
Temporali dal 20 al 22 agosto: le aree più colpite
Tra giovedì 20 e sabato 22 agosto il maltempo metterà alla prova buona parte del Nord Italia. Ho messo in fila le proiezioni dei principali centri di calcolo mondiali. Undici elaborazioni diverse, con risoluzioni, fisiche e domini differenti. Di solito ci si accontenta di due o tre segnali concordi. Stavolta no: la convergenza è ampia, e questo cambia il peso che possiamo dare alla previsione.
Le aree più esposte secondo i modelli matematici
Il quadro d’insieme individua tre bersagli, non uno solo.
Il primo, e il più marcato di tutti, è la fascia alpina e prealpina della Lombardia: Verbano, Lario, Prealpi Varesine, Orobie bergamasche e bresciane, con propaggini verso la Valtellina e il Trentino Alto Adige di Trento e Bolzano. Qui il modello australiano ACCESS-G e quello tedesco ICON del DWD insistono con particolare convinzione, e l’europeo ECMWF li segue senza sostanziali distinguo.
Il secondo bersaglio si colloca più a sud, e merita attenzione perché sfugge alla narrazione classica del maltempo alpino: è l’appennino ligure di levante, con l’area che dalle spalle di Genova si allunga verso la Lunigiana, la Garfagnana e l’alta Toscana interna, fino a lambire il bacino di Firenze. Il tedesco ICON, che lavora a risoluzione più fine, e il canadese GEM lo evidenziano con forza. Il francese ARPEGE conferma.
Il terzo è il Friuli Venezia Giulia orientale, con le Alpi e Prealpi Giulie e Carniche e il proseguimento oltre confine. Un classico, va detto: quel settore è storicamente fra i più piovosi d’Europa meridionale, e ogni volta che arriva un flusso umido da sud-ovest lì si accende la macchina. ARPEGE ne fa il suo massimo assoluto, ICON-EU e la versione svizzera ad altissima risoluzione ICON-CH2 lo confermano.
Oggi, Giovedì 20 agosto, l’ingresso dal Nord-Ovest
La giornata di apertura è quella dell’innesco. I fenomeni prendono forma dai settori alpini e prealpini occidentali, poi si allargano rapidamente. Torino e il Piemonte settentrionale entrano per primi nella fase temporalesca, la Liguria segue a ruota, e gradualmente i temporali scendono dai rilievi verso la pianura, Milano compresa. Non a caso il Dipartimento della Protezione Civile ha diramato un’allerta di moderata (arancione) criticità per rischio temporali su diversi settori lombardi, oltre a un’allerta ordinaria su altre otto Regioni: il quadro completo e sempre aggiornato è consultabile sul sito della Protezione Civile, unica fonte ufficiale in materia di allertamento.
Ne avevamo già parlato analizzando le aree più a rischio dal 20 agosto, e il segnale, nel frattempo, non è cambiato di una virgola.
Venerdì 21 agosto, la giornata da cerchiare
È qui che i modelli matematici alzano il tiro. La fascia di precipitazioni copre l’intero Settentrione, dal Piemonte al Veneto, dall’Emilia Romagna al Friuli Venezia Giulia, e i due poli di massima intensità si accendono contemporaneamente: appennino ligure-toscano da una parte, Prealpi orientali dall’altra. Il modello svizzero ICON-CH2, che ha dettaglio spaziale molto elevato ma copre un’area limitata, mostra una banda temporalesca orientata da sud-ovest verso nord-est, distesa in diagonale sulla Pianura Padana. Quella geometria non è un dettaglio estetico: significa celle che si rincorrono lungo la stessa traiettoria, e quando succede il rischio di temporali autorigeneranti diventa concreto.
Anche Bologna, Venezia e Trieste rientrano nel raggio d’azione, sia pure con tempistiche diverse.
Sabato 22 agosto, la coda temporalesca scivola verso sud
L’ultima parte dell’episodio vede i fenomeni perdere compattezza sul Nord Italia e spostare il baricentro verso la dorsale appenninica centrale, sfiorando Umbria e Marche interne. Restano attivi nuclei residui sull’arco alpino occidentale e sull’alto Adriatico. Attenzione però a leggerlo come un finale: le proiezioni a più lunga scadenza descrivono una sequenza di impulsi destinata a durare, non una perturbazione isolata.
Dove i modelli non vanno d’accordo
Diciamolo, sarebbe troppo comodo se andassero tutti nella stessa direzione. Lo statunitense GFS del NOAA è il più prudente del gruppo: concentra il segnale sull’arco alpino e ridimensiona parecchio il nucleo appenninico tra Liguria e Toscana. Il britannico UKMO allarga invece verso ovest, coinvolgendo la Liguria di ponente e il confine con la Francia. Il multimodello, che media tutte le corse, smussa gli estremi ma conserva intatti i tre bersagli.
Va ricordato un aspetto che i previsori conoscono bene: le griglie di calcolo tendono a sovrastimare le precipitazioni convettive addossate ai rilievi e, allo stesso tempo, a sottostimare i picchi locali più estremi, semplicemente perché un valore di griglia è una media, non un punto. Tradotto: dove la mappa segnala intensità elevata il rischio è reale, ma dove segnala valori moderati non è affatto detto che non possa accadere di peggio su scala di quartiere.
Il mare è il carburante di tutto
Mar Ligure, Tirreno settentrionale, mare di Corsica e Adriatico settentrionale stanno lavorando come enormi serbatoi di energia. Acque tiepide, con temperature tropicali, significano evaporazione intensa, e l’evaporazione è il combustibile della convezione. Non è un caso che i massimi di pioggia e temporali individuati dai modelli matematici si trovino proprio dove i flussi umidi marittimi vanno a sbattere contro l’orografia: è il meccanismo alla base dei temporali marittimi del Mediterraneo, quelli capaci di trasformarsi in mostri di maltempo nel giro di un’ora.
E la grandine? Il Nord Italia figura tra le aree del pianeta più colpite. Con questi contrasti termici, con correnti in quota vivaci e con la quantità di energia accumulata nei bassi strati, i chicchi di grosse dimensioni sono un’ipotesi da mettere in conto. Così come le raffiche di vento in caduta dai temporali più organizzati, i cosiddetti downburst, e le vere e proprie tempeste elettriche. Chi si è chiesto fin dove arrivano i cumulonembi padani ha già la risposta, ne abbiamo fatto un articolo.
Un terreno che non assorbe
C’è un elemento che raramente entra nelle previsioni ma pesa sugli effetti al suolo. Dopo settimane di caldo e scarse precipitazioni, i suoli sono induriti e poco permeabili. L’acqua che cade in tempi brevissimi non filtra: scorre. Ecco perché, anche in pianura, dove le intensità previste sono inferiori rispetto alla montagna, non si possono escludere allagamenti localizzati. Gli episodi estremi già osservati in Val Padana insegnano che il problema, spesso, non è quanto piove in tre giorni, ma quanto piove in quaranta minuti.
Sul fronte termico, invece, l’aria che entra da ovest porterà un sensibile calo delle temperature al Settentrione, temporaneo ma percepibile. Il Centro resta ai margini, salvo Toscana e appennino. Il Sud e le Isole Maggiori, semplicemente, giocano un altro campionato: sole e caldo in rinforzo, con al massimo qualche piovasco sui rilievi. Qui si potrebbe avere anche picchi di temperatura come a inizio d’agosto.
Resta il punto che nessun modello matematico può risolvere. Sappiamo con buona affidabilità quali aree corrono il rischio maggiore. Non sappiamo, e non lo sapremo fino a poche ore prima, dove esattamente si formerà la cella temporalesca che farà danni.

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