolare in quelle aree geografiche dove, durante questo inverno, le piogge non sono state particolarmente generose. Un calore troppo intenso e prematuro ha la capacità di far fondere rapidamente il manto nevoso persino alle quote medio alte dei nostri rilievi montuosi, esaurendo in anticipo le riserve che dovrebbero servire nei mesi più secchi. Riscontrare già 25 gradi diffusi nel mese di marzo potrebbe non rappresentare affatto una notizia positiva, nonostante il piacere che molti cittadini provano nel trascorrere giornate all’aria aperta.

 

Credits:

World Meteorological Organization (WMO)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)

NASA Goddard Institute for Space Studies

National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)

European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)

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