
C’è un gran fermento nell’aria, e non è solo quello tipico delle festività. Di tutto di più, insomma. Se avete aperto i social o letto qualche bollettino in questi giorni, vi sarete accorti che si sta parlando di una configurazione atmosferica che ha dell’incredibile. O meglio, ha del “raro”, specialmente se proviamo a raffrontarla con la noia meteo – passatemi il termine – che abbiamo vissuto spesso negli ultimi dieci anni. La carne al fuoco è tanta: neve, gelo, Vortice Polare. Sembra la trama di un film catastrofico, ma è “solo” l’inverno che cerca di fare il suo mestiere.
Sì, c’è il famoso lobo del Vortice Polare troposferico che pare avere tutta l’intenzione di scivolare verso sud. Non si accontenta di restare lassù, ma punta dritto al cuore del Mar Mediterraneo, portandosi dietro un bagaglio di temperature piuttosto basse. Ma qui scatta il paradosso, o se vogliamo, l’ingrediente segreto per il caos: lo stesso Mediterraneo bolle. Beh, non letteralmente, ma le temperature delle acque sono ancora elevate, un serbatoio di energia pronto a esplodere quando andrà a contrastare con due masse d’aria estremamente diverse.
Se tutto sarà confermato – e il condizionale è d’obbligo in questa scienza inesatta – ci potranno essere le condizioni meteo ideali per vedere nevicate a quote basse. Molto basse. Ora, non è detto che la dama bianca riesca a toccare il suolo in ogni angolo della pianura dell’Italia centrale o in Val Padana, ma la probabilità di una precipitazione nevosa a quote medio-alte è concreta. Per tutto il resto? Attendiamo. Lo diciamo continuamente, quasi come un mantra scaramantico, e spero che questo messaggio giunga forte e chiaro: prudenza.
Il rebus della Val Padana
Ed in Val Padana? Qui la faccenda si complica e si fa affascinante. Della diffusa possibilità di neve nel “catino padano” se ne parla da tanto, forse troppo. Ma innanzitutto partiamo dal principio, dalle basi fisiche che governano questa nostra terra. La Val Padana è, geograficamente parlando, un’area chiusa. È una trappola per l’aria, che ristagna, si ferma, mette radici. Intrappola l’aria fredda soprattutto quando giunge da est, dalla porta della Bora, ma le dinamiche cambiano quando l’aria arriva da nord.
Solitamente, quando le correnti irrompono da settentrione, scavalcando le Alpi, si genera quella situazione di favonio che i lombardi e i piemontesi conoscono bene. Invece di abbassare le temperature durante l’irruzione, il vento di caduta le fa schizzare verso l’alto. L’aria si comprime, si riscalda, si secca. I cieli diventano di un azzurro quasi finto, cristallino, mentre le nubi rimangono “aggrappate” ai crinali di confine, oltre le vette, dove si generano intense precipitazioni, generalmente nevose. È il classico muro dello stau.
Mentre a sud, in pianura e su gran parte del versante italiano, si sta col naso all’insù a godersi il sole (magari con un po’ di mal di testa per il vento), la temperatura è mite. Ovviamente, tutto questo accade in un contesto invernale. E poi? Poi succede che il vento cessa. Calma piatta. Ed è lì che la magia – o il gelo – si compie. Quando cessa il vento, la temperatura tende a crollare. Le notti serene, grazie all’irraggiamento notturno, favoriscono una riduzione sensibile dei valori termici. Ma, diciamolo, anche in assenza di notti perfettamente stellate, una volta terminato il respiro forte da nord, l’aria fredda che è riuscita a filtrare tende a sedimentarsi. Si genera in pianura un raffreddamento sensibile. L’irruzione d’aria fredda, alla fine, ottiene il suo effetto, anche se in ritardo.
Cosa dicono i “cervelloni” elettronici
L’aggiornamento dei modelli matematici delle ultime ore è piuttosto eclatante. Fa quasi saltare sulla sedia. In particolare, stiamo guardando con attenzione quello americano, il GFS gestito dal NOAA. Cosa vede? Prevede per i primi giorni di Gennaio, subito dopo un primo raffreddamento atteso per Natale, una poderosa irruzione di aria gelida di origine polare.
Attenzione alle parole: non stiamo parlando di gelo siberiano – quello è un altro paio di maniche, è il Burian, secco e tagliente – bensì di un freddo molto intenso che dalla Banchisa Polare si sposterà verso la Scandinavia e la Russia europea, per poi scendere giù, a latitudini mediterranee, Italia compresa. La rotta esatta? Eh, bella domanda. Tutto lo schema dell’evento meteo sarà oggetto di conferme (o smentite dolorose) nei prossimi giorni da parte dei centri di calcolo.
Di certo c’è che questo evento è, in qualche modo, un pezzo di un puzzle più grande, collegato all’ondata di caldo anomalo che invaderà l’America del Nord proprio sotto le feste, così come quella bolla calda che toccherà l’Islanda. È tutto connesso, come in un grande effetto farfalla. Quindi, il Nord Italia, e in particolare la Val Padana, vedrebbe formarsi quel famoso “cuscinetto d’aria fredda”. Perché continuiamo a parlare di neve? Orbene, la regola è semplice: per avere la neve in pianura sono indispensabili due cose. Il freddo, certo, ma soprattutto le precipitazioni. Senza queste, il gelo è sterile.
Il fantasma delle nevicate passate
Guardandoci indietro, in questi ultimi 12 anni abbiamo avuto qualche situazione che sembrava “ideale” sulla carta per avere nevicate nella prima fase, ma poi? Poi tutto è scemato, svanito nel nulla o quasi. Abbiamo avuto due irruzioni d’aria fredda significative che molti ricordano: una nel 2017 e l’altra nel 2018. In entrambi i casi si formò un corposo, solido cuscinetto di aria fredda nei bassi strati. Le temperature c’erano, eccome se c’erano. Ma in entrambi i casi sono mancate loro: le precipitazioni rilevanti. Nel 2017, per dire, non ci sono state se non qualche fiocco coreografico in Romagna. Mancava la “miccia”, mancava quella specifica sinottica atmosferica che prende l’umidità e la trasforma in fiocchi.
Come siamo messi oggi? Gli indici climatici di comportamento – quegli strumenti un po’ complessi che cercano di leggere il futuro a lungo termine – sostengono che il Mediterraneo sarà produttivo. Insomma, dovrebbe piovere (e nevicare). Attualmente siamo sotto intense precipitazioni soprattutto sul settore occidentale del Nord Italia, come in Piemonte e Valle d’Aosta, con caduta di neve a tratti eccezionale sulla fascia alpina. Ma non in pianura. Perché? Perché le temperature non sono ancora abbastanza basse. Manca il freddo al suolo. Il cuscinetto freddo, però, è previsto in formazione nei giorni successivi, probabilmente grazie a un rientro di aria fredda dai Balcani.
Incertezze e speranze per Gennaio
Le previsioni a lungo termine sono un campo minato in questo periodo. Sono molto incerte, volatili. Ci sono situazioni contrastanti, segnali che vanno in direzioni opposte. Tuttavia – ed è un tuttavia importante – c’è una tendenza di fondo ad avere questo accumulo di freddo nei bassi strati. L’aspetto più complicato ora è capire se avremo altri flussi freddi, realmente incisivi, verso e dopo Capodanno, accompagnati dal transito di perturbazioni atlantiche. È l’incastro perfetto che si cerca: il freddo che entra, si piazza, e poi l’Atlantico che ci scorre sopra portando l’umidità. La classica “nevicata da scorrimento” che ha fatto la storia degli inverni padani.
Va detto chiaramente: in assenza di un’alta pressione che stazioni per qualche giorno e permetta al suolo di raffreddarsi per dispersione termica, il freddo in arrivo sarà solo moderato. Certo, ci potranno essere gelate notturne, i prati brinati al mattino, ma per la neve “seria” serve altro. Il punto cruciale sarà l’efficacia delle precipitazioni. Se saranno troppo deboli, avranno bisogno di trovare al suolo valori termici di 0°C o anche meno per non trasformarsi in pioggia mista o pioviggine gelata. Se invece saranno intense, la neve potrà scendere anche con temperature leggermente positive, grazie al rovesciamento del freddo dall’alto.
Il motivo per cui tutto questo non è facilmente prevedibile – e so che è frustrante per chi legge e vorrebbe una data e un’ora precisa – è che i modelli matematici sono fortemente disturbati. Ci sono troppi elementi in gioco, piuttosto complessi. Eppure, gli indici di comportamento restano favorevoli sia al freddo sia a condizioni di frequente maltempo.
E’ un vero caos
Un elemento di disturbo notevole è la volatilità previsionale tipica dei flussi da nord e nord-est. Basta uno spostamento di cento chilometri dell’asse di una saccatura e cambia tutto: dalla neve copiosa al sole con vento secco. Inoltre, c’è sempre lo spettro del Nord Africa, quel richiamo caldo che a volte si intromette rovinando i piani invernali. La fascia mediterranea che va a coinvolgere spesso anche il Nord Italia sarà il campo di battaglia. Lo vedremo nei prossimi giorni.
Insomma, siamo in attesa. Scopriremo se in Val Padana, dopo il ricordo ancora vivo della grande nevicata milanese (e non solo) del 28 Dicembre 2020, ci sarà una replica. Anzi, a dirla tutta, le carte questa volta ce ne promettono più di una. Per ora le stime parlano di fenomeni di modesta entità, ma la variabilità è estrema. Potrebbe essere un nulla di fatto, o potremmo trovarci a spalare. È il bello e il brutto della meteo: la natura fa il suo corso, indifferente ai nostri desideri e ai nostri supercomputer. Non ci resta che alzare il bavero e osservare il cielo.
Fonti
- NOAA Climate Prediction Center – Analisi sulle tendenze climatiche globali e monitoraggio del Vortice Polare.
- ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) – Dati e chart aggiornati sui modelli matematici europei.
- World Meteorological Organization (WMO) – Report ufficiali sullo stato del clima e fenomeni estremi.
- NASA Earth Observatory – Immagini satellitari e studi sulle anomalie termiche oceaniche.
- Met Office UK – Ricerche sulla stratigrafia atmosferica e le influenze del Nord Atlantico sull’Europa.
Vortice Polare verso l’Italia: Gelo e Neve soprattutto in Val Padana