
Le conseguenze di quello che sta accadendo negli Stati Uniti d’America le vedremo in Europa tra circa una settimana – dieci giorni. Questo perché le cosiddette onde di Rossby sono vere e proprie onde atmosferiche che si propagano lungo l’oceano Atlantico e, in questo caso, trasferiscono verso est il segnale dinamico del grande freddo.
Il gran gelo e le tempeste di neve che stanno colpendo il Nord America tenderanno quindi a spostarsi, con effetti ovviamente differenti, verso l’Europa, dove potremmo assistere a una crisi del Vortice Polare, con un suo lobo diretto verso il nostro continente. Questo scenario viene prospettato sia dal Centro Meteo Europeo (ECMWF) sia dai modelli americani, con una chiara espansione verso sud.
Il tutto si inserisce in un contesto di NAO negativa, una configurazione che favorisce perturbazioni sul Mediterraneo, tipiche situazioni invernali che possono evolvere anche in fasi fredde, se le condizioni atmosferiche lo consentono, ma non necessariamente sempre in ondate di gelo. Tuttavia, possono risultare associate a nevicate anche abbondanti.
Ed è proprio su questo punto che emerge una domanda cruciale: perché oggi le nevicate risultano spesso più abbondanti rispetto al passato?
La risposta è scientifica. Esiste una legge fisica che stabilisce come, in atmosfera, per ogni grado Celsius in più rispetto al livello precedente, l’aria possa contenere circa il 7% di umidità in più. Questo significa nubi più estese, più compatte e più intense, capaci di produrre precipitazioni decisamente più abbondanti. Non parliamo di un aumento diretto del 7% delle precipitazioni, ma della capacità dell’aria di trattenere vapore acqueo.
Abbiamo infatti osservato come queste condizioni possano degenerare in eventi precipitativi ben più corposi, con fenomeni anche molto intensi. Il Cambiamento Climatico sta mostrando una tendenza chiara su gran parte del pianeta: precipitazioni meno frequenti, ma molto più intense. Ed ecco spiegate nevicate eccezionali e documentate scientificamente, come quelle osservate in Kamchatka, dove la neve ha quasi sepolto palazzi di diversi piani, oppure le imponenti nevicate nella regione di Mosca, che hanno messo in difficoltà una metropoli abituata al gelo, ma non a simili accumuli.
A Mosca, tra l’altro, le temperature stanno precipitando molti gradi sottozero, avvicinandosi ai -20°C, con la possibilità di scendere ulteriormente nei prossimi giorni. Il Vortice Polare si farà sentire in modo deciso, favorendo un raffreddamento diffuso sull’Europa settentrionale e sulla Russia europea, con precipitazioni nevose abbondanti laddove i fenomeni e il freddo lo consentiranno.
In queste ore nevica copiosamente su una vastissima area degli Stati Uniti d’America. Si stima che siano coinvolti circa 180 milioni di abitanti da una vera e propria tempesta di neve. In alcune aree di pianura gli accumuli potrebbero risultare eccezionali, con fino a 1 metro di neve, come nel caso di Boston, dove alcuni servizi meteo stimano 120 centimetri di neve fresca complessiva.
Ricordo che Boston si trova poco a nord di New York, città che condivide la stessa latitudine di Napoli, mentre Boston è collocata più o meno alla latitudine di Firenze. Tuttavia, il clima è profondamente diverso. Nel pomeriggio italiano di domenica, a Boston si registravano -13°C, mentre a New York la temperatura oscillava intorno ai -9°C, con una lieve tendenza all’aumento per l’afflusso di aria marittima. Restano comunque valori molto bassi, accompagnati da nevicate abbondanti.
L’aria estremamente secca determina un rapporto neve-acqua di 1 a 15, il che significa che ogni millimetro di precipitazione equivale a circa 1,5 centimetri di neve. I meteorologi americani sono molto precisi e riescono a stimare gli accumuli anche in base al tasso di umidità previsto. Si tratta quindi di neve polverosa, simile a quella che in Italia può verificarsi durante le irruzioni di aria siberiana, ma non su tutto il territorio, perché servono temperature stabilmente sottozero.
In Europa, come detto, lo scenario è differente, ma potrebbe cambiare verso i primi di febbraio, quando si prevede una nuova espansione del Vortice Polare verso sud. Non sappiamo ancora se l’Italia sarà direttamente coinvolta da masse d’aria molto fredde, ma il rischio esiste e va tenuto in considerazione.
Un fattore non trascurabile riguarda la possibile formazione di profonde aree di bassa pressione sul Mediterraneo, che potrebbero susseguirsi una dopo l’altra. Queste depressioni funzionerebbero da aspiratore, richiamando aria fredda da nord e portando alcune giornate piuttosto fredde, associate anche a precipitazioni localmente abbondanti. Si tratterebbe comunque di fenomeni temporanei, nulla di paragonabile alle dinamiche estreme americane.
Resta poi il tema del forte riscaldamento della stratosfera, di cui si parla da settimane. Finora questo fenomeno non si è manifestato con un’intensità tale da deviare in modo netto le correnti prevalenti, che continuano a scorrere da ovest verso est. Tuttavia, è in vista un nuovo riscaldamento stratosferico, e ci troviamo in una fase stagionale favorevole affinché possa risultare più marcato rispetto alla media e quindi configurarsi come Major Stratwarming.
Un evento di questo tipo potrebbe innescare fenomeni imponenti, simili a quelli osservati alla fine di febbraio 2018. Siamo ormai vicini al mese di febbraio, un mese storicamente associato a meteo estremo, e che andrà osservato con grande attenzione. L’intera circolazione atmosferica europea appare favorevole allo sviluppo di eventi fuori media.
È una situazione atmosferica davvero inusuale, che continueremo a monitorare. Febbraio potrebbe riservare sorprese importanti, al momento non ancora pienamente decifrabili: si può ipotizzare anche un improvviso e violento raffreddamento, ma attenzione, perché dopo il freddo potrebbe seguire repentinamente una fase molto mite.
Dobbiamo inoltre considerare la ripresa delle precipitazioni, soprattutto sulle regioni settentrionali. Alla luce di quanto detto, e considerando che oggi le precipitazioni tendono a essere più intense rispetto al passato, anche il Nord Italia potrebbe andare incontro a criticità, simili a quelle osservate nel mese di novembre.
Insomma, meteo estremo ancora una volta, e stavolta da febbraio in poi.
Crediti e fonti
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
https://www.ecmwf.int - NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
https://www.noaa.gov - American Meteorological Society – riviste scientifiche
https://journals.ametsoc.org
Vortice Polare americano ai primi di Febbraio in Europa e Italia: conseguenze meteo