
Appare veramente incredibile la fase temporalesca che andrà a verificarsi sulle regioni settentrionali e sulla Toscana nord-occidentale. Soprattutto quest’ultima, a dirla tutta. Lo vediamo osservando diversi modelli matematici e seguendo l’evoluzione delle mappe: sembra quasi che su alcune aree del Nord Italia vada in scena una vera e propria esplosione di celle temporalesche, peraltro di fortissima intensità, con accumuli di pioggia che restano pur sempre delle stime. Stime eccezionalmente intense, va detto.
D’altronde non c’è da aspettarsi fenomeni molto differenti rispetto a quelli prospettati, vista e considerata la notevole energia disponibile. Tra le altre cose, questa ondata di maltempo si verifica sulle regioni del Nord in coincidenza del richiamo di aria molto calda sulle regioni centrali e meridionali italiane: un ulteriore apporto di energia che si somma a quella già presente. Come se non bastasse, insomma.
Le aree dove i temporali possono “esplodere”
Perciò attenzione soprattutto alla Toscana del nord, alla Liguria, alle regioni del Nord più o meno tutte, ma principalmente alla regione dei laghi tra Piemonte e Lombardia, all’area milanese, bergamasca e bresciana, al Lago di Garda, alla fascia a nord del fiume Po all’altezza del Veneto, dell’Emilia e della Romagna, e poi al Friuli Venezia Giulia. Sono aree a rischio di forti cadute di grandine.
Probabilmente anche il sud dell’Emilia-Romagna potrebbe essere esposto a grandinate anche di grosse dimensioni, per celle temporalesche isolate. E sì, questo è un altro elemento che i modelli matematici non possono indicare con precisione, anche se abbiamo la possibilità di consultare prodotti che stimano il rischio grandine. Però quel rischio possiamo commentarlo esclusivamente in una visione d’insieme, e anche in virtù del fatto che abbiamo una certa conoscenza delle aree che possono esserne coinvolte. Vent’anni di mappe e di verifiche sul campo qualcosa insegnano. Trattandosi di fenomeni potenzialmente violenti, il consiglio resta quello di consultare i bollettini ufficiali della Protezione Civile prima di mettersi in viaggio.
Quello che si legge nell’evoluzione delle mappe
Si parte in sordina. Giovedì 20 agosto, all’alba, il segnale delle precipitazioni è confinato all’arco alpino e appare ancora modesto, quasi un fondo di rumore. Poi la faccenda cambia rapidamente: già nella seconda parte della giornata compaiono i primi nuclei robusti tra le Alpi occidentali, il Piemonte settentrionale e il crinale che separa la Liguria dall’entroterra padano.
Venerdì 21 agosto è il giorno clou. Il segnale diventa diffuso, esteso a tutto il Settentrione, con punte particolarmente marcate tra l’alta Lombardia, il Triveneto, il Golfo ligure e uno sfondamento verso la Toscana settentrionale. Non è la classica pioggerella d’agosto: qui parliamo di nuclei concentrati, capaci di scaricare in poche ore ciò che normalmente cade in molti giorni.
Sabato 22 agosto il baricentro si sposta verso oriente. Il Nord-Ovest comincia ad allentare, mentre il Friuli Venezia Giulia e l’alto Adriatico restano nel mirino, con code di instabilità che scendono lungo la dorsale appenninica verso il Centro. Domenica 23 agosto il quadro si attenua parecchio, salvo residui sui rilievi alpini. E poi? Lunedì 24 agosto un nuovo impulso da ovest riaccende il segnale sul Nord-Ovest e sulle Alpi: la giostra, evidentemente, non ha ancora finito di girare.


Grandine, il convitato di pietra
Con il discorso grandine, lo ripeto numerose volte, perché c’è una considerevole energia a disposizione. E perché questo sbuffo di aria più fredda che giungerà – non sarà aria proprio fredda, ma fresca o relativamente tale in quota – favorirà l’innesco di aree temporalesche chiamate mesocicloni, cioè rotazioni interne alla nube che ne prolungano la vita e ne moltiplicano la violenza.
Non è un dettaglio da poco. La ricerca europea colloca proprio la Pianura Padana tra le zone del continente dove la grandine di grandi dimensioni è più frequente, e i chicchi enormi degli ultimi anni tra Lombardia, Veneto e Friuli non sono stati casi isolati. Quando l’aria in quota si raffredda e sotto c’è un serbatoio di calore e umidità accumulato per settimane, il salto termico verticale diventa esplosivo. Ed è esattamente ciò che accadrà, con un calo termico che in alcune zone sfiorerà i 10°C.
Temporali sul mare, dal Golfo ligure all’alto Adriatico
Da notare che temporali si potranno verificare anche in aree marittime. Molto interessante la previsione di temporali sul Golfo ligure: questi possono anche poi espandersi verso la costa e qui essere molto intensi, con nubifragi e condizioni favorevoli ad allagamenti improvvisi in alcune vallate. Chi vive tra Genova e il levante ligure sa bene cosa significhi.
Stessa situazione anche sull’Adriatico più settentrionale, quindi a ridosso delle coste del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, dove pure si possono verificare grandinate; l’area di Udine e il litorale che le sta davanti rientrano pienamente nel quadro. Sono dinamiche che meritano attenzione, come spiegato nell’approfondimento sui temporali marittimi del Mediterraneo, e che in casi estremi portano a strutture organizzate come il derecho.
I modelli matematici indicano una lievissima influenza di instabilità atmosferica anche sulle coste tirreniche di Lazio e Campania, ma più che altro in queste aree ci potrebbero essere degli addensamenti nuvolosi e qualche precipitazione derivante da quel fenomeno chiamato temporali dalla base molto alta. Fenomeni poco prevedibili pure questi. Che comunque si possono verificare tra Sardegna e regioni meridionali italiane.
Dall’altra parte della Penisola il caldo sale a 42°C
Visto anche il fatto che giungerà aria molto calda e su quelle aree si verificherà un picco di temperatura. Sono previsti picchi anche di 40°C e 42°C in alcune località della Sardegna, ma anche dell’Italia meridionale: soprattutto a rischio punte di 42°C alcune aree della Puglia, della Basilicata, della Calabria e della Sicilia, con 40°C in alcune aree di Lazio e Umbria. Da Bari a Cagliari sarà una fase da affrontare con prudenza.
Sostanzialmente una forte avvezione calda precederà e accompagnerà questa area temporalesca particolarmente vivace, tra le altre cose di una durata di alcuni giorni. Sarà probabilmente il peggioramento derivante da instabilità atmosferica più marcato dell’estate, almeno finora. Il contrasto, del resto, è il motore di tutto: e le prospettive di fine agosto restano improntate a questa altalena.
Fin dove arrivano davvero queste nubi
In questo caso le nubi possono raggiungere altezze veramente fuori scala. Ma quanto fuori scala, in concreto? Nel Nord Italia i cumulonembi ordinari arrivano a 10-14 chilometri di altezza.
Le supercelle più violente spingono l’overshooting top a circa 15-18 chilometri. Quella fascia, 16-18 chilometri, è il massimo realistico per il corpo della nube a queste latitudini. I 21 chilometri che si leggono a volte in rete sono valori tropicali, non padani: numeri che circolano volentieri, ma che con la Pianura Padana non c’entrano nulla.
In estate la tropopausa sulla Pianura Padana sta in genere a 12-13 chilometri, con un intervallo tipico tra 11 e 14. Il cumulonembo cresce fino lì e si schiaccia a incudine, quel cappello piatto e biancastro che si vede da decine di chilometri di distanza, magari da Firenze guardando verso nord. Se l’updraft – la corrente ascendente che alimenta la cella – è fortissimo, anche 40-50 metri al secondo e in casi estremi oltre, per inerzia sfonda la tropopausa di 1-5 chilometri. È l’overshooting top, la cupola che spunta sopra l’incudine. E quando la si vede, dal satellite o da terra, sotto c’è quasi sempre qualcosa di serio.
Credit
- NOAA National Severe Storms Laboratory – Severe Weather 101: Hail Basics
- European Severe Storms Laboratory – New study on global trends of large hail and associated losses
- European Severe Storms Laboratory – More (very) large hail in most of Europe
- Copernicus NHESS – Climatology of large hail in Europe
- Deutscher Wetterdienst – ICON (Icosahedral Nonhydrostatic) Model description
Temporali esplosivi al Nord e grandine: le aree più a rischio dal 20 agosto