Tutto il maltempo delle Canarie: cicloni, alluvioni e neve tra storia e Cambiamento Climatico

Il Teide innevato a Tenerife

Le Isole Canarie – in particolare Tenerife, Gran Canaria, La Palma e La Gomera – godono di un Clima Subtropicale mite per definizione, ma negli ultimi cento anni circa, dal 1925 al 2025, sono state colpite ripetutamente da episodi di maltempo legati a depressioni atlantiche, DANA (gota fría), tempeste marine e, più raramente, residui di cicloni tropicali. Questi eventi causano principalmente alluvioni lampo, venti intensi, frane e, in quota, nevicate. I danni più gravi colpiscono le zone costiere turistiche del sud di Tenerife e Gran Canaria, dove un’urbanizzazione spesso inadeguata amplifica le conseguenze. I cicloni tropicali veri e propri restano rarissimi, ma i loro residui possono provocare venti estremi e piogge torrenziali.

 

Cicloni tropicali e tempeste subtropicali: rari, ma devastanti

Solo due eventi significativi hanno segnato l’ultimo secolo in questa categoria. La Tempesta Tropicale Delta, tra il 27 e il 28 Novembre 2005, è stata uno dei peggiori. Transitò a nord dell’arcipelago come sistema extratropicale con forza quasi-uragano, con raffiche fino a 152 km/h – record locale su La Palma e nel nord di Tenerife. I danni stimati ammontarono a 312 milioni di euro: blackout per oltre 225.000 persone, alberi sradicati, frane, tetti scoperchiati, danni agli aeroporti e al celebre “Dedo de Dios” a Gran Canaria, crollato durante il passaggio della tempesta. Si contarono 7 vittime dirette, tra cui 6 di un’imbarcazione affondata al largo di Tenerife. Colpite duramente anche El Hierro e La Gomera, con scuole chiuse, voli cancellati e strade bloccate.

Il secondo evento di rilievo è la Tempesta Tropicale Hermine, tra il 24 e il 26 Settembre 2022, che ha prodotto piogge record fino a 530 mm in 24-48 ore su La Palma – oltre venti volte la media mensile – con venti superiori ai 100 km/h. Il bilancio fu pesante: allagamenti diffusi, frane, 690 chiusure stradali, oltre 2.300 incidenti segnalati, 716 blackout e 50 evacuazioni a Gran Canaria. I danni superarono i 10 milioni di euro, principalmente a carico delle infrastrutture viarie.

 

Alluvioni e piogge torrenziali: il rischio più frequente

Le DANA – depressioni isolate in quota – rappresentano il pericolo meteorologico più ricorrente sull’arcipelago, causando piogge intense e localizzate, spesso tra i 50 e i 150 mm in poche ore, soprattutto in autunno-inverno. Dal 1958 al 2017 si contano circa 144-154 episodi di tempeste marine solo nelle zone turistiche del sud-ovest di Tenerife e Gran Canaria.

Tra i casi meglio documentati, il 31 Marzo 2002 – passato alla storia come la “Riada de Tenerife” o “31-M” – rimane uno dei più gravi. Una gota fría si abbatté su Santa Cruz de Tenerife con fino a 232 mm in 24 ore, con picchi di 129 mm in una sola ora. Il bilancio contò 8 morti, centinaia di case allagate, oltre 1.000 automobili danneggiate, l’80% della città senza corrente elettrica e oltre 100.000 linee telefoniche interrotte. I danni materiali superarono i 90-100 milioni di euro, facendo di questo episodio una delle alluvioni urbane più gravi della storia recente dell’arcipelago.

Tra gli altri eventi rilevanti si ricordano il 19 Novembre 1983 a sud di Tenerife, con 136 mm e inondazioni a Playa de las Américas e Los Cristianos, e il 9 Dicembre 1984 su Gran Canaria, con 126 mm e allagamenti a Maspalomas e Playa del Inglés. Tra il 2000 e il 2002 si susseguirono poi una serie di episodi su Gran Canaria con accumuli tra i 60 e i 102 mm, per danni assicurati fino a 4,5 milioni di euro su un singolo evento e 302 sinistri, con le zone di San Agustín, Playa del Inglés, Puerto Rico e Amadores tra le più colpite. Il 16-17 Dicembre 2002 e l’11 Dicembre 2013 portarono ulteriori inondazioni nelle aree turistiche, con danni tra 0,5 e 1,1 milioni di euro per episodio, e altri eventi DANA si verificarono nel 2010, 2014 e 2019 con impatti sulle infrastrutture del sud di Gran Canaria. Complessivamente, dal 1998 al 2016 i danni assicurati per piogge intense hanno superato gli 11,5 milioni di euro per 1.032 sinistri, nella sola Gran Canaria. Dati che, però, riflettono in larga parte le conseguenze di un’urbanistica inadeguata più che l’intensità dei fenomeni stessi.

 

Inverni freddi e ondate di neve: rari, ma storici in quota

Le temperature medie invernali sono miti sulle coste – 15-20°C – ma le iruzioni polari portano freddo e neve oltre i 1.700-2.000 metri di quota, sul Teide, sul Roque de los Muchachos e sul Pico de las Nieves. Il Gennaio 1979 è ricordato come uno degli inverni più nevosi del secolo: 15 giorni consecutivi di neve a Izaña, accumuli fino a 2-3 metri in alcune zone del Teide e precipitazioni mensili di 957 litri per metro quadro, gran parte delle quali in forma di neve. Un evento ancora oggi considerato leggendario.

Il 14 Marzo 2011 portò un’irruzione polare con neve a quote insolitamente basse, fino a 800 metri su Tenerife e La Palma e fino a 1.300 metri su Gran Canaria, con grandine e temperature sotto i 5°C in alcune zone. Nevicate significative si registrarono anche nel 1953 e nel 2014, mentre episodi più recenti come la Storm Emilia del 2025 hanno lasciato accumuli notevoli sul Teide. La neve resta comunque confinata alle cime, risultando del tutto eccezionale a quote più basse.

 

Un bilancio di cento anni: cosa ci dice la storia

Il maltempo più ricorrente sull’arcipelago è quello prodotto dalle alluvioni lampo generate da DANA in autunno-inverno, mentre i cicloni tropicali restano eccezionali ma molto distruttivi quando si verificano. Le ondate di freddo colpiscono soprattutto le altitudini. I danni totali si contano spesso nell’ordine di decine o centinaia di milioni di euro per evento maggiore, con perdite umane relativamente contenute rispetto ad altri disastri spagnoli, ma con un impatto forte sul turismo e sulle infrastrutture. A fronte di un clima ancora privilegiato rispetto al continente europeo, l’arcipelago mostra segnali sempre più chiari di un Riscaldamento Globale che ne altera il carattere un tempo quasi immutabile. Per i dati ufficiali aggiornati si rimanda all’AEMET o ai Cabildos delle singole isole.

 

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